BILL VIOLA, CLASSICAMENTE CONTEMPORANEO Visioni Interiori Roma - Palazzo delle Esposizioni dal 21 ottobre 2008 al 6 gennaio 2009 di Carlo Sala
pubblicato il 28/10/08
Bill Viola è un autore legato all’Italia sotto vari punti di vista. La sua mostra Visioni interiori, inaugurata al Palazzo delle Esposizioni è una sorta di ritorno a casa, date le sue affinità con il belpaese. Una storia che comincia nel 1974 quando il giovane Bill arriva a Firenze da Maria Gloria Conti Bicocchi per dirigere il mitico art/tapes/22, uno dei primi laboratori di video arte europei. In quell’occasione l’autore ha la possibilità di vedere per la prima volta dal vivo alcuni dei grandi capolavori dell’arte italiana che tanto influiranno sulla sua ricerca. Infatti, secondo la concezione dell’autore americano, non vi è un’arte contemporanea ed una antica, ma vi sono infiniti legami che non permettono di definire un capolavoro del passato come datato. A Palazzo delle Esposizioni va di scena una mostra sontuosa, che delinea vari aspetti della creatività dell’artista.
Aggirandosi per le grandi sale della location, le installazioni video di Viola ci appaiono a tratti intime ed a tratti teatrali. David Morgan nel suo saggio Spirito e medium riferendosi agli elementi che compongono The Crossing sottolineava come avrebbero lasciato a bocca aperta Gianlorenzo Bernini, definendo la produzione di Viola come barocca.

L’artista mette in campo delle installazioni dal forte valore evocativo, che sappiano colpire in modo diretto il fruitore. In particolare questi lavori non vogliono celare gli stati emozionali, al contrario essi divengono centrali nella rappresentazione. Opere che magari hanno dei connotati e rimandi culturali. Pensiamo a The Greeting che è un palese richiamo alla Visitazione del Pontormo. Quindi un riferimento nozionistic, che però è solo un pretesto compositivo per veicolare espressione. In realtà nonostante l’immagine molto connotata, essa, come in tutti i lavori di Viola è portatrice di messaggi universali. Proprio per questo le opere dell’artista non possono lasciare indifferenti, esse sanno parlare a tutti i fruitori, di tematiche universali come la vita e la morte, la sofferenza e l’amore.
La studiosa Cynthia Freeland, in un saggio di qualche anno or sono, ha proposto di applicare la categoria filosofica del sublime al lavoro di Viola, trovandovi la prossimità, un senso di forza e presenza che travolge le nostre facoltà, ma che ciò nonostante tocca corde diverse della sensibilità. Insomma il coraggio di non rifiutare alcune componenti emotive, considerate troppo demodé dalla cultura odierna. Nella rassegna romana si possono scorgere alcuni dei capolavori assoluti dell’autore, delineando un percorso (curato da Kira Perov) che va da metà degli anni Novanta fino ad oggi. Un’esposizione allestita in modo rigoroso che alterna grande razionalità ad una percezione raffinata, che sa esplicare condizioni universarli alle quali nessuno di noi può rimanere sordo.
Le immagini dell'articolo sono, nell'ordine: 1. The Crossing, 1996, istallazione video sonora. 2. The Greeting, 1995, istallazione video sonora. 3. Departing Angel Part 1of Five Angels for the Millennium, 2001, istallazione video sonora.
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