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Luigi Ghirri, PENSARE PER IMMAGINI - Roma, MAXXI Architettura - fino al 27.10.2013 PDF
Martedì 28 Maggio 2013 10:31

MOMENTO DI ATTIVAZIONE DEI CIRCUITI DELL’ATTENZIONE[1]

Luigi Ghirri, Pensare per Immagini - Roma, MAXXI Architettura - fino al 27.10.2013

di Giorgia Noto

 

Luigi Ghirri, Venezia, 1987Pensare per immagini è la mostra - a cura di Francesca Fabiani, Laura Gasparini e Giuliano Sergio - organizzata dal MAXXI Architettura, diretto da Margherita Guccione, in corso fino al 27 ottobre.

 

Restituisce, attraverso una narrazione tematica scandita mediante tre profili - Icone, Paesaggi e Architetture - la complessità e l’eclettismo di Luigi Ghirri, uno dei protagonisti del prossimo Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, avviando un percorso denso e rispettoso delle volontà e dell’essenza di Ghirri, che era solito organizzare le sue fotografie per serie, così da potere conferire alle stesse nuovi e diversi significati al momento di un successivo riutilizzo.

 

Luigi Ghirri, Bologna, 1987

 

Tre cornici di senso del macromondo ghirriano impresso nelle 300 proposte - tra vintage prints originali provenienti dalla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, dagli Eredi di Ghirri e da altre importanti istituzioni italiane (come il CSAC di Parma e l’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma), nonché alcuni inediti stampati per questa retrospettiva romana, che arriverà nel 2014 al Festival di Fotografia Europea nei Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia - introdotte da un solo pannello iniziale che spiega la genesi della mostra, ed accompagnate dalle parole stesse di Ghirri, tratte dai suoi testi più importanti.

 

Luigi Ghirri, Casa Benati e Villa Jole

 

Fotografo, editore, curatore di mostre, scrittore e teorico, ma soprattutto instancabile osservatore.

Si dice che certe personalità continuino a vivere, nonostante non siano fisicamente più presenti tra di noi: è questo il caso di un artista che è stato, e conseguentemente è ancora, un registratore di attimi, un pensatore seriale.

 

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna e Lido di Spina

 

Il MAXXI passa in rassegna questi diversificati aspetti connaturati intimamente nel lavoro di Ghirri grazie, anche, ad un allestimento efficace che accompagna il viaggio del visitatore, processo operativo tanto caro all’autore/non-autore stesso, verso i molteplici accostamenti con cui scoprirlo e capirlo.

 

Luigi Ghirri, Modena, 1973Teche e scrivanie multimediali in cui è possibile incontrare le riflessioni aperte sul mondo e sullo sguardo selettivo del fotografo, in costante ricerca della fotografia: volumi della sua casa editrice Punto e Virgola, con la quale Ghirri non solo ha pubblicato suoi testi, ma anche quelli di altri grandi teorici, che hanno incrementato la cultura fotografica in Italia; libri d’artista, menabò delle sue monografie e copertine di cd di musicisti italiani per i quali ha lavorato, ed ai quali è rimasto poi legato da una profonda amicizia, come i CCCP e Lucio Dalla.

 

Il concentrato e corposo percorso che si compie all’interno della galleria al secondo piano del MAXXI - strategicamente ridisegnata nell’altezza da una copertura a vele, che corre lungo tutto il suo perimetro, abbassando di fatto il soffitto per non far disperdere lo sguardo nel vuoto di un edificio vorticoso - ha un andamento orizzontale lento e costante, che induce alla riflessione, alla contemplazione dei suoi lavori e dei suoi testi.

Grazie a supporti digitali, posti in entrambi i lati dello spazio come fossero punti didascalico-didattici - del resto, tra le molte attività portate avanti nella sua vita, Ghirri è stato anche un professore - è possibile soffermarsi e sfogliare i preziosi materiali relativi al suo nomadismo culturale.

 

La lettura dei suoi scritti e le sue serie fotografiche rimangono, ancora oggi, un nodo fondamentale per chi si occupa di fotografia, o ne è semplicemente appassionato.

 

Un’immagine di un’immagine, che immagine è?

Luigi Ghirri […] si sistema al crocevia di questa domanda per regalarci contemporaneamente un’analisi spietata e lo struggente sapore di memorie perdute, rintracciabili nelle calligrafie, nei nomi, nella fotoricordo velata da un piccolo paesaggio.

È colta in pieno la problematicità del sovrapporsi dei livelli di lettura all’altezza storica del dominio massmediale: una sorta di iperlettura[2].

 

Luigi Ghirri, Parigi, 1972Le serie che scorrono lungo le pareti e i pannelli centrali esplodono alla vista e, come un grandangolo che mette a fuoco, a colpo d’occhio saltano fuori gli infiniti linguaggi, le occasioni di senso, il processo critico del reale - una realtà mantenuta tale da una voluta e cercata fotografia a colori, che non poteva essere altro per Ghirri.

 

La realtà, quindi, colta in un frammento, e la fotografia come medium per vederla; per questo Ghirri non amava le fotografie artefatte, non manipolava, non alterava.

 

Quello che era, rimaneva questa la sua etica, anche se spesso i suoi scatti venivano tacciati per fotomontaggi.

 

Luigi Ghirri, Capri, 1981Da qui si spiega anche il suo amore per la fotoricordo o per le cartoline - attimi rubati e restituiti - o per gli atlanti, che consentono alla mente di esplorare qualsivoglia luogo, simboli del viaggio, sia esso fisico o mentale, su lunghe o minime distanze.

 

Così, mentre si percorre lo spazio tra persone non identificabili, tam-tam pubblicitari, periferie desolate, architetture d’autori e luoghi d’interno intimi e familiari, cartoline mnemoniche - che le nuove generazioni difficilmente useranno (ammesso che sappiano cosa sono...), si comprende di stare viaggiando insieme a Ghirri nel suo mondo, e contemporaneamente nel proprio.

Lo sguardo del fotografo s’incontra con l’immaginario ideale del nostro percepire, ed è proprio lui che ci offre e ci chiede questo: di sovrapporci al suo lavoro, e di pensare attraverso le immagini.

 

Luigi Ghirri, Rifugio Groste e Brest

 

Ho fotografato molte persone di spalle […] Ho voluto dare della persona un infinito numero di possibili identità - dalla mia mentre fotografo, a quell’ultima dell’osservatore...

La ricerca di un’identità è sempre una strada difficile. Il mio ruolo di fotografo non vuole essere né quello dell’autore, né del cronista, dello spettatore o del suggeritore, ma è anche, il mio, un ruolo identico a quello dei fotografati[3].

 

Luigi Ghirri, Alpe di Siusi, 1979

 

È complesso spiegare come nel suo approccio alla fotografia la dimensione intima e poetica non prescinde, non è un elemento altro o unico da sottolineare, rispetto al rigoroso processo selettivo e critico insito nel suo stesso sguardo: i due aspetti sono un unicum dell’universo ghirriano. Si fondono. Questi due frangenti non prevaricano, sono già resi.

 

Luigi Ghirri, Roma, 1978Si esce dalla mostra contrastati da un senso di naturale rassicurazione, quasi con la consapevolezza di aver già visto tutte quelle foto, e non perché si conoscesse il lavoro di Ghirri, ma perché sono scatti del quotidiano, perché hanno una dimensione familiare.

 

Un senso, altresì, di nostalgia e di malessere, come se i 300 scatti di Ghirri ci mettessero al corrente di una sottratta possibilità: quella di vedere veramente. Di rimanere affascinati dall’inessenziale, o al contrario da quel particolare che invece sfugge.

 

Siamo in costante ritardo con la realtà perché tutto corre, tutto è sovra-strutturato, è iper-scandagliato, tutto è fuori, sovra-esposto, così tanto che gli occhi sono ciechi.

 

Allora, si esce da Pensare per immagini, pensando:

Ma tutte le immagini che s’incontrano durante il quotidiano sono davvero viste?

In un mondo dove la comunicazione è immagine, riusciamo ancora veramente a cogliere i particolari?

A guardare?

 

 

 

LUIGI GHIRRI. PENSARE PER IMMAGINI - ICONE PAESAGGI ARCHITETTURE

a cura di Francesca Fabiani, Laura Gasparini e Giuliano Sergio

dal 24 aprile al 27 ottobre 2013

Galleria 2 e 2A @ MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo - via Guido Reni, 4A - Roma

Orario: dal martedì al venerdì + domenica, dalle 11.00 alle 19.00 - sabato, dalle 11.00 alle 22.00

Ingresso: intero 11.00 € - ridotto 8.00 € | la biglietteria chiude un’ora prima del museo

Catalogo Electa [440 pgg. - ed. italiano]

www.fondazionemaxxi.it - acquista il biglietto online

 

 

 

Pics’ credits & courtesy:

1_Luigi Ghirri, Venezia, 1987 - da: Paesaggio italiano (1980-1992)

C-print, vintage, cm 18 x 22,7

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

 

2_Luigi Ghirri, Bologna, 1987 - da: Paesaggio italiano (1980-1992)

C-print, vintage, cm 20 x 20,7

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

 

3, 4_Luigi Ghirri, Masone, Casa Benati, 1985 - da: Paesaggio italiano (1980-1992)

C-print, vintage, cm 40 x 50,5

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990 - da: Paesaggio italiano (1980-1992)

C-print, vintage, cm 41 x 49,7

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

 

5, 6_Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986 - da: Il profilo delle nuvole (1989)

C-print, vintage, cm 17,8 x 22,5

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, Lido di Spina, 1978 - da: Vedute (1970-1979)

C-print, vintage, cm 18,5 x 28,7

Courtesy Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

 

7_Luigi Ghirri, Modena, 1973 - da: Italia ai lati (1971-1979)

C-print, vintage, cm 16,8 x 11,2

Courtesy ©Eredi Ghirri

 

8_Luigi Ghirri, Parigi, 1972 - da: Fotografie del periodo iniziale (1969-1972)

new C-print (2013), cm 20 x 30

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

 

9_Luigi Ghirri, Capri, 1981 - da: Topografia-Iconografia (1978-1982)

new C-print (2013), cm 20 x 30

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

 

10, 11_Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983 - da: Paesaggio italiano (1980-1992)

new C-print (2013), cm 20 x 30

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, Brest, 1972 - da: Diaframma 11, 1/125, luce naturale (1970-1979)

new C-print (2013), cm 20 x 30

Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

©Eredi Ghirri

 

12_Luigi Ghirri, Alpe di Siusi, 1979 - da: Topografia-Iconografia (1980-81)

C-print, vintage, cm 25,7 x 37,3

Courtesy Istituto Nazionale per la Grafica, Roma

 

13_Luigi Ghirri, Roma, 1978 - da: Kodachrome (1970-1978)

C-print, vintage, cm 24 x 17

Courtesy ©Eredi Ghirri

 



 

[1] Luigi Ghirri, definizione di ‘fotografia - citazione da Opera aperta, 1984.

[2] Augusto Pieroni, Leggere la fotografia – Osservazioni e analisi delle immagini fotografiche, Edizioni EDUP, 2011, pagina 72.

[3] Luigi Ghirri, Diaframma 11, 1/25, Luce Naturale, 1979 - citazione dal percorso della mostra.

 

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avatar Fotografia Italiana
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Ottimo articolo. Qui un altro sulla produzione ed evoluzione fotografia di Ghirri in generale, non sulla mostra (in inglese): fotografiaitali ana.wordpress. com/2013/05/02/ luigi-ghirri/
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