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E(M)POWER YOUR SENSES Digital Life – Roma, La Pelanda fino al 2 Maggio 2010 di Luigi Ciccaglione

pibblicato il 08/04/2010 È stata inaugurata il 3 marzo la mostra Digital Life, ideata dalla Fondazione RomaEuropa e sostenuta da vari partners (tra cui il dirimpettaio Macro di Roma). Nei meravigliosi spazi de La Pelanda, centro di produzione culturale del verace quartiere romano di Testaccio, è stato allestito un percorso fatto di nove installazioni - alcune per la prima volta visibili in Italia, altre addirittura in prima mondiale. Un mix tra arti digitali, innovazione ed interazione in un iter stimolante, eterogeneo ed in alcuni casi molto coinvolgente; un viaggio che sicuramente ci pone di fronte ad “un presente digitale che già ci influenza e cambia la quotidianità della nostra vita”.
C’è buon materiale, tanto per gli occhi quanto per le orecchie, sparso nella Pelanda, a cominciare da una video-installazione che utilizza l’immagine stereoscopica dello schermo a 360° in 3D - con tanto di occhialini - per le 3 opere riunite assieme di Jeffrey Shaw, Ulf Langheinrich e Jean Michel Bruyère. Un collage di circa 500 film che, grazie al tridimensionale, prendono forma assemblandosi tra loro, per poi svanire abbattendosi contro lo spettatore come meteoriti impazziti. Un buon antipasto, prima di procedere oltre.
Ci si imbatte così in X-Scape 08 di Martux_M, un superlativo lavoro di sound-design (purtroppo non sostenuto dal video, che rimanda più banalmente ad un player di un laptop qualsiasi, generando onde poco accattivanti); e nell’affascinante Ingegneria inversa di Erwin Redl, in cui l’autore traduce l’estetica astratta della realtà virtuale in un ambiente architettonico formato da installazioni di luce in cui perdersi e con cui interagire. Uno spazio costellato da milioni di piccoli flash verde acido che, al passaggio del pubblico, si muovono e giocano con la percezione visiva, così come col passare del tempo.
Quattro però sono le opere maggiormente degne di nota. La prima è quella dello svedese Christian Partos: M.O.M. (Multi oriented mirror). Un’installazione che prende forma solo grazie alle inclinazioni degli specchi e ai riflessi di luce, dando vita, col solo movimento degli astanti, ad una evocativa figura femminile (il volto della madre dell’artista). Un lavoro semplice ma di sicuro impatto visivo, dal retrogusto dolcemente street-art. Ancor più godibile è una delle tre opere di Julien Marie, unico ad unire la tecnica e l’immagine ad un tema di impegno sociale: Exploding Camera nasce infatti per raccontare l’attentato, ad opera di Al Qaeda, contro il comandante Massoud, acerrimo nemico dei talebani. Un attentato avvenuto proprio facendo esplodere una macchina fotografica, scoppiata attraverso un complicato congegno che riproduce su un monitor alcune immagini di guerra associandole a vari suoni, reali e non. Un’ottima sintesi di come l’arte digitale possa comunque prepotentemente comunicare ed indagare sul senso delle percezioni.
Di altrettanto impatto - seppur forse un po’ ruffiano - il lavoro proposto dal duo del musicista Ryuichi Sakamoto e di Shiro Takatani: un ambiente unico in cui sono appesi nove parallelepipedi/acquari che assumono una funzione differente a seconda della posizione dello spettatore. Entrando nella sala, d’acchito si resta estraniati. Diverse persone sono comodamente sdraiate al di sotto di questi acquari, cullati dalla musica di Sakamoto. Solo rilassandosi, in posizione orizzontale, si assiste ad una proiezione dall’alto, che muta a seconda degli elementi utilizzati nella costruzione dell’opera. L’acqua crea riflessi sovrapposti a nebbie artificiali, su cui scorrono rappresentazioni che celebrano l’incedere della vita dal principio, dalle cellule, fino all’agglomerato-uomo e a ciò che, infine, inesorabilmente resta di esso: nient’altro che un insieme di numeri, restituiti in un ottimo esempio di contaminazione tra il suono e l’immagine. Infine l’ultima, superlativa opera è Ondulation_2000 di Thomas McIntosh, Emmanuel Madan e Mikko Hynninen. Sul fondo della sala si erge un enorme parallelepipedo shocking-white, sul cui fondale appare un pannello neutro, anch’esso bianco. La parte superiore del monolite è coperta da un leggero strato di acqua. Anche in questo caso la simbiosi tra l‘elemento sonoro e quello visivo genera onde, ma non solo. Dalla parte inferiore della scultura nascono segnali sonori che muovono l’acqua in superficie, creando zampilli eterogenei a seconda della frequenza dei BPM. Il pannello riflette il movimento dell’acqua, che visivamente produce onde concentriche. La luce ci aiuta a prendere coscienza del mutamento delle nostre prospettive e dei nostri differenti punti di vista, coadiuvata da una concretezza del suono atta a creare, con l’acqua, l’immagine stessa.
Poter godere degli stimoli offerti da Digital Life sarà possibile fino al 2 maggio 2010: un’ottima occasione per rinvigorire i sensi, nella spietata epoca del real-time.
Digital life – Empower your senses Dal 3 Marzo al 2 Maggio 2010
La Pelanda Centro di produzione culturale (ex Mattatoio di Testaccio) Piazza Orazio Giustiniani, 4, Roma Info: 060608 Ingresso 6 euro _ ridotto 4 euro. Mart/Ven h.16/24 Sab/Dom h. 12/24
http://romaeuropa.net/digitalife/
All pics: Luigi Ciccaglione
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