FRANCESCA WOODMAN, FRAGILITA’ E GENIO
A 30 anni dalla sua morte, La Fabrica di Madrid e Contrasto Editore le rendono omaggio
di Simona Spinola

In occasione del trentesimo anniversario della morte di Francesca Woodman, la galleria La Fabrica di Madrid e la casa editrice Contrasto hanno dedicato, rispettivamente, una retrospettiva ed una brossura ad una delle fotografe più precoci ed inquiete regalateci dal secolo scorso.
Nata in Colorado nel 1958 da una famiglia di artisti, la sua giovane vita trascorse tra la Scuola di Design di Providence e l’alta società toscana, dove approdò grazie ad una borsa di studio, e fu scandita da delusioni amorose, insoddisfazioni professionali, inquietudine e depressione.
Tutti questi aspetti sfociarono in un tragico suicidio, all’eta di soli 23 anni, quando la Woodman si lanciò da una finestra del suo attico di Manhattan, dove si era trasferita nel 1979 in cerca di fortuna come fotografa.

In meno di un decennio, Francesca Woodman è stata in grado di creare un progetto complesso in cui la fotografia è concepita come mezzo per esplorare la rappresentazione del sé.
Intima, diretta e viscerale, la sua opera rivela la visione insolita e coerente di un’artista che, pur non raggiungendo l'età adulta, ha notevolmente influenzato le generazioni successive di artiste del calibro di Ana Mendieta, Cindy Sherman, Sarah Lucas, Nan Goldin e Karen Finley.
La mostra ospitata dalla capitale spagnola ha presentato 20 fotografie risalenti a diversi periodi della produzione dell'artista americana - 10 delle quali inedite - che permettono di mettere a fuoco l’interesse della giovanissima artista sul ritratto.
In particolare, la sua produzione si incentra sulla spietata esplorazione del proprio corpo, di solito nudo. Con una forte componente autobiografica, le sue fotografie la mostrano in scenari malinconici, ricchi di un’intensa atmosfera vagamente gotica, accentuata dalla scelta praticamente esclusiva del bianco e nero, in cui la sua figura si muove tra l'apparizione e la sparizione, la sessualità e l’innocenza.
In alcune opere il corpo appare offuscato, spesso in movimento, nascosto da oggetti comuni ma fortemente simbolici.

Nascondere il corpo, esponendolo; dimostrarne la sua inconsistenza e la sua impalpabilità, sottolineando ogni suo angolo. Il lavoro di Francesca Woodman è un elegante campo di specchi e contraddizioni, all’interno del quale è l'unico giocatore. Per questo motivo, è praticamente impossibile parlare di Francesca Woodman senza utilizzare almeno una volta l'aggettivo intimo.
Prima di suicidarsi - nel 1981, appena dopo aver pubblicato la sua prima ed unica collezione di fotografie Some Disordered Interior Geometries - in una lettera a un compagno di scuola, Sloan Rankin, scrisse “Ho dei parametri e a questo punto la mia vita è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza di caffè, e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.
 
La Fondazione Cartier di Parigi, la Kunsthall di Rotterdam, la Photographers Gallery di Londra sono solo alcuni dei posti che ospitarono per primi le opere di questa giovane artista, che ora è presente nelle collezioni del Metropolitan Museum, del Whitney Museum, del MoMA.
 
È inoltre di questi giorni la pubblicazione del libro Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola, a cura della critica d’arte Isabella Pedicini, che ne compone un ritratto del tutto inedito studiando il suo periodo romano attraverso l’analisi delle immagini, dei carteggi privati, degli appunti sparsi che Francesca Woodman ha lasciato, come attraverso le testimonianze di chi condivise con lei questo periodo creativo: gli amici, incontrati tra la libreria Maldoror di via del Parione e gli atelier della Nuova Scuola Romana.
Nel 2012 è infine prevista un’ampia retrospettiva a lei dedicata negli altisonanti spazi del Guggenheim di New York, quella stessa città che solo una manciata di anni fa la rifiutò, spingendola, insieme alla sua anima fragile, alla decisione più tragica ed al contempo maggiormente preservatrice di quell’aura da lei desiderata: quella dell’eternità.
Isabella Pedicini
Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola
con un’introduzione di Gerry Badger
Brossura con sovraccoperta
96 pagg. - 15 fotografie in bianco e nero Collana: Logos - 19,90 €
Buy it here
Pics’ courtesy:
The Estate of Francesca Woodman, New York
Articoli correlati
-
L’ISOLA BAMBINA
Ogni uomo è un’isola, a cura di F. La Paglia - Torino, Galleria Martano - fini...
-
TRATTI DI ESISTENZA PERCEPITA
Pablo Rubio, Estados indefinidos para una existencia - a cura di Anto...
-
VEZZOLI STORE
Francesco Vezzoli, The Trinity #1: Galleria Vezzoli - Roma, MAXXI - fino al 24.11.201...
-
“MOMENTO DI ATTIVAZIONE DEI CIRCUITI DELL’ATTENZIONE[1]”
Luigi Ghirri, Pensare per Immagini ...
-
DIVINA VIBRAZIONE
Diego Cinquegrana + Andrea Lacarpia, Vril - a cura di Dimora Artica
Sponge Livin...
Condividi
|
lascia un COMMENTO