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IL BUIO, IL FUOCO, IL DESIDERIO. ODE IN MORTE DELLA MUSICA
Gino Castaldo analizza la musica contemporanea
di Christian Omodeo
pubblicato il 12/02/2009 Non capita spesso in Italia di avere tra le mani un libro che, senza rivolgersi esclusivamente ad un pubblico specializzato, parli di musica come quello che Gino Castaldo, tra i più noti ed in genere apprezzati giornalisti e critici musicali italiani, ha da poco pubblicato per Einaudi: Il buio, il fuoco, il desiderio. Ode in morte della musica. In altri paesi, sembra esserci una sensibilità diversa e alcuni titoli riscuotono perfino un discreto successo editoriale: pensiamo a Bruits di Jacques Attali (tradotto in italiano nel 1978 ed oggi praticamente introvabile) o al più recente Music 2.0 di Gerd Leonhard. Castaldo compie da un’analisi delle difficoltà che la musica contemporanea, tanto pop quanto colta, sembra affrontare: « In qualche momento, in qualche luogo, la musica ha smesso di essere quella che è stata per un periodo enormemente lungo. Se non è davvero morta, visto che le sue sembianze sono più che mai vive, è di sicuro morto un modo di intendere la musica ». La prima parte del libro è dedicata ad una lunga ed interessante premessa.
L’autore incrocia punti di vista diversi, tocca tematiche che hanno a che fare con la sociologia, la musicologia, l’antropologia, la neurologia e riesce in questo a rendere veramente preziosa la sua analisi. Castaldo si sofferma sulle ripercussioni che genera sull’uomo la necessità odierna di filtrare il flusso sonoro che le nostre società ci impongono, sulla riduzione dello spazio sonoro del silenzio nelle nostre vite, sugli studi neurologici di Oliver Sacks (Musicofilia, Adelphi, 2008). È invece più deludente la seconda parte del libro: il buio, il fuoco, il desiderio. Le tematiche affrontate dal giornalista travalicano infatti i limiti della sola musica e vanno a toccare problemi più generali della creazione contemporanea, che avrebbero richiesto un approccio critico meno approssimativo. Se non si può che sottoscrivere la sua osservazione secondo la quale bisogna uscire “dal pregiudizio occidentale che vuole la conoscenza unicamente legata a processi razionali”, è altrettanto vero che avremmo apprezzato una sua analisi delle possibili conseguenze della sparizione del supporto musicale a favore di quello digitale. Come si fa inoltre a tacere sulla rinnovata importanza degli eventi dal vivo per i musicisti in un sistema culturale ed economico che tenderà sempre più a ridurre gli introiti legati alla vendita di dischi? Fa però bene Gino Castaldo a ricordare che buio, fuoco e desiderio sono da sempre elementi fondanti “senza cui la musica non ha ragione di esistere”. Il suo libro ha il grande pregio di compiere un’analisi dettagliata della situazione di fatto. È un lavoro che mette a nudo lo stato attuale della creazione musicale e demistifica il “sub-universo, completo, autosufficiente” della musica pop e che per questo merita sicuramente di essere letto non solo dagli specialisti, ma da chiunque ami ed apprezzi la musica.
Il buio, il fuoco, il desiderio. Ode in morte della musica
Gino Castaldo
Einaudi, Torino, 2008, 155 p.
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