VENTO DI POSSIBILITA'
MARLON DE AZAMBUJA, NUEVOS BARRIOS - a cura di Antonio Arévalo
Roma, Furini Arte Contemporanea - dal 18.11.2011 al 14.01.2012
di Ilaria Piccioni
Vento, e immobilità dello stato atmosferico.
Nell'ambiente che racchiude il vivere contemporaneo molte, a volte troppe, neutrali quotidianità vengono date per scontate ed ignorate nella loro essenza, attiva o stabile che sia.
Ambivalenza ignorata e non percepita.
Nell'architettura, nelle scelte dell'uomo di oggettivare un simbolo, nella spuria materialità tangibile del suo passaggio nella società, l'essere umano valica il senso del percepire visivo per magnetizzare la storia del vivere, in ogni singolo elemento di azione fattiva.
La realtà ha contenuti attuali forti e pregni di evidenze economiche e politiche complesse - nonostante l'improbabile assonanza - al limite di un collasso collettivo che si cela e vanifica oltre le apparenze.
Se il vento spira nel silenzio del movimento di correnti controverse, afferriamo la realtà palese di Marlon de Azambuja, ferma nell'evidenza di stati oggettivi quotidiani, portati in risalto - nonostante questi siano sempre sotto al nostro naso - nei particolari validi per un discorso amoroso, ricco di plurimi frammenti di barthesiana memoria. Perché per Marlon si tratta di un'affermazione, di un racconto tratto da osservazioni costanti e multiple, frammentate e raccolte in una concreta argomentazione visiva.
La mostra da Furini Arte Contemporanea di Roma, a cura di Antonio Arévalo, è di chiara lettura, per apertura dei contenuti e per dialettica fra le opere. Nuevos Barrios contiene segni naturali e segni artificiali, proprio come l'analisi linguistica adeguata all'estetica del quotidiano civile: una lingua di dettagli e di particolari manifesti di una realtà assodata, elaborata per una modificazione del contenuto superficiale, dell'apparenza esperita senza che si sia sentito il forte complesso di significati raccolti, e non sciorinati. Marlon ‘opera’ sull'oggetto per modificazioni e alterazioni di un semplice particolare, per sovrapposizioni e rivalutazione materica di un elemento comune. Chiede di fermarsi, accorgersi di ciò che è deficitario, del segno che è corporeo e in cambiamento, di una dialettica del pensiero, con richiamo al Movimento Concreto articolato in Brasile - luogo di origine del nostro artista.

 Le bandiere dell'Italia e dell'Unione Europea, cementificate alla base, senza possibilità di movimento alcuno, fermano l'osservazione; il momento può essere triste, malinconico? È National Question, evidenza di una realtà politica contemporanea.
Affermazioni fredde come il metallo e nette come la superficie che le contiene affiancano il verticalismo dei vessilli nazionali, frasi che dicono di una in-possibilità: senza lavoro senza soldi senza futuro senza paura. E la sovrapposizione, che è valida per i collage ma anche per l’immagine video, è pulita, dichiara un fare e un immagazzinare gli elementi, gli stimoli, le possibilità: la storia, presente ed operosa. L'inchiostro, fermo sulla carta, detta linee geometriche solide, di una fantasia del produrre architettonico, dell'abitudine industriosa dell'uomo che però ha realizzato anche luoghi drammatici, in epoche storiche di difficile memoria.
Il panorama che si fa avanti, di volta in volta, è vasto, disteso giorno per giorno sugli infiniti stimoli; le possibilità di relazionarsi con esso, in nuove e diverse maniere, si devono delineare nello spazio e nel tempo.
MARLON DE AZAMBUJA, NUEVOS BARRIOS a cura di Antonio Arévalo
Dal 18 Novembre 2011 al 14 Gennaio 2012 Furini Arte Contemporanea - via Giulia 8, Roma www.furiniartecontemporanea.it
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Pics’ credits & courtesy 1_ Marlon de Azambuja, veduta dell’allestimento da Furini - courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma 2_Marlon de Azambuja, Nuovi Ampliamenti (2011) - courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma 3_Marlon de Azambuja, Nuevos Barrios (2011) - courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma 4_Marlon de Azambuja, Questione Nazionale (2011) - courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma 5_Marlon de Azambuja, Senza paura (2011) - courtesy Furini Arte Contemporanea, Roma
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