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POLAROID: scatti da un FUORISALONE madido di pioggia... e di creatività PDF
Giovedì 26 Aprile 2012 20:52

Fuorisalone 2012POLAROID

Scatti da un FuoriSalone madido di pioggia, e di creatività

a cura di Ilaria Frigerio

 

Dal 17 al 22 aprile, in concomitanza con il Salone del Mobile, calca il palco il FuoriSalone, evento collettivo che si sviluppa fuori dai consueti spazi fieristici, e che trasuda l’entusiasmo proprio della creatività che non ha ancora raggiunto la notorietà.

Tante le zone della città coinvolte e le attività proposte: Brera, Tortona e Lambrate pullulano di parties, installazioni, vernissages, happy hours e dj sets, spesso collocati in aree e palazzi meno noti di Milano, e per questo ancor più carichi di fascino.

Alzo gli occhi al cielo: agenti atmosferici per nulla invitanti, le temperature notevolmente autunnali nonostante la primavera inoltrata non hanno la minima intenzione di lasciarci. Ma non può piovere per sempre, soprattutto sul fermento creativo.

Inizia la mia corsa frenetica in quello che sarà il Serox-FuoriSalone.

 

Fuorisalone, Tortona, The Pothole GardenerZona Tortona: bisogna dirlo, trovare il design nei luoghi meno preposti è splendido - nonostante la massima attenzione da riservare all’attraversamento del Ponte verde, disseminato com’è di minuscole azioni di guerrilla gardening ad opera del Pothole Gardener, che patrocinato da Lancia ha coperto disconnessioni e buchi della zona con deliziosi, quanto impercettibili al tacco, giardinetti in miniatura.

La collettiva al Padiglione Visconti ha come comune denominatore l’allure: France Design racchiude infatti oltre 150 creazioni di designers già famosi ed emergenti, tutti con la r moscia très charmante. Per quanto c’entri poco con la Francia - se non in termini di alleanze strategiche - rimango incantata dal delizioso lampadario di Nicolas François per Confidence & Light con una Regina Elisabetta fresca di ottantesimo giubilo, e dai poetici tronchi di alberi vestiti di lino dalla designer Aurélie Mathigot nell’ambito del programma Be Linen - cofinanziato dall’Unione Europea, dallo Stato francese e dalla Filiera del Lino.

Fuorisalone, Tortona, France Design

Fuorisalone, Tortona, Erotic PinkAbbandono la Francia, decido di distinguermi dalla massa fradicia ed apro l’ombrello, dopodiché vengo incuriosita da grandi vasi colorati dal mood inequivocabilmente burlesque, dai quali fuoriesce erba mista a cuori e a claims ecosostenibili; ironia sexy e libera seduzione sono alla base del progetto di design Erotic Pink, del duo di creative Le Pink - al secolo Alessandra Rosati e Pamela Salvato. Un concept allegro, colorato e sensuale per diffusori audio luminosi, sedute originalissime, cachepot, letti e tessuti d’arredo.

Fuorisalone, Tortona, Design BitchesElaborando il concetto del riciclo tanto caro al FuoriSalone, verrebbe da dire che “il design è come il maiale: non si butta via niente”: ecco dunque spuntare nel bel mezzo di via Tortona la Design Bitchery, carretto di salumeria old-style con tanto di salumieri/designers armati di grembiule e di provocazione quanto basta: sono i Design Bitches, che in cambio di dissacranti foto-ricordo offrono magliette insaccate come salami, il cui cartellino recita: “I nostri designers provengono da allevamenti a terra nei quali possono muoversi liberamente dando sfogo alle loro attitudini individuali. Sin dalla loro nascita vengono alimentati con una dieta arricchita di costosi workshops, false promesse e aspettative, dai migliori allevatori del design. Una volta giunti a piena maturazione, superati i nostri rigidi controlli di qualità, vengono messi in fila e macellati per diventare gustosi insaccati. Il tutto per offrirvi un prodotto genuino e innocente, pronto per ogni uso”.

Fuorisalone, Tortona, FatteloVolto l’angolo e mi imbatto in un amico di vecchia data conosciuto a Londra, Federico Trucchia, designer fiorentino e ideatore del brand Fattelo!, che ha trovato un modo originale di riutilizzare il famigerato cartone della pizza, comunemente non riciclabile se non attraverso il design del brand, che lo riplasma e lo customizza per pensili e lampade da tavolo.

Fuorisalone, Tortona, 24homeContinuando col cartone, 24home poco più in là si presenta con un progetto che non può non farti riflettere: da una location d’eccezione come la strada, i profetici designers del brand - al suon di “c’è crisi, meglio essere pronti” - propongono il loro arredo d’emergenza, un modulo abitativo di cartone utile per il freddo declinabile in guardaroba, letti, divani e complementi d’arredo. Un vero e proprio sostegno per la vita di strada, che si compone di cartoni ripiegabili e trasportabili per chi non ha una fissa dimora e per ricordarci che “fuori, c’è il nostro Salone”.

 

Carica di filosofia green mi dirigo verso il Superstudio Più, sede del Temporary Museum For New Design: un mix di video, luci, proiezioni, suoni, effetti speciali e colori ultravivaci di pubblicitaria memoria, suddivisi in circa 50 gallerie costruite come piccole mostre, ligie al motto imposto dalla curatrice Gisella Borioli e dall’art director Giulio Cappellini Meno fiera e più museo. Il visitatore viene così accompagnato all’interno di un percorso che espone divani e cucine, poltrone e illuminazioni in materiali innovativi: un microcosmo reale, ma pieno di piccole magie e giochi di luce, che ridefiniscono quel mondo virtuale dal quale è ormai eroico rimanere avulsi. La sensazione è quella di essere già nel trentesimo secolo, dove scenari high-tech e la regina domotica la fanno da padroni.

Fuorisalone, Superstudio, Neoreal in the forest Fuorisalone, Superstudio, AlcantaraAttratta da una mastodontica struttura, entro da Canon: Neoreal in the forest - del team creativo giapponese diretto da Ryuji Nakamura, che si è avvalso delle più sofisticate tecnologie Canon di digital imaging - più che un’installazione è una realtà parallela, accompagnata da un percorso sensoriale che ti destabilizza, raccontando la natura con mille fili e un diluvio di luci. Mi siedo e la osservo. Ambienti ricreati tra effetti visivi nati dall’interazione tra migliaia di corde di pianoforte, led e fibre ottiche che evocano la foschia del mattino nella foresta, e fluttuanti tendaggi plissettati illuminati dai più svariati colori, a ricreare un’atmosfera che vibra, come vibra il cuore pulsante della giungla. Abbandono luci e fili colorati per entrare all’interno di un futuro che sa ancora di bosco: Alcantara® mi offre uno spazio morbido e non-convenzionale in cui potere riposare, The future landscape. Curata dal video-artist Yuri Ancarani, l’installazione è un’area vellutata da percorrere e toccare, dove alberi, collinette e fiumi stilizzati avvolgono come solo il soffice può avvolgere, e invitano a sperimentare la liscia duttilità del materiale.

Fuorisalone, Superstudio, FoscariniSi narra che da Foscarini circoli l’origine della creatività, e così mi ritrovo in un vero e proprio labirinto di goccioline d’acqua, di esplosioni, di soffi di vento, di una brezza vivace che fa ondeggiare i fili d’erba. Anche qui, la natura mi racconta una storia, e lo fa attraverso la presentazione delle due nuove lampade made in Foscarini, Innerlight di Simon Pengelly e Behive di Werner Aisslinger. Un’installazione composta da una serie di illuminazioni ispirate al tema botanico, scomposizioni e ricomposizioni d’immagini e suoni, 27 schermi che proiettano una danza lenta come a restituire, attraverso varie suggestioni, il percorso creativo. Colpita e affondata.

Per smaltire cotanto stupore decido di farmi una pedalata su Ciclotte, un’innovativa exercise bike ed elegante icona di luxury fitness che, più che una cyclette, sembra un favoloso complemento d’arredo declinato in acciaio sui toni del rosso, del bianco e del grigio. Un monociclo retrò di fine ‘800, col quale poter integrare i più moderni dispositivi elettronici come un porta-tablet/smartphone. Collego l’iPhone con il sensore di pedalata e, dopo aver rimirato i miei favolosi risultati velocità media/distanza, capisco che è meglio lasciar fare a chi ha il fisico, ragion per cui scendo, ringrazio e saluto. Incredibilmente, tuttavia, la voglia di correre alla velocità della luce mi torna un secondo dopo, perché - si sa - un diamante è per sempre, e quanto più le sue dimensioni sono imponenti, tanto maggiormente il passo si sveltisce bramoso... la forma è appunto quella di un gigantesco reticolo di atomi di carbonio cristallizzati, ma il design è ingannevole, così apprendo che si tratta della collezione Crystal! di Cai-light, brand libanese creatore di una serie di lampade che convergono sulla creazione di volumi prismatici dalle facce cristalline, per catturare ed amplificare gli infiniti riflessi generati dalle fonti di luce al loro interno. Vengo ulteriormente rapita da una parete rosso fuoco e da un lettering, Past, Present, Future, slogan di Kusch+Co, marchio di design tedesco. Oltre la parete, un’installazione teatrale colma di sedute appese a leggerissimi fili, tra le quali spiccano le neonate 1010 Bina (design Frank Person), 3000 Njord (design Scaffidi & Johansen) ed il sistema di panche 8000 (Porsche Design Studio), ed un maxischermo che narra la storia di Kusch+Co attraverso interviste, immagini, testi e suoni.

Fuorisalone, Superstudio, CiclotteFuorisalone, Superstudio, Cai LightFuorisalone, Superstudio, Kusch co

Decido di scendere nel basement per visitare la sezione Discovery, viaggio tra le promesse emergenti del design che presentano Apparecchiare la Città. Uno splendido progetto a cura dello studio Ghigos Ideas, che propone una dimensione urbana costruita con architetture mai così fruibili: grattacieli macinapepe (Déjà Vu, design Spezie & co.), un Duomo che ospita un ménage da condimenti (Opera Aperta, design Casalinghi S.T.O.), un batticarne con capitello (Ionico, design Calder), stampi di biscotti monumentali (City Cookies, design Italo Ottinetti), schiaccianoci come piramidi azteche da cui rotolano gherigli (Il Tempio della Distruzione, design MACO Creazioni) e un tagliere da formaggi con coltelli come montagne da scalare (Figurazioni di Montagna, design Prototipo).

Fuorisalone, Superstudio, Apparecchiare la citta

Fuorisalone, Superstudio, SamsungProseguo, e mi ritrovo all’interno di un ambiente familiare, così come mi è familiare la rassicurante sensazione di essere a casa... solo che qui è tutto grigio. Un mondo confortevole, ma triste. Questa è una missione per Super-Samsung Galaxy Tab, a disposizione di tutti i visitatori, che con la sola forza della realtà aumentata e dell’installazione ideata da Italo Rota Life/Installed riempie di colore lo stesso grigiume di un secondo prima, semplicemente posizionando il tablet di fronte al grigio superficiale. Ed è tutto un tripudio colorato di persone che danno vita e forma ad una casa, di ragazzi che organizzano un party via chat, di un bimbo malato aiutato dalla telemedicina. Il futuro è entrato in casa Samsung, e la casa è stata trasformata in una Rete.

Carica di futuristica meraviglia salgo sopra i tetti del Temporary Museum, dove una tensostruttura sferica e luminescente ospita Jump into the Sun, l’evento promozionale di Carrera per il lancio dei nuovi Carrera 6000. Sonorità electro a cura di Sigmatibet, accompagnate da shootings fotografici e da performance di splendide ballerine armate di iPad e di occhiali da sole con lenti specchiate, aste sagomate e 14 varianti di colore, dal camouflage all’opaco. Poso l’agenda, e che si aprano le danze.

Fuorsalone_Superstudio_Carrera

 

È un nuovo giorno sulla Design Week.

Colazione al Zona Tartina a base di pancakes, sciroppo d’acero e delle deliziose creazioni qui in vendita di Kotaro Nishibori, tanto per cominciare a rifarmi la bocca.

Fuorisalone, Tortona, Zona Tartina


Fuorisalone, StataleSaluto Zona Tortona per dirigermi all’Università Statale di Milano, altra sede distaccata di questo FuoriSalone, che ospita la collettiva Interni Legacy (fino al 28 aprile, ndr), a cura del magazine Interni.

Il loggiato del cortile d’onore è una vera e propria festa per gli occhi, con installazioni architettoniche spettacolari dei colori dell’arcobaleno:

  • c’è Colour Design di Fake Factory per Deborah al primo piano del loggiato,
  • ci sono le spettacolari Surface di Alessandro & Francesco Mendini,
  • c’è Flysch di Jacopo Foggini che si estende imperiosa sul prato, sorvegliata dal futuristico occhio di Speech, di Tchoban & Kuznetsov, dalla Nuvola Domestica di Andrea Salvetti e dagli 80 omini-icona del Campari Soda di Matteo Ragni.

Fuorisalone, Statale, loggiato

Qua e là, le splendide sedute in pelle di struzzo nell’ambito del progetto Designers for Klein Karoo, il monumentale trono in marmo di Carrara di Ora Ïto e la poetica installazione Photosynthesis, di Akihisa Hirata per Panasonic, con pannelli solari sospesi come fossero tante foglie d’albero.

Fuorisalone, Statale, Designers for Klein Karoo, Ora Ito, Akihisa Hirata

Fuorisalone, Statale, Big bags, Patricia Urquiola per MissoniLe creazioni che invadono la Statale sono una summa di quelle che ho ritrovato essere le tre idee-principe di questo FuoriSalone: ecosostenibilità, tecnologia e colore, tanto colore.

Mi ritrovo nella foresta incantata di Missoni che propone sedute, tappeti e infiniti cuscini dagli inconfondibili accenti cromatici, ammassati splendidamente nel portale della biblioteca dall’artista Patricia Urquiola, varcando l’ingresso del quale non posso che restare a bocca aperta.

Così come resto a bocca aperta visitando Verge, group show di sei artisti russi (Irina Korina, Alex Buldakov, Sergej Shekhovtsov, Mikhail Kosolapov e il gruppo Electroboutique) con altrettante opere al confine (Verge, in russo) tra l’arte ed il design, a cura di Elena Selina per Be Open, nella hall dell’Aula Magna della Statale.

Fuorisalone, Statale, Verge

 

Fuorisalone, Lambrate, IkeaVentura-Lambrate: uscire dalla metropolitana milanese, con tutta la sua carica di meneghinità, e trovarmi davanti a stencils che riprendono i lavori cosmopoliti di Banksy e Obey, è a dir poco destabilizzante. È l’idea di Ikea: riprendere lo stile street ed inserirlo in ambienti familiari come possono essere le mura domestiche, per mostrare spazi realmente vissuti ed arredati con i mobili della nuova collezione.

Mi rendo subito conto che qui si respira un’altra atmosfera: è tutto concentrato in pochissime strade, tutto meno caotico. Le locations, solitamente industriali, sono state arricchite da installazioni semplici, ben costruite, che puntano il fuoco sulla creatività dei designers.

Fuorisalone, Lambrate, Jose de la O e Werner NeumannPassando per il delizioso progetto di agricoltura urbana di José de la O, che per veder crescere i propri semini non necessita di giardini né tantomeno di terrazze, ma solo di una finestra, e per gli splendidi arredi di Werner Neumann, che si avvale di forme insolite e di materiali inusuali - come il legno grezzo di betulla - per una collezione dal mood organico ed originalissimo, mi dirigo verso la Plusdesign, bramosa di vedere dal vivo gli osannati sgabelli Nido in fibra di vetro, dello Studio Besau Marguerre di Amburgo.

Fuorisalone, Lambrate, The threads that bind usColori fluo invadono la stanza, ma non solo: novella Arianna con il filo in mano, seguo il percorso della collettiva The threads that bind us (fino al 30 giugno, ndr), e scopro le creazioni di 11 giovani designers accomunate da un filo - o meglio, dal suo intreccio - cucito, ricamato, tessuto, aggrovigliato. Resto colpita dalle opere di Loredana Bonora, ironica e giocosa crochet-designer che ha rivestito i suoi pezzi - un attaccapanni, un cappello e un ombrello - intrecciando nastro segnaletico a bande rosse e bianche. Puro, ingarbugliato talento.

 

Fuorisalone, Brera, HyundaiMi sposto a Brera, ansiosa che si facciano le 22 per godermi il dj-set di Nicola Guiducci al MAD - Mecenate Area Design, in occasione del lancio della piattaforma Hyundai Creative Lab, laboratorio creativo rivolto al mondo del design supportato dallo speranzoso claim New Thinking, New Possibilities.

Fuorisalone, Brera, Mayala di SegusoNel frattempo, per concludere la Serox-maratona, decido di concedermi un bagno di lusso: dai lampadari in vetro di Murano di Seguso - le cui nuove creazioni, Mayala e Mayalita, di grande impatto e dagli equivoci nomi, sfruttano la tecnologia a led per illuminare dischi colorati, e creare ombre che sembrano cristallizzarsi sulla parete - all’aperitivo firmato Veuve Clicquot, dove a tentarmi è la presentazione di Clicq-nic DesignStore, un concept store ideato dalla designer Ilaria Marelli e dedicato all’esperienza del pic-nic di lusso, caratterizzato da tre differenti aree: il Take away corner, uno spazio dove potermi godere il contenuto della Clicq-nic bag, a cura di Sylvia Pichler per Zilla (mignonette di Veuve Yellow, due splendidi flûtes gialli e due raffinate finger-food boxes, curate dagli chef del milanese De Light con ogni ben di Dio francesizzante, tra cui la deliziosa crème de brie Président), una champagnerie eat & drink ed un terzo spazio, la Clicq-nic design boutique, dedicato alla vendita di accessori per pic-nic esclusivi e degli Accéssoires pour le Champagne della Maison.

Fuorisalone, Brera, Veuve Clicquot, Clicqnic

 

Fuorisalone, Ross Lovegrove, credits Annamaria SimoniniLa mia maratona SeroxCult termina qui, con la consapevolezza che anche questo FuoriSalone, che ha mescolato giovani designers a brand famosi, ha lasciato il segno.

Disillusione, certo, ma vissuta con ironia, con costruttività e con la speranza e i mezzi per far sì che qualcosa possa muoversi, per il talento creativo.

Sono sempre stata assetata - non solo di bollicine - ma anche di contenuti, e il sapore che mi lascia il FuoriSalone 2012 è lo stesso di quando, da bambina, ricevevo in regalo lo zucchero filato: sai già che sarà squisito, e ti diverti a fantasticare sulle forme che quella nuvola impalpabile potrà assumere.

 

 
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ogni anno mi prometto di andarci ma troppe le voci che mi dicono che non valga la pena di prendere un volo apposta per quello. eppure questo post mi ha fatto pentire di non essere stata a Milano per il salonone. grazie per questo bel resoconto dettagliato, ottimo lavoro!
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