L’IRRESISTIBILE LEGGEREZZA DEL KITSCH
Kitsch - Oggi il Kitsch, a cura di Gillo Dorfles - Milano, Triennale - dal 13.06 al 26.08.2012
Ciclo ¿Lo kitsch es bello? - Madrid, Museo del Romanticismo & Museo Cerralbo - dal 18 al 28.06.2012
di Simona Spinola e Fabiola Triolo
Attila & Napoléon, gli gnomi disegnati da Philippe Starck per Kartell, 2000

“Tutto è kitsch, a ben vedere. La musica nel suo insieme è kitsch;
l’arte è kitsch; la stessa letteratura è kitsch.
Ogni emozione è kitsch, praticamente per definizione;
ma lo stesso pensiero è kitsch, e in un certo senso è kitsch anche l’azione.
La sola cosa a non essere affatto kitsch, è il nulla”.
Michel Houellebecq
Angeli, madonne e santini, servizi di porcellana, souvenirs, vituperati nani da giardino, le canzoni di Richard Clayderman e certe dediche sui diari delle scuole medie. Piccoli feticci vari, l’importante è che siano belli carichi: è l’universo poppeggiante del Kitsch, a rompere le barriere del gusto estetico per creare un allegro caos che, agli occhi del compassato (e spesso fin troppo affettato) buon gusto, risulta a dir poco dubbio.
A questa peculiare corrente artistica due dei Musei più classici di Madrid (il Museo del Romanticismo e il Museo Cerralbo) e, contemporaneamente, la Triennale di Milano dedicano un ciclo di conferenze, esposizioni e visite guidate a collezioni che avrebbero fatto accaponare la pelle al rigoroso minimalista Mies van der Rohe.

Pierre et Gilles, La Madone au coeur blessé (1991) - Legend: Madonna (1995)
Complice la moda del revival retrò, il kitsch torna oggi alla ribalta rivendicando le sue antiche origini: correvano gli anni ‘60 del XIX° secolo, quando pittori e commercianti di Monaco utilizzavano questo termine per indicare materiali di bassa qualità, spesso versioni contraffatte e falsificate di opere di valore. Il termine Kitsch attraversò l’Oceano ed approdò in California al principio del 1900, con il boom dell’industria cinematografica, che importa nel Nuovo Continente i modelli europei: è caccia al pezzo taroccato di oggetti barocchi e rococó che riportino nel salotto buono l’eleganza della lontana Europa.
Una definizione generica nell’architettura e nel design bolla come kitsch qualsiasi oggetto la cui forma non derivi dalla funzione, ma è al celebre filosofo postmoderno Theodor Adorno che se ne deve la teorizzazione (e, se mai vi dovesse servire, la legittimazione all’apprezzamento senza dover essere guardati male, per la serie “eh, ma l’ha detto anche Adorno”).
È proprio lui che fornisce del kitsch la definizione più conosciuta: “il Kitsch, o la svenevolezza, è il bello privato della sua controparte brutta. Tuttavia il kitsch, bellezza purificata, diventa preda di un tabù estetico che, in nome della bellezza, addita il kitsch come brutto. Il kitsch risiede latente nella stessa arte, aspettando paziente la possibilità di saltare fuori in ogni momento. Il kitsch è una parodia della catarsi”.
La disneyficazione dell’arte, come in molti lo definiscono (ma, detto fra noi, chi non si è disperato all’uccisione della mamma di Bambi, e chi non sorride divertito alla vista delle più o meno leggiadre ippopotamine in tutù di Fantasia? No? Mostri).
Soasig Chamaillard, My Little Mary (2010) - Sainte Miss (2009)
Ne volete un’altra?
“Il kitsch causa due lacrime di commozione, una dopo l'altra.
La prima lacrima dice: ‘Com'è bello, i bambini calpestano l’erba del giardino!’.
La seconda lacrima: ‘Com’è bello sentirsi emozionato insieme a tutta l’umanità nel vedere i bambini che attraversano il giardino!’.
È la seconda lacrima che rende kitsch il kitsch.
La fratellanza di tutti gli uomini del mondo non può che essere costruita sul kitsch".
Questa è di Milan Kundera.
Così, complice l’inflazionatissimo vintage, oggi il kitsch è più in voga che mai, grazie alla spinta ricevuta nel fervore degli anni ’80, dove - *sospiro intriso di nostalgia* - tutto era concesso.
Per il kitsch tutto vale poichè esagerato: forme, stili ed epoche mescolate in un intruglio che non conosce tempo e che conta molti celebri adepti, quali in primis Pedro Almodóvar, re della poesia satura di colore sul grande schermo con un passato di cantante alle spalle, durante i Fab Eighties, quando in duetto con McNamara era un’irriconoscibile Boy George in versione madrilena (più che eloquente il video di Suck it to me).

Almodovar & McNamara
Nell’arte, solo per menzionarne alcuni, il duo francese Pierre & Gilles con le loro installazioni in bilico tra il sacro e l’erotismo più profano;
il gruppo della Young British Art capitanato dallo stramiliardario Damien Hirst e la sua mandria di mucche sotto formaldeide;
Andy Warhol, adulatore di icone ancor prima di diventarla lui stesso;
Soasig Chamaillard con le sue vergini psichedeliche;
Rudy van der Velde, cui la Triennale dedica una sala esclusiva all’interno della collettiva in cartellone;
lo stesso Maurizio Cattelan ed il suo Toilet Paper, manifesto della ricercatezza kitsch, e Paolo Schmidlin con le sue meravigliosamente camp-y divinità dell’eccesso.
La lista sarebbe infinita.
Laddove l'arte concettuale reagisce all'eccesso di mercificazione proponendo il non-oggetto, il kitsch mercifica anche ciò che non avrebbe i presupposti per esserlo, divenendo così un rilevante fenomeno culturale ed artistico.
Paolo Schmidlin, Bambola ad ossigeno (2011)

Maurizio Cattelan & Pierpaolo Ferrari, adv Toilet Paper (Giugno 2012)
“Ai giorni nostri, il kitsch è un’esigenza trasformista, è chic, è una moda, un ‘non-stile’ di vita anticonformista, un gusto per l'eccesso della provocazione finalizzata a se stessa – polemizza Jacqueline Ceresoli su stilearte.it nell’analizzare l’opera di Robert Longo – e si è trasformato in un linguaggio destinato a tracciare nuove gerarchie e codici, ancora in fase di transizione segnica”.
Ma i due musei spagnoli e quello milanese (forte di un curatore come Gillo Dorfles, che nel 1968 scrisse una pietra miliare quale Il kitsch. Antologia del cattivo gusto) ne rivendicano invece la ricchezza semantica ed estetica, senza banalizzare un movimento in realtà complesso e ricco di echi ed influenze, brillante alibi del povero, maltrattatissimo, cattivo gusto. Perchè, come scrisse qualcuno, “La cosa ironica e realmente kitsch è la sovra-valutazione che si danno i critici quando prendono sul serio certi atti ironici - come quello di Marcel Duchamp, quando propose l'orinale come opera d'arte”.

in Triennale: Carla Tolomeo, Miss Butterfly (2011)
Rudy van der Velde, Darling bye bye! (2012)
Collezione Elio Fiorucci, Scimmia in lattice, anni '90
¡Que Viva Trash, Camp e Kitsch! dunque, chiassose risposte all’altezzoso buon gusto; ma, soprattutto, alla sopravvalutata assenza di qualsiasi forma di gusto stesso.

"I'm a great believer in vulgarity - if it's got vitality. A little bad taste is like a nice splash of paprika.
We all need a splash of bad taste - it's hearty it's healthy, it's physical.
I think we could use more of it. NO taste is what I'm against[1]"
pic: Horst P. Horst, Diana Vreeland in her living room
CICLO ¿LO KITSCH ES BELLO?
In collaborazione con la Escuela Madrileña de Decoración
Museo Cerralbo - Calle Ventura Rodríguez, 17 - Madrid
Orario: giovedì dalle 18.00 alle 19.00, previa prenotazione via telefono al +34.915473646
http://museocerralbo.mcu.es
Museo Nacional del Romanticismo - Calle San Mateo, 13 - Madrid
Orario : mercoledì dalle 18.30 alle 20.00, previa prenotazione via telefono al +34.914481045
http://museoromanticismo.mcu.es
KITSCH. OGGI IL KITSCH
A cura di Gillo Dorfles
Con Aldo Colonetti, Franco Origoni, Luigi Sansone e Anna Steiner
Dal 13 giugno al 26 agosto 2012
Alcuni artisti: Enrico Baj, Adriana Bisi Fabbri, Corrado Bonomi, Felipe Cardeña, Vannetta Cavallotti, Cracking Art Group, Salvador Dalì, Marcel Duchamp, Limbania Fieschi, Love Therapy by Elio Fiorucci, Antonio Fomez, Mario Molinari, Luigi Ontani, Martin Parr, Pataviumart, Alberto Savinio, Leonard Streckfus, The Bounty Killart, Carla Tolomeo, Gianfilippo Usellini, Rudy van der Velde
Museo della Triennale - viale Emilio Alemagna, 6 - Milano
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10.30 alle 20.30; giovedì fino alle 23.00
Ingresso: 8.00 €
www.triennale.org
[1] “Sono una fervente sostenitrice della volgarità - quando possieda vitalità. Un po’ di cattivo gusto è come una gradevole manciata di paprika. Tutti abbiamo bisogno di una manciata di cattivo gusto - è rinvigorente, è salutare, è carnale. Credo che dovremmo davvero farne un maggiore uso. È l’assenza totale di gusto, a contrariarmi”.
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Sono d'accordo con Diana, un tocco di kitsch ci vuole sempre.