DEMOCRAZIA, OVVERO: TECNICHE DI TANGIBILE POTERE
Group Show: Declining Democracy | Ripensare la Democrazia tra Utopia e Partecipazione
Firenze, Centro di Cultura Contemporanea Strozzina - dal 23.09.2011 al 22.01.2012
di Matilde Puleo
Esplorare il potere, e l’esercizio di esso, nella società contemporanea è argomento complesso, nonostante le pagine del grande archeologo del sapere Michel Foucault e dei suoi molti argomenti di riflessione - densi di presagi - per gli anni che stiamo vivendo. A considerazioni di tipo politico e di caduta dei valori, bisogna aggiungere il generale senso di disorientamento e di abituale delega delle nostre più intime attese che caratterizza la società in cui viviamo, insieme con la sua recente crisi finanziaria.
La complessità accresce di misura quando si cerca di focalizzare l’attenzione su simili tematiche chiedendo agli artisti di condurre osservazioni, girarsi intorno e fotografare l’esistente, fornendo così ulteriore materiale, prezioso per l’indagine proprio perché prodotto da una porzione sociale di cittadini non-addetti ai lavori, individui abituati ad assegnare alla propria ricerca un valore al di là dell’applicabilità delle proprie teorie.
Pur non volendo né potendo avere il peso delle ricerche del filosofo francese, azzardiamo una riflessione: l’elenco delle questioni e degli interrogativi posti da una mostra d’arte che si occupa di democrazia è così fitto di ritratti di meccanismi inceppati, da impedire al semplice osservatore di ipotizzare modalità di esistenze diverse. Esistenze che riescano magari a capovolgere questa evidente gerarchia di disvalore che sembra sovrastare il nostro vivere.
Le dinamiche sull’intersezione tra politica democratica ed arte sono note a chiunque abbia avuto a che fare con un manuale di storia dell’arte. Non solo non è nuova, ma è addirittura costante la continua riconfigurazione delle ideologie operate dall’arte nel corso dei secoli, e dunque il suo relativo assoggettamento, che si configura come una sottomissione al potere d’acquisto delle classi sociali chiamate a governare i Paesi, tale proprio perché incapace di chiedere un affrancamento convinto, sinonimo di isolamento.
Indagare su questo tipo di scambi ci permette di studiare le prolifiche questioni relative al consenso e al conformismo all’autorità che sono ancora utili per definire i contorni della società in cui viviamo.
I simboli, l’estetica, le manifestazioni visibili del potere e il loro significato nelle diverse aree del pianeta e nel controllo o nella proprietà dello spazio pubblico diventano, nella mostra fiorentina Declining Democracy, parte di una varietà di tematiche che avrebbero voluto affrontare questioni sociali scottanti quali la disuguaglianza e la differenziazione sociale, declinandole in molti modi.
Declinazioni di pratiche di governo che, pur dichiarandosi democratiche, sanno premere, costringere e forzare in maniera diversa la volontà del singolo, privato di maggioranza.
Declinazioni che avrebbero dovuto permetterci di individuare quale fosse - ad esempio - il modo per fare della crisi lo strumento migliore per frantumare un sociale quantificato, e dunque sempre più ridotto a merce.
L’impoverimento della nostra soggettività si relaziona inoltre con le nuove geografie tese a ridisegnare il territorio sulla base di esigenze previste, di bisogni annunciati e di soddisfazioni contemplate dagli studi di marketing. Contro questo stato di cose, lo slittamento realizzato e comprovato dallo spostare le sabbie di una duna - seppure di pochi centimetri - diventa, per Francis Alÿs, l’espressione di un gesto corale che si fa forte proprio dell’inutilità dello scopo.
La considerazione della condizione attuale di sfruttamento, che opera sempre più attraverso l’intimidazione e la delegittimazione, viene rimpiazzata dal coinvolgimento attuato dall’artista nel fare qualcosa che non dà profitto. Qualcosa che può non trasformarsi in professione nemmeno in presenza di abilità effettiva, e che dalla capacità di cantare dimostrata dai singoli protagonisti di storie terribili tra guerriglia e rivolta in Colombia, non ne ricava nuovi talenti, ma immagini di contadini che cantano storie inenarrabili. Storie registrate dallo scrittore colombiano Juan Manuel Echavarría, con una ripresa video impietosa tutta raccolta nel primissimo piano.
Indagini diverse sui cittadini, che Roger Cremers fotografa per esaltare il nostro controverso (e a volte perfino morboso) rapporto con la storia; preludio ad una politica dal corollario estetizzante, dove si inaugura la rievocazione storica al fine di cercare il dogma. Una sorta di necessità di rievocare e rivedere la storia stessa, per decidere con forza un discrimine tra inclusi intimoriti ed esclusi in qualche modo minacciati dalla non-appartenenza.
 
Non è così per gli spagnoli Democracia che, in collaborazione con un gruppo di traceurs (gli aitanti giovani che praticano l’arte del cadere), segnano con grande vitalità i limiti fisici e le strutture architettoniche del cimitero civile di Madrid. La loro vitalità mobile e aggressiva contro l’immobilità assoluta della morte, per ripensare alla propria materialità e a quella corporeità che corre il rischio di diventare sempre più invisibile - specie quando non è al passo col tritacarne dei sistemi di persuasione di massa e della pubblicità.
Analoghi tentativi di produrre slittamento a fronte della categoria dello sfruttamento del lavoro, e contro le dinamiche di intimidazione, sono quelli ideati dal collettivo italiano Buuuuuuuuu, non ancora consumato dalle passerelle e dunque mosso da vera fiducia nelle potenzialità creative dell’arte e nell’autodeterminazione nella vita.
Proposte minime di controcultura e di reazione pacifica allo stato delle cose, che tuttavia non tiene di conto della natura transnazionale e acefala delle diverse economie del mondo. Interdipendenza di cui spesso non si parla, a causa della difficoltà di porre un freno alle pretese irrazionali di tutti quei tecnopoteri che ci privano del pensiero e della vita, facendoci uscire perfino dal nostro futuro. Così come accade, a titolo d’esempio, nell’installazione multimediale di Michael Bielicky & Kamila B. Richter, dove tramite Twitter ogni nostra scelta, ogni nostro tiro al bersaglio diventa conseguenza politico-sociale, dato in Borsa e, infine, nuovo scenario politico mondiale non più alla nostra portata; dunque, di fatto, spettacolo che si può, per l’ennesima volta, solo osservare.
 
Questa nuova forma di alienazione che smembra la soggettività, la memoria e i nostri corpi, minacciando anche lo spazio che dovrebbe ospitarci, è forse l’unica declinazione registrata: non ci sono varianti o diversità effettive nel senso e significato della parola, ma anzi, a conclusione del percorso della mostra, del termine democrazia siamo certi che altre stesure, qualora ci fossero, non potrebbero nemmeno manifestarsi.
Pertanto, il ruolo strategico del concetto di appartenenza e quello delle dinamiche relative alla conformità e al contingente nel lavoro di Thomas Feuerstein e in quello di Thomas Hirschhorn; così come la prospettiva dell’altro nel lavoro di Thomas Kilpper (già apprezzato alla Biennale di Venezia), nel cui sguardo c’è l’immigrato costretto a sbarcare nelle coste di una Lampedusa resa inospitale, sono ancora la registrazione del lato predatorio di quest’assenza di umanesimo, e dunque di democrazia privata di collettività.
Artur Żmijewski, Lucy Kimbell e Cesare Pietroiusti chiedono presenza e, a vario titolo, ci propongono di ricordare le manifestazioni e le azione di protesta che ci hanno coinvolto, domandandoci d’investire nuove energie sul concetto d’autorità e relativa costruzione dell’opposizione, segnando la nostra uscita dalla mostra con una piccola spilla che racconti quanto è attiva la nostra cittadinanza.


Come a dire che le grandi narrazioni sono finite, e che è proprio dal mondo dell’arte che ci giunge la dichiarazione d’incapacità a guardare al di là del proprio orizzonte personale e del proprio presente.
DECLINING DEMOCRACY - Ripensare la democrazia tra utopia e partecipazione
A cura di Piroschka Dossi, Gerald Nestler, Christiane Feser, Franziska Nori
Dal 23 settembre 2011 al 22 gennaio 2012
Opere di: Francis Alÿs, Michael Bielicky & Kamila B. Richter, Buuuuuuuuu, Roger Cremers, Democracia, Juan Manuel Echavarría, Thomas Feuerstein, Thomas Hirschhorn, Thomas Kilpper, Lucy Kimbell, Cesare Pietroiusti, Artur Żmijewski
CCCS - Centro di Cultura Contemporanea Strozzina Fondazione Palazzo Strozzi - Piazza Strozzi, Firenze Ingressi: intero 5 € | ridotto 4 €
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 20 - giovedì gratuito dalle 18 alle 23
Tel. +39.055.39.17.11 | +39.055.26.45.155
www.strozzina.org
Pics’ credits & courtesy 1_Declining Democracy, CCCS Firenze, flyer
2_Francis Alÿs, When Faith Moves Mountains, 2002 in collaborazione con Cuauhtémoc Medina e Rafael Ortega documentazione fotografica di un evento, Lima, Perù Courtesy l’artista e Galerie Peter Kilchmann, Zurigo
3_Juan Manuel Echavarria, Bocas de Ceniza, 2003-2004 Installation view at CCC Strozzina, still da video ph. Martino Margheri - Courtesy l’artista
4 e 5_Roger Cremers, Reenactment series, 2010-2011 C-print, Dibond - 80 x 80 cm ognuna Courtesy l’artista
6_Democracia, Ser y Durar, 2011 Videoinstallazione a 3 canali, 18’30” ph. Martino Margheri - Courtesy gli artisti
7_Buuuuuuuuu, One minute smile against Berlusconi, 2011 Progetto multimediale interattivo Courtesy gli artisti
8 e 9_Michael Bielicky e Kamila B. Richter, Garden of Error and Decay, 2011 Installation view at CCC Strozzina ph. Martino Margheri
10_Thomas Kilpper, John Heartfield and Silvio Berlusconi, 2009 Incisione su linoleum stampata su stoffa Collezione Kadist Art Foundation Courtesy Patrick Heide Contemporary Art, London
11, 12 e 13_Lucy Kimbell, Physical Bar Charts, 2011 Spillette e tubi di plastica Installation view at CCC Strozzina Courtesy l’artista
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