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UN SALOTTO STRAVOLTO
Il design inquietante di Hannes Grebin
di Naima Naspi
pubblicato il 29/01/2008 Ci sono dei mobili e delle stoffe che sempre ci ricorderanno la nostra infanzia, la vecchia signora che ci rimpinzava di caramelle Rossana, i centrini fatti all’uncinetto, la penombra di certi soggiorni. Ecco, ora prendete quei mobili, quella poltrona retrò, quel lampadario classico, e metteteli in mano ad un giovane designer tedesco… I risultati saranno sorprendenti, e un tantino destabilizzanti. È quello che ha fatto Hannes Grebin per il suo diploma presso la Bauhaus University di Weimar: mettendo in discussione gli approcci tradizionali alla progettazione, Hannes è partito dal prototipo di classico soggiorno tedesco degli anni ’70, e ne ha creato una serie di mobili e accessori che stravolgono il concetto di gusto e di funzionalità.
Il divano Spießer-Sofa, la poltrona Ohrensessel, la credenza Schrankwand-Sideboard, il tappeto Perser, la lampada a sospensione Deckenleuchte, ci confortano con i loro tessuti e fantasie tradizionali, e ci turbano con forme destrutturate, allucinate e allucinanti. Un sovvertimento del classico rapporto tra forma e spazio che Hannes Grebin spiega descrivendo i suoi pezzi come "sculture viventi, che mettono in discussione il punto di vista tradizionale su comfort e gusto ".
Il suo progetto di laurea consisteva in una completa riprogettazione del "salottino/soggiorno tedesco"; limitando la gamma di mobili ai 6 archetipi di un comune soggiorno tedesco (ma anche italiano), ovvero il divano, la poltrona, il tappeto, il mobile a parete, e la lampada a soffitto.
Ciò che è sembrato essere al centro della riflessione è la comodità intima e casalinga, ovvero la gemutlichkeit o cosiness, che, secondo il giovane designer tedesco è, con il gusto, solo una questione di apprendimento e di abitudine, ed è pertanto un concetto suscettibile di mutamento. Quindi Hannes ha applicato ai vecchi familiari mobili una geometria frattale e asimmetrica, la ha condita con materiali tessuti e applicazioni del tutto familiari, creando un effetto dissonante e inquietante. Nonostante l’aspetto non lo suggerisca, garantisce che i suoi mobili da salotto sono assolutamente comodi e funzionali, solo esulano dalla eterna simmetria del mobilio.

E quindi ci troviamo di fronte al tappeto "Perser", in tutto –materiale e texture- simile al suo “avo”, ma ritagliato in forma inconsueta; alla credenza "Schrankwand-Sideboard", un accordo tra quattro diverse parti, come se un falegname maldestro avesse tentato di assemblare diversi mobili per farne uno; al divano "Spießer-Sofa", lungo 4 metri, il cuore di questo ensemble, un mostro spigoloso vestito di un tenue tessuto a fiori e ornato di frange; e infine alla poltrona "Ohrensessel", che il designer assicura essere molto comoda, a dispetto dell’aspetto appuntito.
Un progetto interessante, avveniristico, e sovversivo, questo è certo; quello che vien da chiedersi, però, è se valesse la pena di sfrattare la vecchina di cui sopra.
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