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L’INDIGNAZIONE IMPRESSIONISTA DI ROTH Philip Roth, “Indignazione” di Giulia Cavaliere
pubblicato il 22/10/2009 Poche cose più invitanti si possono adocchiare, in libreria, negli ultimi mesi, dell'ultimo lavoro di Philip Roth pubblicato in Italia. Invitante, sì: sarà per via della bellissima foto di Bettmann (che scopriremo essere poi adeguatissima all'opera), che ritrae, in copertina, due amanti intenti a scambiarsi un bacio appassionato, o sarà invece, semplicemente, per lo stesso titolo, "Indignazione", così breve e, ora come non mai, capace di strapparci un po' di quel senso di condivisione e comunanza d'arrabbiati intenti che ci servono, per convincerci ad affidarci all'acquisto di un non proprio economicissimo volume. La quarta di copertina, poi, non fa che fomentare il desiderio: "inesperienza, stoltezza, resistenza intellettuale, scoperta sessuale, coraggio ed errore": è fatta, stiamo tutti pensando di avere tra le mani il perfetto erede de Il giovane Holden. Ciò che abbiamo comprato, però, non arriva a convincerci mai totalmente, non appare mai completo, suggerisce questa perpetua sensazione di assenza della componente fondamentale (anche se, agli atti, nulla sembra mancare). La prosa di Roth, specialmente, è eterna, come eterne sono le cose più semplici, quelle meno levigate, eppure forse riflettute così tanto, e con così tanta facilità, da apparire del tutto naturali, istintive. Scivola via, pagina dopo pagina, senza farti rendere conto del procedere, affacciandoti così, a un certo punto, sul nervo debole di questo breve romanzo: la storia raccontata. Abbiamo questa vicenda di post adolescenza, caleidoscopicamente costruita sul mescolarsi continuo della classicità di una storia di giovinezza vissuta nei '50, e di tutti i fatti storici annessi e connessi agli Stati Uniti del tempo, a partire dalla Guerra di Corea; il tutto, colorato e arricchito da quella vena non sottile, sempre presente, di tipico umorismo ebraico. In tutto questo, non si avverte il senso di profonda opera d'impatto alla quale ci era parso di esserci avvicinati; è come se si avesse sempre a che fare - anche nei momenti di più alto pathos e coinvolgimento, tra i quali è principe proprio il finale dell'opera - con un lungo racconto, uno di quelli che stanno in una bellissima raccolta di racconti, ma che in qualche modo non riescono, proprio per struttura e assenza di reale (e forse voluto) approfondimento psicologico dei protagonisti, a stare del tutto da soli, e in qualche modo non sono in grado di restituirti, nella lettura, la passione e il senso di grandezza imminente che hai provato all'atto dell'acquisto. La perizia di Roth è certamente rara, così com'è raro imbattersi oggi in una scrittura che, come la sua, sia capace di suggerire quasi la perfezione stilistica e la possibilità di essere totalmente compresa e fatta propria dal lettore medio; è pressoché impossibile trovarsi di fronte a un'onestà intellettuale come quella che riscontriamo in questo libro, e che viene, con maestria, fatta completamente aderire alla caratterizzazione del personaggio. Rabbia, senso profondo di inadeguatezza, d'assenza totale di consapevolezza, di salto continuo nel buio della propria vita presente e dell'inimmaginabile, infine inesistente, futuro. Passione dell'istante, voglia di abbracciare, stringere, stritolare l'attimo pur nel terrore dell'imminente crash. Tutto questo è Indignazione, così ben tratteggiato ma, in nessun istante, profondamente definito. ‘Impressionismo narrativo’, ecco come si potrebbe definire quest'ultimo romanzo di Roth, capace di farsi gustare alla svelta e, purtroppo, di farsi altrettanto velocemente digerire.
INDIGNAZIONE, di Philip Roth Einaudi, 2009 pag. 136, euro 17.50
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