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LA STRANA EVOLUZIONE DELLA LAVATRICE di Naima Naspi |
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Mercoledì 03 Dicembre 2008 00:00 |
LA STRANA EVOLUZIONE DELLA LAVATRICE Re-Cycle Laundry Center & Alternative Clothes Cleaner di Naima Naspi pubblicato il 03/12/08 Se c’è un elettrodomestico di cui nessuno potrebbe fare a meno, se c’è un invenzione che ha rivoluzionato in meglio la vita della casa, senz’altro quella è la lavatrice. Se ne rendono conto le donne anziane che erano costrette a strofinare a mano anche le ingestibili lenzuola, e se ne rende conto chiunque abbia avuto necessità di attraversare la casa con un paio di jeans gocciolanti lavati nella vasca da bagno, per stenderli alla finestra. Non si può negare, è un alleato insostituibile nella vita quotidiana. Da quando nel ‘700 Jacob Christian Schäffern ha iniziato a pensare di meccanizzare il processo di pulitura dei panni, ne è stata fatta di strada, e la lavatrice è passata da diverse curiose forme, stabilizzandosi poi, a partire dagli anni ’30, sul grosso cubo di metallo cui siamo abituati.
Ma l’evoluzione della lavatrice non è certamente finita…E forse tra non molto la sua trasformazione non sarà solo nei materiali e nel funzionamento ultratecnologico e raffinato: sarà ad un’altra forma che dovremo abituarci. Due esempi per tutti: uno per chi mette al primo posto la sua coscienza ecologica, e un altro per chi non può rinunciare all’eleganza.
 
Il rispetto per l’ambiente, infatti, e soprattutto l’attenzione agli sprechi di acqua, è il punto di forza del Re-Cycle Laundry Center, un esperimento di domotica (ovvero della scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita negli ambienti antropizzati) davvero interessante. Il progetto, che innova il concetto di lavatrice, e si ispira al riciclo nella forma e nella funzione, è stato elaborato da Fernanda Villanueva e Arturo Ariño in collaborazione con Rodrigo Segura and Edwin Garcia, ed ha vinto il premio VLab Award all’interno del concorso Whirlpool Design Award 2008.
Re-Cycle si compone di tre unità esteriormente molto simili, ma ognuna con una specifica funzione: una lava, l’altra asciuga, e la terza ha funzione allo stesso tempo di contenitore d’acqua pulita e filtro per l’acqua utilizzata. Al centro delle tre parti, un sistema digitale di programmazione dei lavaggi. Il sistema, ruotando in senso orario, fa passare l’acqua pulita nel cestello di lavaggio, poi la scarica nel serbatoio, dove viene filtrata e può essere nuovamente utilizzata.

È evidente, quindi, il fattore rivoluzionario: non è necessaria una pompa, e l’acqua viene totalmente riciclata; in più, la lavatrice passa da voluminoso scatolone a elettrodomestico a muro. Il quale, se si accetta il fatto di avere appeso in casa qualcosa che somigli ad un relitto di un incidente areo, può essere anche esteticamente interessante. Se invece le esigenze estetiche vengono prima di tutto, e il turbamento per dover rubare spazio in casa per far posto ad una squallida lavabiancheria è davvero troppo, c’è la soluzione proposta dalla designer indiana Harsha Vardhan. La Alternative Clothes Cleaner progettata dalla studentessa di industrial design all’Indian Institue of Technology di New Delhi, infatti, è una piccola lavatrice che ha l’aspetto di un elegante pouf da salotto.
Pensato in tre raffinate tonalità (nero, rosso bordeaux e senape), l’elettrodomestico può essere usato come seduta sia quando è spenta sia quando è in funzione. Non è nemmeno necessario l’utilizzo di acqua o detergenti per ottenere un bucato pulito, dato che la camera interna pulisce gli indumenti con aria ionizzata, eliminando anche il bisogno dell’essiccatrice. L’unico dubbio resta il costo di questo elegantissimo lavabiancheria, anche e soprattutto come consumi di energia elettrica. Ma, parafrasando un notissimo motto, chi con la casa bella vuole apparire, un poco deve soffrire.
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