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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.

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BOOK

CLOUGHIE CHE ODIAVA IL MALEDETTO UNITED
“Il maledetto United”, di David Peace

di Fabrizio Gabrielli

“Il maledetto United”, di David Peace pubblicato il 03/10/2009
Anche se avete amato “Pensare con i piedi” di Soriano, o Febbre a Novanta di Nick Hornby, non è detto che “Il maledetto United” (titolo originale “The Damned United”, traduzione di Pietro Formenton, edito da Il Saggiatore) di David Peace possa piacervi. Non foss’altro perché il romanzo, ambientato nel mondo del calcio, tutto è fuorchè un’elegia della poesia pallonara. Da un certo punto di vista, al contrario, ne celebra il dark side. Il football raccontato da Peace – con il suo stile incalzante sempre in bilico tra lirica ed epica – è violento, spietato, incattivito. Ha un retroterra noir palpabile in ogni riga, imbevuta di drammaticità ed ineluttabilità. Mena fendenti come certe strong ales dello Yorkshire ed ha – per dirla  alla Michael Jackson, e non la popstar ma l’acclamato guru del beerwriting – l’Odore del Peccato: birra scura, sigarette economiche e disinfettante, di quello gettato sul pavimento sugl’eccessi degli avventori. 
La gente dello Yorkshire è tutt’altro che simpatica. “Gente in cerca di guai”, la definisce Sir Ranulph Fiennes. La conosce bene, Peace, la riottosità che aleggia su certe curve dello stadio, lui che è cresciuto ad Osset, nel West Yorkshire, ed è da sempre tifoso dell’Huddersfield. Che, per chi non conoscesse certe dinamiche calcistiche albioniche, ha una fortissima rivalità con il Leeds United.  
Proprio attorno al LUFC ruota il plot del romanzo. Negli anni Settanta, gl’anni in cui «Cassius Clay diventa Muhammad Alì, i Quarryman diventano i Beatles, Lesley Hornby diventa Twiggy e George Best diventa Georgie Best», il Leeds United fa incetta di successi. Guidato da Don Revie, il team giallobianco guida la classifica di ogni campionato. Ma i suoi giocatori sono altezzosi, spocchiosi, scorretti. La società redige dossier sugli arbitri e, non di rado, cerca – con successo – di corromperli.
Brian Clough, ex goleador prolifico e poi vulcanico allenatore del Derby County, odia Don Revie, odia Leeds, “schifosa città dello Yorkshire”, odia Elland Road, lo stadio in cui “15000 schifosi spettatori dello Yorkshire […] ti coprono degli insulti più schifosi che gli passano per quelle teste di cazzo”. Nonostante questo, o forse proprio per questo, Clough accetta, nell’estate del 1974, di assumere l’incarico di tecnico. Arriva marciando su Leeds come, prima di lui, “legioni romane e orde vichinge, fiche normanne e puttane realiste, gli imperatori e i re. Oliver Cromwell, e Brian Clough”. Arriva con in testa il pensiero fisso che non esista “una squadra in tutto il paese, non esiste una squadra in Europa, che non voglia battere Don Revie e il Leed United […]”. Giunge ad Elland Road con l’incrollabile desiderio di cancellare i fantasmi del passato, del suo passato, pieno di paura e sentimento di rivalsa, di vendetta, ché “è così che dovrai vivere. Al posto di una vita, la vendetta”.
Saranno quarantaquattro giorni, tanto durerà la permanenza di Cloughie sulla panchina del LUFC, costellati da “paura e dubbio. Alcol e sigarette. Niente sonno”. Quarantaquattro giorni in cui cercherà di imporre la sua visione etica “purista” cancellando al contempo, con un colpo di spugna, tutto un passato macchiato dalla vergogna dell’imbroglio. Quarantaquattro giorni ed una missione: inculcare nei calciatori i propri principî cardine, “talento e lavoro duro […] abiltà e applicazione, disciplina e determinazione”.
Ci proverà, Cloughie, ogni maledetto giorno del match, quel sabato che arriva sempre “insieme al puzzo del sabato. Il sudore e il fango, la pomata e la brillantina. Il vapore e il sapone, la fogna e lo shampoo. La birra e il vino, il liquore e i sigari”, un sabato che ritorna “benvenuto o no, voluto o no, un altro giorno del giudizio”, a lottare contro i soprusi e le combines. Lui che vorrebbe solo giocare, giocare bene, giocare pulito, e vincere.
“Il Maledetto United” è un inno al calcio corretto, d’antan se vogliamo, ed un panegirico ad una delle personalità tra le più controverse del panorama calcistico inglese, che ha sempre avuto il suo bel da dire, in campo e fuori. “Quando arriverà il mio momento, Dio dovrà abbandonare la sua poltrona preferita”, avrebbe dichiarato dopo aver portato nella minuscola – calcisticamente parlando – Nottingham due Coppe dei Campioni consecutive.
Questo era Brian Clough, l’enfant terrible del football britannico, che sapeva camminare sulle acque del Trent e odiava, odiava profondamente, odiava brutalmente il Maledetto United.

“Il maledetto United”, di David Peace
Il Saggiatore
2009, 408 p.


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