mercoledì 16 aprile 2014  

ritrattistica

W Magazine - The Art Issue 2013, 5 artiste ed un "Monument Man": George Clooney
MODA
Sabato 14 Dicembre 2013 09:18, Scritto da Fabiola

GEORGE CLOONEY COME UN'OPERA D'ARTE (ANZI, 5)

W Magazine, 5 artiste internazionali, ed un Monument Man come Musa

di Francesca Borzacchi

 

Read moreCome interpretare artisticamente lo sfolgorio di una stella è il motif dell’edizione di dicembre 2013 di W Magazine - The art Issue. Cinque artiste, tutte donne, tutte celeberrime all’interno del microcosmo nel quale operano - Yayoi Kusama, Catherine Opie, Karen Kilimnik, Marilyn Minter e Tracey Emin - hanno saputo catturare l’umana luce che emana una star del calibro di George Clooney, e restituirla sotto forma di ciò che meglio maneggiano: un’opera d’arte.

Non che la materia non si prestasse: classe 1961, attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, vincitore di quattro Golden Globes e due Oscar; socialmente impegnato, attivista politico, ironico ed elegante, costantemente cordiale con i fans, e quotidianamente terrorizzato nella pubblicità tv del Nespresso (come riesce a dire lui Volluto...), Clooney ha saputo guadagnare una posizione d’eccellenza all’interno dello star system mondiale, ora impuntandosi sugli ovini (L’uomo che fissa le capre, 2009), ora fluttuando nello spazio (Gravity, 2013), ora tra le nuvole (Up in the air, 2009), in una inarrestabile climax cinematografica costellata di capolavori - sia che fossero da lui interpretati, diretti o anche solo prodotti, come è accaduto per Argo (2013), miglior film dell’anno secondo la giuria assegnataria degli scorsi Oscar.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Dicembre 2013 22:11
BERENICE ABBOTT - Milano, Galleria Carla Sozzani - fino al 6.01.2014
ARTE
Sabato 07 Dicembre 2013 11:00, Scritto da Fabiola

I TEMPI MODERNI DI BERENICE

BERENICE ABBOTT - Milano, Galleria Carla Sozzani - fino al 6.01.2014

di Valeria Ribaldi

 

Read moreSi dice che quando Man Ray, nel ’23, cercasse qualcuno per aiutarlo nella camera oscura del suo studio di Montparnasse, scelse Berenice Abbott perché totalmente digiuna di fotografia, dunque più incline a seguire i suoi ordini/indicazioni. Ma l’attrazione della Abbott per quella disciplina fu talmente immediata e naturale che lo stesso Man Ray ne percepì subito il talento, e le permise col tempo di usare il suo studio.

La mostra in esposizione alla Galleria Carla Sozzani fino al 6 gennaio è un percorso attraverso lo sguardo della fotografa (Springfield, 1898 - Monson, 1991), che ci accompagna tra le strade di una Big Apple in trasformazione, nel mezzo di un gruppo di artisti e letterati e, infine, alla visione di una serie di studi, a dimostrazione di quanto scienza ed arte possano avvicinarsi l’una all’altra, attraverso il medium fotografico.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Dicembre 2013 11:38
SFILATE D'OMBRE E CANTI ORIGINARI - Intervista a NICOL VIZIOLI
INTERVISTE
Domenica 02 Giugno 2013 18:48, Scritto da Fabiola

SFILATE D’OMBRE E CANTI ORIGINARI

Intervista a Nicol Vizioli

di Sara Cecchetto

 

Read moreCapita d’imbattersi in opere che sembrano richiamarci non da, ma in un sogno - di quei sogni ricorrenti, che più fanno parte della profondità del nostro essere, che ci appartengono e cui apparteniamo.

E, se capita, irresistibile si percepisce l’istinto d’avvicinarsi – un’attrazione ancestrale ci sospinge a scrutarne i misteri.

Quando capita, entrando in contatto con un’autrice d’immagini di questo genere, non si può resistere alla tentazione di porle delle domande, per entrare nei suoi lavori e nei suoi - nei nostri - sogni.

 

Nicol Vizioli, giovane artista romana, londinese d’adozione, gode di quel dono grazie al quale intuizione ed impulso diventano opera d’arte.

I suoi scatti dipingono, tra sfumature e pennellate - frutto della sua originaria passione per la pittura, evolutasi in amore per la fotografia - una realtà onirica ed evocativa, popolata di auratiche visioni di un’umanità colta in tutte le sue sfaccettature.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Giugno 2013 11:15
HELMUT NEWTON 1920-2004 - A cura di June Newton - Parigi, Grand Palais - fino al 30.07.2012
MODA
Mercoledì 30 Maggio 2012 11:55, Scritto da Fabiola

TUTTI I FETICCI DI HELMUT

Helmut Newton 1920-2004 - A cura di June Newton - Parigi, Grand Palais - fino al 30.07.2012

di Stephanie Chaulet

 

Read moreTacchi alti.

Nuvole di fumo da labbra scarlatte.

Zoofilia e public sex.

Veneri senza veli e Veneri in pelliccia, Veneri languide, Veneri dominatrici.

Helmut Newton ha immortalato le donne e i loro corpi, belli e dannati, provocanti o raffinati, ipersessuati o androgini. Laddove Yves Saint-Laurent seppe conferire potere alla donna attraverso la rivoluzione del prêt-à-porter, Newton l’ha fatto tramite la sua stessa rappresentazione: «J’ai toujours été intéressé par le pouvoir - sexuel, financier ou politique [1]».Nuda, splendida, a gambe e a mente spontaneamente, volutamente aperte. Potente di quella forza che solo la bellezza, e la consapevolezza di essa, sanno donare.

Parigi fu il perfetto campo di battaglia per esprimere lo stile sui generis di un artista che - dalla Germania nazista all’Australia, passando da Londra - ha saputo afferrare e rendere lo spirito della liberazione femminile, per celebrare una donna senza tabù e senza catene - se non quelle dei giochi erotici. E Parigi, oggi, dedica la sua prima mostra francese al genio della fotografia dei rich and famous, allestita con maestosità al Grand Palais.

In esposizione quasi trecento scatti: 60 anni di carriera messi in scena sotto la cura di sua moglie June, anch’essa nota fotografa con lo pseudonimo di Alice Springs.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Dicembre 2013 21:27
FRANCESCA WOODMAN - Fragilità e Genio
ARTE
Martedì 07 Febbraio 2012 12:21, Scritto da Fabiola

FRANCESCA WOODMAN, FRAGILITA’ E GENIO  

A 30 anni dalla sua morte, La Fabrica di Madrid e Contrasto Editore le rendono omaggio

di Simona Spinola 

 

Read moreIn occasione del trentesimo anniversario della morte di Francesca Woodman, la galleria La Fabrica di Madrid e la casa editrice Contrasto hanno dedicato, rispettivamente, una retrospettiva ed una brossura ad una delle fotografe più precoci ed inquiete regalateci dal secolo scorso.

Nata in Colorado nel 1958 da una famiglia di artisti, la sua giovane vita trascorse tra la Scuola di Design di Providence e l’alta società toscana, dove approdò grazie ad una borsa di studio, e fu scandita da delusioni amorose, insoddisfazioni professionali, inquietudine e depressione.

Tutti questi aspetti sfociarono in un tragico suicidio, all’eta di soli 23 anni, quando la Woodman si lanciò da una finestra del suo attico di Manhattan, dove si era trasferita nel 1979 in cerca di fortuna come fotografa.

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Dicembre 2013 18:27
ENTROPIA IN BIANCO E NERO - Intervista ad ALESSANDRA D'URSO
INTERVISTE
Sabato 28 Gennaio 2012 22:09, Scritto da Fabiola

ENTROPIA IN BIANCO E NERO

Intervista ad Alessandra d’Urso

di Stephanie Chaulet

 

Read moreNell’universo dell’arte fotografica c’è un pianeta nascente, quello di Alessandra d’Urso, occupato da immagini rigorosamente black & white, inflessibilmente non postprodotte, che catturano, tra luce ed ombra, forti momenti di vita.

Vita pubblica - come quella raccontata durante le performances di rockers, djs e artisti, consumata con e per il proprio pubblico - e vita privata, nella sua doppia accezione: quella intimistica - un ritratto in studio, teso a raccontare con un’immagine la quintessenza del soggetto fotografato; e quella patita, nel senso più etimologico della parola - una foto di reportage, all’interno della quale spesso il protagonista soffre la passione dell'essere stato derubato di ogni suo diritto fondamentale.

Vita pubblica e privata, indagate da un obiettivo sapiente, in ciascuna delle loro sfumature.

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Gennaio 2012 22:49
LIFELINES DI LUCA CRESCENZI - di Fabiola Triolo
ARTE
Venerdì 19 Novembre 2010 19:55, Scritto da Valentina

ICON BETWEEN THE LINES

Neon lights e icone di stile: Lifelines, di Luca Crescenzi

di Fabiola Triolo

 

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C’era una volta Anna Magnani, l’anti-diva italiana maggiormente meritevole del titolo di ‘diva’, che era solita dire al suo truccatore: “Non coprirmi le rughe, che ci ho messo una vita a farmele venire”.

 

Le rughe, le righe, le silhouettes dei capelli e dei cappelli raccontano scelte, comunicano gusti, disegnano essenze; sono tracce tangibili, solchi irripetibili di ciò che si è - o che ci si affanna a voler sembrare.

 

Luca Crescenzi, graphic-designer ed events-coordinator di giorno, club-celebrity di notte, star dello storico Plastic Club di Milano di cui detiene da anni lo scettro della porta, ha unito il concetto di ‘identità’ a quello di ‘tempo’: ne è nato un elegante progetto, Lifelines, fatto di icone di stile e di linee fluo che le rivelano.

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Aprile 2013 18:25