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“SULLE TRISTEZZE E I RAGIONAMENTI”, DI UGO CORNIA di Fabrizio Gabrielli
pubblicato il 07/04/2010 Ho sempre creduto che dopo una giornata intera che giri per le strade di Bolzano, che sfiori con gl'occhi certe bolzanine dalle guance rubescenti, che provi a pronunciare i nomi delle strade eviscerando reminescenze germaniche sopite, ecco, se poi entri in libreria e compri un libro sui canederli fai la cosa migliore che ci si possa aspettare da te, turista per un giorno a Bolzano, mentre se invece il libro lo compri sulla cucina fusion, o sul modellismo, o sull'Etiopia, dopo una giornata intera trascorsa a Bolzano, sei un pirla.
Animato da quest'istinto, dopo essermi aggirato per i banchi di Buk a Modena - una sorta di book bric-à-brac, ma meno freak -, m'è venuto quasi spontaneo avvicinarmi al banchetto (si può dire ‘banchetto’ invece di ‘stand’?) di Quodlibet Compagnia Extra, e comprarmi Sulle tristezze e i ragionamenti di Ugo Cornia, che poi, per chi non lo sapesse, è proprio di Modena.
Van fatte due premesse. La prima è che Quodlibet Compagnia Extra ha un bel catalogo: ci sono i poeti russi tradotti e prefatti da Nori e Gianni Celati, tra gl'altri, ed i libretti son belli - uso un vezzeggiativo perché son di formato ridotto - ma tutti bell'albionici, lucidi, attraenti, tiepidi (per me ‘tiepido’ ha connotazioni tutte positive). La seconda è che "Sulle tristezze e i ragionamenti" te lo accaparreresti alla cieca, non foss'altro per la nota di Ermanno Cavazzoni che si dipana per le due bandelle - anche se poi non ci si dovrebbe mai fidare, delle bandelle, specie se l'ha scritte qualcuno che non è l'autore.
E ad ogni buon modo e grado, se un libro di centoventisei pagine quando hai finito di leggerlo ha venti bigliettini sparpagliati all'interno per ricordarti i passi che più ti son piaciuti, ecco, senza sbilanciarci in complicatissimi calcoli statistici, significa che t'è piaciuto assai.
C'è la rivendicazione del diritto d'esser tristi. Ci sono baci con lo schiocco ed epifanie del quotidiano, vere e proprie rivelazioni che ti giungono cavalcando un moment of being con l'accento della Bassa, lapalissiane eppure tremendamente adamantine proprio per la loro sincera ed ingenua lapalissianità. C'è la contorta e perversa peregrinazione mentale sulle potenziali ripercussioni d'un trapianto di testa. C'è la leggiadria con la quale si dona dignità letteraria all'irrisolta ed annosa questione del come si possono prenotare i parcheggi piazzandoci su un pedone. E poi c'è "E poi mi son stufato", che son dieci pagine (da centonòve a centodiciòtto) che sole varrebbero tutt'il libro.
Anzi no. Anche le rimanenti centosedici ti danno quell'impressione. Que viva Ugo Cornia.
Ugo Cornia “Sulle tristezze e i ragionamenti” Ed. Quodlibet – collana Compagnia Extra 2008 126 pagine – 12.00 euro
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