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BOOK
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Giovedì 07 Marzo 2013 14:01, Scritto da Fabiola
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YES SIRS, WE CAN BOOGIE
Luca Locati Luciani, CRISCO DISCO. Con un saggio sul Camp di Gianluca Meis
Redazione SeroxCult
Disco music e camp.
Un binomio interessante, quello proposto da Crisco Disco[1]. Disco music & clubbing gay tra gli anni ’70 e ’80, un saggio scritto a quattro mani da Luca Locati Luciani e Gianluca Meis, uscito il 27 febbraio per la Vololibero Edizioni.
Se infatti Locati Luciani fa una romanzesca cronistoria sulla nascita, lo sviluppo e le connessioni tra disco music e realtà GLBT, Meis evidenzia come il gusto camp sia tra le motivazioni per cui questo genere ha avuto tanto successo presso la comunità gay, anche quando veniva bistrattato e snobbato dal resto delle persone.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Marzo 2013 20:15 |
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MODA
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Venerdì 13 Aprile 2012 00:00, Scritto da Fabiola
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TAKE A BOW-ERY!
Fergus Greer & Johhny Rozsa, About Leigh Bowery - a cura di Carlo Madesani
Milano, Camera16 contemporary art - fino al 30.04.2012
di Fabiola Triolo
“What's disturbing about distortion? The agenda isn't beauty, or ugliness.
I mean, that's all your ideas[1]". Leigh Bowery
Quando i Club Kids irruppero a scandalizzare, al solo colpo di outfit, una benpensante audience americana dalla messa in piega perfettamente impalcata presente al Joan Rivers Show, nel 1990, lei, Joan Rivers, chiamò per primo lui, Leigh Bowery.
Non riusciva a smettere di guardarlo, nonostante ce ne fosse, di materiale per distogliere lo sguardo - dall’oblò strategico sugli shorts di Michael Alig, al perfetto pendant del boa purpureo con i capelli di James St. James, al candido visone appoggiato distrattamente su un bikini di paillettes di un’ancora pressoché umana Amanda Lepore.
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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Aprile 2012 13:36 |
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BOOK
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Giovedì 09 Ottobre 2008 00:00, Scritto da Valentina
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IL CAMP, COMPLETAMENTE INGENUO E TOTALMENTE CONSAPEVOLE
Fabio Cleto, Pop Camp
di Lorenza Rossi
pubblicato il 09/10/08

Oscar Wilde e Madonna, Andy Warhol e Greta Garbo, David Bowie e Judy Garland, e ancora Elton John, Pedro Almodovar, o creature straordinarie come le pin up, i travestiti, le vecchie ballerine. Cosa può accomunare un’umanità così eterogenea?
Il Camp.
“Camp” è sinonimo di travestimento, messa in scena, kitsch, esagerazione… il camp è tutte queste cose messe insieme. Fu Susan Sontag a riflettere per prima sul’argomento, nel 1964: nella consapevolezza di non poter dare una definizione accademica e ultima al fenomeno lo definì una “sensibilità”. L’essenza del camp – insegna la Sontag – è il suo amore per l’innaturale, l’artificio, per l’eccesso. L’autrice scovò esempi di camp negli abiti femminili degli anni Venti – con boa di struzzo, frange e perline - nelle lampade di Tiffany, nell’opera “il Lago dei cigni”.
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Ultimo aggiornamento Sabato 04 Maggio 2013 10:10 |
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