 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
UN, DUE, TRE… STELLA! Intervista a Max Papeschi di Loredana Barillaro

pubblicato il 06/09/2009 Con le sue manipolazioni, ironiche quanto dissacranti, Max Papeschi mette a nudo una società fatta di miti, di icone talora appartenenti al mondo infantile e che sovente vengono impiegate per occultare l’indole perversa di larga parte della società odierna, intrisa di potere e intenta a camuffare errori e ipocrisie |
More..
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 Colophon 2009 - International Magazine Symposuim Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.
|
More..
|
|
|
|
|
|
|
|
LA FINLANDIA CHE NON TI ASPETTI “L’uomo senza passato” di Aki Kaurismäki di Juri Casati
pubblicato il 26/11/2009 Un operaio finlandese arrivato a Helsinki in cerca di lavoro rimane ferito in una rapina e viene creduto morto dai medici. Sopravvive, ma ha perso la memoria. Lo smemorato deve costruirsi una nuova vita e la comincia vagando nelle zone suburbane della capitale e vivendo a contatto con i poveri. L’uomo senza passato non è proprio una sceneggiatura, ma è un racconto sceneggiato -condito di consigli per i costumisti, gli scenografi, i direttori della fotografia e gli attori- dell’omonimo film, diretto dallo stesso Kaurismäki e vincitore nel 2002 del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes. Tale testo consente di affrontare almeno due interessanti questioni. Innanzitutto: dal momento che l’opera dà una certa immagine della Finlandia, viene spontaneo confrontare la Finlandia dell’autore, Aki Kaurismäki appunto, il regista finlandese contemporaneo più conosciuto al mondo, con la Finlandia di Arto Paasilinna, lo scrittore finlandese contemporaneo più conosciuto al mondo. Da questo confronto possiamo osservare come emerga un paese a due facce. Dai libri di Paasilinna emerge infatti una Finlandia borghese o piccolo borghese, spensierata, a tratti godereccia, operosa, grandiosa con le sue immense distese di neve incontaminata e di foreste vergini. La Finlandia di Aki Kaurismäki invece è proletaria o sottoproletaria, triste, piena di disoccupati, oziosa, priva della natura primordiale sullo sfondo, ma con un sottobosco di binari abbandonati, container arrugginiti e industrie in disarmo dove si respira un’aria chiusa, un po’ disperata. Sono anche due modi di narrare diversi: Paasilinna è giocoso e le sue storie sono una girandola caleidoscopica di storie grottesche e beffarde, il tutto venato da un’ironia sottile, mai greve. Kaurismäki è piatto, monoscopico, amaro. Non c’è ironia, al massimo c’è sarcasmo. Le descrizioni e le tematiche di Aki Kaurismäki ricordano quelle di Steinbeck sulla grande depressione statunitense: i poveri per le strade, i disoccupati, le persone che si spostano all’interno del Paese in cerca di lavoro, le mense per i poveri in strada, l’Esercito della Salvezza. Non ci sono risvolti impliciti o espliciti di protesta politica o comunque di protesta o denuncia sociale – sia chiaro: non siamo di fronte ad un testo pasoliniano -, ma siamo di fronte a una descrizione intimistica di una tenera rassegnazione che al massimo può sfociare in solidarietà tra umili come nella scena finale quando la plebaglia si coalizza contro i teppisti che li perseguitano. Il protagonista alla fine scopre la propria identità e potrebbe tornare alla sua precedente, ma preferisce rimanere lì dov’è a contatto con i poveri, dove ha trovato l’amore e dove, pur tra mille difficoltà, sente che esistono dei valori come la solidarietà. È come se l’autore ci suggerisse che il sottoproletariato finlandese fosse puro, separato, ma anche incontaminato dal resto della società finlandese (forse quella descritta da Paasilinna?) e fosse comunque moralmente superiore. Un altro indirizzo di ricerca consentito da L’uomo senza passato è più tecnico ed è dato dalla possibilità di una migliore comprensione della filmografia di Aki Kaurismäki e in particolare del film omonimo. È interessante vedere come è stato costruito il racconto cinematografico (nell’introduzione scherzosamente l’autore ce ne indica l’archetipo), la sua genesi e la genesi di quello che impropriamente è chiamato specifico filmico. Attraverso il confronto serrato libro-film si capisce che una certa assenza di velocità nel film è dovuta alla peculiare scrittura con pochi dialoghi pensata per mettere all’opera una sospensione dell’asse temporale al fine di creare l’atmosfera di una storia senza tempo. Si capisce che il montaggio ridotto all’osso del film è l’inevitabile conseguenza di una costruzione assai lineare del racconto. Si capisce che la regia asciutta, senza sbavature, senza carrellate (non sarebbe evidentemente piaciuta a Godard secondo cui la carrellata è un atto politico), fa risaltare tuttavia i contenuti che interessano all’autore. Si capisce che l’uso della macchina da presa (molto ferma) è funzionale ad un’opera costruita come una focalizzazione continua di singole scene giustapposte. L’uomo senza passato è una pietra di paragone: non è solo un libro da leggere, ma da confrontare.
Aki Kaurismäki L’uomo senza passato Iperborea 2009 138 pagine - € 12,50
|
|
 |