SU TWITTER MI SENTO SOLO
di Eugenio Lostumbo
Bombardato dai recenti, continui elogi alle meraviglie rivoluzionarie dei cinguettii, ho ceduto alla tentazione di creare un account Twitter a mio nome, come già era successo con Facebook - con la differenza che su Facebook avevo già cento amici prima ancora di iniziare a postare i video.
Ecco, su Twitter non ci sono mai i tuoi amici, per cui si capisce immediatamente che tutto sarà più difficile e tu sarai solo, e la sensazione è di trovarsi come costretti a paracadutarsi sulla merda.
Subito, aggiungo qualche amico tramite la mia casella di posta, poi qualche celebrità interessante, ed infine Fabrizio Frizzi.
Non so che fare, e i primi tweets sono tutti lamentele e richieste di aiuto, con la speranza che le cose si muovano da sole o che qualcuno mi dica come funzionino.
Con una intuizione comica geniale nomino Carlo Pistarino, ma mi ignorano tutti e decido di spegnere.
Il secondo giorno, agguerrito, scrivo “Sono Saro Fiorello”, ma nessuno mi dà confidenza e resto con quel sapore amarognolo in bocca di quando fai una battuta ma ridi solo tu, tra gli sguardi rassegnati e indifferenti degli altri.
Scrivo anche a Rihanna, ma senza grosse aspettative.
Nel frattempo, chiacchierando con un mio collega, twitto che vorrei seguire Maria De Filippi e che male che vada c'è Rita Dalla Chiesa.
Dopodiché decido di muovermi, e dico a Rita Dalla Chiesa di seguirmi. Lei mi segue e mi risponde in privato “Anche se so che preferiresti Maria De Filippi...”.
Sarà la mia prima e unica vittoria, ma ancora penso che sia facile, assaporo il momento e chiamo i miei per raccontargli questa cosa.
Il giorno dopo, galvanizzato, scrivo anche a Gianni Alemanno dicendogli che dovrebbe rispondere a una mail di protesta di mia madre, invece di farsi le foto come una sedicenne. È una chiara, disperata richiesta di attenzioni, ma Gianni, da vecchia volpe quale è, capisce e mi lascia solo a controllare la mail nella speranza di una qualche notifica.
Il quarto giorno, ancora troppo scosso, lo passo in uno stato semi-catatonico: non controllo né la posta né la mia home, scrivo cose, guardo la televisione.
Il quinto decido di riprovarci, mi prendo una mattinata per me e cerco di inserirmi in qualche discorso: commento la notizia di una giornalista del Corriere, secondo la quale la Universal ristamperebbe Never Mind The Bollocks, e rispondo a XL che parla degli Afterhours. Uso anche il cancelletto, e dico che gli #Afterhours fanno cacare e si vestono male.
Nessuno si offende.
Poi, noto che la mattinata è in parte dedicata a insultare Sara Tommasi e, prendendo il coraggio a due mani, scrivo “Non credo che parlare di #saratommasi con il cancelletto faccia automaticamente di voi dei grossi intellettuali o delle donne migliori”.
Mi sento soddisfatto, dopo averlo scritto. Credo che qualcuno possa trovare interessante il mio punto di vista, retwittare o addirittura seguirmi, tra un gioco di parole sui bocchini e l'altro.
Invece no, nessuno sembra neanche accorgersi di me e la discussione continua a vertere sulle ginocchia della Tommasi e sulla dignità delle donne.
Sono così frustrato che vorrei scrivere a Saviano, ma mi trattengo. A metà del quinto giorno mi sento sconfitto e con il presentimento che qua sopra non sarò mai nessuno.
 
Faccio logout e mangio qualcosa, mentre penso che dovranno pur esserci altri modi per conquistare il mondo.
Ma attorno a me, tutto assume i colori grigi della resa.
Follow Eugenio on Twitter - perchè non debba mai più sentirsi Carlo Pistarino
Illustrations’ courtesy: www.someecards.com
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