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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
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BOOK

AGL’ESTIMATORI PUZZAN LE MANI. EMMENOMALE
“Sbriciolu(na)glio” di Simone Rossi

di Fabrizio Gabrielli

“Sbriciolu(na)glio” di Simone Rossi

pubblicato il 10/05/2010
Io Simone Rossi l'ho incontrato tre volte.
La prima non aveva la barba, e con lui c'era Cugino Lubitch con un paltò d'altri tempi.
La seconda pure, non aveva la barba, ma nemmeno Lubitch al fianco: se ne stava a Rejkyavik.
La terza, infine, barboso e sbriciolu(na)gliato, vale a dire col libello di cui parliamo ora tra le mani.
Ogni volta, prima d'incontrarci, ci siam sentiti per telefono.
Quasi a volerci avvisare. A volerci subodorare con gl'accenti.

Nessuna delle tre volte ho stretto la mano ad alcun editore. Eppure, in ognuna delle occasioni ho sbevicchiato una Weiss con l'editore del raccolto postumo di Simone Rossi.
Perché vedete, io non saprei spiegarlo meglio… facciam che copio la sua nota in chiusura: "Sbriciolu(na)glio è autoprodotto e coprodotto, e non sarebbe stato possibile senza la internèt". Il SimoneRò, infatti, lo spiega meglio più avanti, ha raccolto un "centinaio di persone pronte a sostenere la stampa e la distribuzione di un libro che non hanno ancora letto, ma un po' sì, sparso in rete, però l'hanno voluto leggere lo stesso, e io credo che sbriciolu(na)glio sia contemporaneamente il motivo per cui amo la internèt e la risposta alla domanda ‘dove andranno a finire i libri nell'era della internèt’?".

Risposta d'impatto invero, se consideriamo per giunta che lo sbriciolamento del forlivese cugino di Cugino Lubitch sembra incarnare abbestia tutte le caratteristiche della metatestualità ed ipertestualità cara al dabliu-dabliu-dabliu.

Anzi, per certi versi sembra volersi prender gioco del lettore, invischiarlo in un melenso gioco di cut-ups à la Burroughs con gli stessi intenti che Burroughs in persona confessa in quella celeberrima intervista alla Paris Review: espandere i sensi del fruitore.

E ti sembra quasi di sentirli, allora, sguinzagliati dalle parole, certi pizzicori (mi pizzica che non ci sei, ma non te lo dirò mai), il sibilo delle S e l'affanno di chi fa "fatica a dire pronto, presente, prego, grazie, caffè, greimas, il numero tre", mentre in filodiffusione s'irradia Waltz for Debby del trio di Bill Evans, tum-ci-tum-ci anziché zum-pa-pa - e sì ch'è un valzer; l'aroma pungente dell'intonaco fresco nelle case che trova a Bologna, il Rossi, la prima e la seconda volta, così diverso dal profumo dei divani intrisi di domenicale desinare in certi appartamenti di Forlì - anzi, della periferia di Forlì.

E poi: le lettere.
Lettere che pesano, e per questo faticano ad uscire sotto forma di parole, mentre rubarle è un altro paio di maniche, rubarle è semplice anzichenò, a tutti, a chi capita, a Cortàzar com'a Santoni, com'a De Gregori, com'a Tom Waits - che a rubar parole a Tom Waits sembra si rimedi sempre una sbarba con occhi verdi com'è verde la legna giovane, una femmina fumante con la quale non necessariamente s'ha da essere cortesi.
E se poi Tom Waits s'incazza, metti il caso se n'accorga, del furto, cosa può fare? Denunciarti? Mandarti in galera?

Quasi quasi non gli dispiacerebbe, come soluzione, al Rossi, mi sa.
Quella della galera, intendo.
"Andare in galera è come andare in bicicletta, quando pedali senza mani non c'è mai nessuno che ti guarda".
Nemmeno quando scrivi c'è nessuno che ti guarda, non in quel frangente almeno, ma poi eccoli spuntare, i lettori, spuntano di notte come gl'elefanti coi batacchi al collo in India, spuntano e son tanti, cento, duecento, trecento, ognuno dei quali invia una mail a Simone Rossi chiedendogli una copia del libro ch'hanno già letto, ma che vogliono rileggere.

Nasce così, Sbriciolu(na)glio.
E tu che lo leggi, e te ne invaghisci, ti vien da pensare ch'andrebbe fatto leggere nelle scuole.
Affermazione scontata, nevvè?
Allora carico a coppe: non in tutte le scuole. Solo nei Ragioneria e nei Geometra, avete presente, mica per altro, per fargli capire che si son persi a non essersi liceizzati, ad aver barattato il fascino delle lettere coi numeretti che ti propinano nell'ora di estimo.

Sbriciolu(na)glio nell'ora d'estimo, così, per forgiare estimatori.
Delle lettere.
Delle note.
In particolar modo, quelle sbriciolose e sbriciolanti.
Quelle che t'impiastricciano le mani ed il sapore, un sapore ficcante, sgradevole ma ammaliante, colcà che poi te lo togli.
Un po' come quando sbricioli, indovina un po'… eh, infatti: un aglio.

Simone RossiSBRICIOLU(NA)GLIO
di Simone Rossi

senza casa editrice - per ordinarlo:
silkeyfoot@gmail.com
pagg. 78 - 10 euro (e la spedizione te la paga Simone Rossi)


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