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SAPERE NON SAPERE INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI di Carlo Sala

pubblicato il 30/04/2010 In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.
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 Colophon 2009 - International Magazine Symposuim Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.
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LA DOLCEZZA DEL RICORDO “Mutandine di chiffon” di Carlo Fruttero di Juri Casati

pubblicato il 19/05/2010 È fresco di stampa l’ultimo libro di Carlo Fruttero, intitolato Mutandine di chiffon: una raccolta di articoli e testi vari, scritti nel corso di molti anni, per riviste e libri che avevano bisogno di un’introduzione. Si tratta, in buona sostanza, di un libro di memorie.
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AGL’ESTIMATORI PUZZAN LE MANI. EMMENOMALE “Sbriciolu(na)glio” di Simone Rossi di Fabrizio Gabrielli

pubblicato il 10/05/2010 Io Simone Rossi l'ho incontrato tre volte. La prima non aveva la barba, e con lui c'era Cugino Lubitch con un paltò d'altri tempi. La seconda pure, non aveva la barba, ma nemmeno Lubitch al fianco: se ne stava a Rejkyavik.
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“SULLE TRISTEZZE E I RAGIONAMENTI”, DI UGO CORNIA di Fabrizio Gabrielli
pubblicato il 07/04/2010 Ho sempre creduto che dopo una giornata intera che giri per le strade di Bolzano, che sfiori con gl'occhi certe bolzanine dalle guance rubescenti, che provi a pronunciare i nomi delle strade eviscerando reminescenze germaniche sopite, ecco, se poi entri in libreria e compri un libro sui canederli fai la cosa migliore che ci si possa aspettare da te, turista per un giorno a Bolzano, mentre se invece il libro lo compri sulla cucina fusion, o sul modellismo, o sull'Etiopia, dopo una giornata intera trascorsa a Bolzano, sei un pirla.
Animato da quest'istinto, dopo essermi aggirato per i banchi di Buk a Modena - una sorta di book bric-à-brac, ma meno freak -, m'è venuto quasi spontaneo avvicinarmi al banchetto (si può dire ‘banchetto’ invece di ‘stand’?) di Quodlibet Compagnia Extra, e comprarmi Sulle tristezze e i ragionamenti di Ugo Cornia, che poi, per chi non lo sapesse, è proprio di Modena.
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IL CINEMA IN LIBRERIA “Zia Mame” di Patrick Dennis di Juri Casati
pubblicato il 20/03/2010 Bisognerebbe, forse, interrogarsi sul perché un libro scritto oltre mezzo secolo fa – riproposto in italiano dopo decenni - di un autore morto oltre trenta anni fa, in povertà, sia riuscito a scalare le classifiche di vendita in poche settimane. La trovata letteraria che dà l’avvio a Zia Mame, e che sembra essere stata suggerita all’autore da un editor, è la seguente: il protagonista legge sulla rivista ‘Selezione’ l’articolo su una donna che ha condotto un’esistenza eccezionale. Gli viene spontaneo paragonare questa donna straordinaria alla sua Zia Mame, a cui egli era stato affidato alla morte del padre. Infatti, da quel giorno erano iniziate una serie di avventure tra il nipote e l’eccentrica zia che è impossibile ripercorrere per filo e per segno in questa sede, dalla scelta di una scuola ‘alternativa’, alla caccia alla volpe.
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DIFENDI, CONSERVA, PREGA! “Manifesto della destra divina” di Camillo Longoni di Vincenzo Profeta (Laboratorio Saccardi)
pubblicato il 05/03/2010 Destra. Avete capito bene, gente: destra. Destra divina però, per diretta intercessione di nostro Signore Dio onnipotente, Signore del Cielo e della Terra. Manifesto della destra divina di Camillo Longoni, intellettuale ed editorialista del Giornale e del Foglio, “ci esorta - come dice il retrocopertina - a recuperare quella ‘destra divina’ che Pasolini, nella sua ultima poesia ‘Saluto e augurio’, diceva chiusa dentro di noi, nel sonno”. Un libro politicamente scorrettissimo, questo di Longoni, un anarchico reazionario, un porno-cattolico come lui stesso si definisce. Perché, come il vate Pasolini affermava quando era tutto proibito dalla morale cattolica, era bello trasgredire, per poi provare il sollievo di essere assolti. Adesso che tutto è permesso, la trasgressione è diventata la più bieca abitudine commerciale. Questo libello dallo stile cristiano e minimalista ci propone a suon di Negroni (il cocktail, non fraintendete) una destra anti-ideologica, divina, ovvero non di questa terra - anche perché difficilmente collocabile, all’interno di una qualche maggioranza di governo o in Parlamento.
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 Raccontare la Resistenza oggi. È l’ambizioso presupposto che sta alla base della pubblicazione dal titolo Morale della Favola. Raccontare la Resistenza oggi, che, partendo da un progetto di ricerca artistica sulla memoria della Resistenza partigiana nel territorio viterbese, amplia lo sguardo nel tentativo di restituire in modo attuale il significato storico ed etico di questa stessa. Il libro si sviluppa principalmente su tre nodi portanti: la prima racconta le memorie dei partigiani intervistati, la seconda illustra il progetto fotografico Morale della Favola, di Daniele Vita, e il testo teatrale La Cerimonia di Ferdinando Vaselli, e la terza riporta una serie di testimonianze di artisti, scrittori e musicisti (si passa da Andrea Rivera agli Offlaga Disco Pax, da Anonima Scrittori ai Kai Zen) sul senso, appunto, del Raccontare la Resistenza oggi. Ciò che sta alla base del volume non è una narrazione della Resistenza dal punto di vista storico; il libro prende spunto, invece, da piccole storie di personaggi semplici, solo in alcuni casi partigiani combattenti, tracciando così una geografia amplia ed eterogenea di memorie che parlano della Resistenza vera e propria (quella piemontese raccontata da Biagio Gionfra), dell’odissea attraverso l’Est Europa (il viaggio che dall’Albania porta al ritorno in Italia, attraversando mille peripezie, a Trieste, di Nello Marignoli), fino alla significativa presenza nel viterbese del professor Mariano Buratti.
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FACEBOOK: DOMANI SMETTO di Alessandro Q. Ferrari di Fabrizio Gabrielli
pubblicato il 30/01/2010 In una recente intervista, Ray Bradbury ha sciorinato con la candidezza che lo contraddistingue: "Social network? E' solo piscio nelle orecchie della gente. Ti pisciano nelle orecchie e si aspettano significhi qualcosa". L'ho avvertito, io, quel ferino fetore urìnico il giorno in cui, nel mio status di Facebook, ho scritto "legge un romanzo in cui si parla di facebook, in particolare della mania di scrivere nello status tutto ciò che si sta facendo, ed ecco, gli vien voglia di scriverci, sullo status, quel che sta facendo: leggere un romanzo in cui si parla di facebook, in particolare della mania di scrivere nello status tutto ciò che si sta facendo", e a ben dieci persone è piaciuto quell'elemento. Ora, una delle dieci era la stessa che, con un sorriso di pandòrica circostanza, m'aveva porto un pacchetto pieno di libri accompagnando il gesto con voce di glucosio, augurandomi buonnatale come se ne succhiasse ogni lettera.
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LA FINLANDIA CHE NON TI ASPETTI “L’uomo senza passato” di Aki Kaurismäki di Juri Casati
pubblicato il 26/11/2009 Un operaio finlandese arrivato a Helsinki in cerca di lavoro rimane ferito in una rapina e viene creduto morto dai medici. Sopravvive, ma ha perso la memoria. Lo smemorato deve costruirsi una nuova vita e la comincia vagando nelle zone suburbane della capitale e vivendo a contatto con i poveri. L’uomo senza passato non è proprio una sceneggiatura, ma è un racconto sceneggiato -condito di consigli per i costumisti, gli scenografi, i direttori della fotografia e gli attori- dell’omonimo film, diretto dallo stesso Kaurismäki e vincitore nel 2002 del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes. Tale testo consente di affrontare almeno due interessanti questioni. Innanzitutto: dal momento che l’opera dà una certa immagine della Finlandia, viene spontaneo confrontare la Finlandia dell’autore, Aki Kaurismäki appunto, il regista finlandese contemporaneo più conosciuto al mondo, con la Finlandia di Arto Paasilinna, lo scrittore finlandese contemporaneo più conosciuto al mondo. Da questo confronto possiamo osservare come emerga un paese a due facce.
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UN VIAGGIO PALINGENETICO, A RITROSO, VERSO LE RADICI Roots 66 di Stefano “S3Keno” Piccoli di Fabrizio Gabrielli
pubblicato il 13/11/2009 C’è stata un’epoca gloriosa in cui nelle edicole, al fianco di Aelle –che stava per Alleanza Latina–, il magazine bimestrale che ti raccontava tutto e più di quanto volessi sapere sulla cultura hip hop, s’affacciò BIZ, rivista fondata e diretta da Ice One –dj all’epoca dei Colle der Fomento– e Stefano “S3Keno” Piccoli. Correva l’anno millenovecentonovantasette. Dodici anni dopo, il nome di S3Keno torna a campeggiare sulla copertina di Roots66, edito da Tunué nella collana Prospero’s Books. Ed è una bella serendipità. Ad esser sincero, non amavo tantissimo BIZ. La trovavo –oltre che eccessivamente romanocentrica– un tantinello troppo prona all’aprioristica cassata. E, a perpetuare la sincerità, di Stefano Piccoli m’ero invero dimenticato, del tutto. Se non fosse che lo chief-in-command d’un ufficio grafico che si sta occupando del layout d’un romanzo assai pregno d’hiphoppitudine porta con sé, da Romics, una copia di Roots66. E la regala a me, che con quel romanzo ho qualcosa a che vedere.
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A VOLTE RITORNANO: LO STRUTTURALISTA E’ TORNATO NEL METRO’ “Il Metrò rivisitato” di Marc Augè di Juri Casati
pubblicato il 29/10/2009 Lo strutturalismo è finito, ma non per tutti. È quello che ho pensato leggendo questo libro che Marc Augè ha scritto 20 anni dopo il suo celebre Un etnologo nel metrò (1986). Strutturaliste sono le citazioni e i riferimenti con un richiamo continuo ai testi di Levi-Strauss. Strutturaliste sono le premesse che ci fanno capire come secondo Augè «lo spazio sotterraneo […] offrisse un’immagine ingrandita delle evoluzioni lente o accelerate della società in movimento», e già basterebbe questo per far venire alla mente la celebre espressione di Levi-Strauss sugli antichi cristalli da guardare in controluce per vedere tracce – strutture appunto – di epoche antiche. Strutturalisti sono anche i difetti: l’opera è debole a “livello scientifico” ed è inutile che ci venga detto che non poteva che essere scritta così etc e che un libro non si giudica dalle tabelle. Sappiamo tutti benissimo che la scientificità di un testo non è sinonimo di ricerca su basi quantitative altrimenti non esisterebbe un’archeologia o una filologia linguistica scientifiche. Quello che è sempre sfuggito agli autori strutturalisti è che esistono canoni di scientificità anche nelle discipline umanistiche. Essi sono sostanzialmente: l’esistenza di oggetto di indagine pubblicamente riconoscibile, il carattere pubblico delle fonti e la loro controllabilità. Tutto ciò al fine di consentire la verificabilità o – se siete popperiani - la falsificabilità delle tesi sostenute.
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