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SAPERE NON SAPERE INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI di Carlo Sala

pubblicato il 30/04/2010 In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.
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 Colophon 2009 - International Magazine Symposuim Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.
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DOLCI FOGLI Sweet Sheets Palermo, Zelle Arte contemporanea - fino al 14 Marzo 2010 di Vincenzo Profeta (laboratorio Saccardi)

pubblicato il 20/02/2010 Zelle, che vuol dire cellula in tedesco, sita nel cuore di Palermo, è il progetto espositivo di Federico Lupo. Federico Lupo è uno dei pochi esempi italiani di artista-gallerista che non disdegna neanche la curatela; un conflitto di interessi triplice che ricalca un percorso davvero insolito nel panorama italiano, provinciale e settario da questo punto di vista, con ruoli inutili solo apparentemente - ed ipocritamente - ben definiti.
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“INSPIRED SPACE FOR INSPIRED LEARNING” La nuova sede newyorkese della Cooper Union di Naima Naspi
pubblicato il 19/11/2009 Quando a New York, lo scorso 15 settembre, la nuova sede dell’università statunitense “Cooper Union” ha ufficialmente aperto le porte, più di una persona è rimasta impressionata nel constatare come, per una volta, l’edificio ultimato fosse ancora più suggestivo del rendering. Il 41 Cooper Square, infatti è, a detta di chi l’ha visto, una costruzione di notevole bellezza e suggestione, che dimostra come a volte la capacità e la creatività di un grande architetto, in questo caso Thom Mayne dello studio Morphosis, possano superare le proiezioni ottimistiche degli spesso ingannevoli rendering. A proposito della nuova struttura, che ospita, coerentemente, le facoltà di Ingegneria, Architettura, Scienze sociali ed umanistiche, e l’Accademia di belle Arti, dallo studio Morphosis chiariscono «Internamente l’edificio è concepito come mezzo per incoraggiare la collaborazione e la comunicazione interdisciplinare fra i tre dipartimenti universitari precedentemente ospitati in strutture differenti».
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IL VERDE DELLA GRANDE MELA La High Line è diventata la Greenway redazione seroxcult
pubblicato il 14/10/2009 Dal 1980, da quando cioè vi è passato l’ultimo treno, la High Line, antica sopraelevata che si snoda tra i palazzi di Manhattan, non era più utilizzata. Famosa in tutto il mondo per essere comparsa in decine di film, questa linea ferroviaria sopraelevata messa in funzione nel 1934, era destinata al trasporto merci dal Meatpacking District fino alla West 34th street: un nastro d'acciaio e cemento sospeso all’altezza di un secondo piano, che riforniva la città di latte, carne e materiale da costruzione. Dagli anni Sessanta la High Line è stata gradualmente sempre meno utilizzata, in alcuni tratti è stata demolita, in altri è crollata, stranamente ignorata dalle autorità, mentre la natura si è progressivamente riappropriata del suo spazio, coprendo molte zone di vegetazione.
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CITTÀ NEL MARE Il Seasteading Institute e le piattaforme galleggianti di Naima Naspi
pubblicato il 26/09/2009 L’architettura, chi la conosce lo sa, non è solo tirar su condomini, scuole, e villini. Non è solo il cumulo di nozioni necessario a tirar su edifici capienti e funzionali. È anche, e soprattutto, ovviamente nella migliore delle ipostesi, sogno, politica, sperimentazione. È il pensare a città nuove, ad un mondo nuovo, e cercare di realizzarli, convinti che gli edifici sono destinate a modificare la vita delle persone che vi abiteranno. È anche sognare, appunto, e cercare di realizzare ciò che sembra solo fantascienza: come nel caso dell’organizzazione no-profit Seasteading Institute, gestito da guru dell’economia, della tecnologia e dell’ingegneria, provenienti da grandi aziende come Paypal, Google o Sun Microsystems. Il Seasteading, fusione tra le parole “sea” e “homestead” (fattoria), è il concetto di creare residenze permanenti sul mare, ovvero le “seasteads”, fuori dalle acque territoriali di tutti gli stati.
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EMISSIONI ZERO L’esempio di Hanham Hall redazione seroxcult
 pubblicato il 25/07/2009 Si è appena chiuso il G8, e tra i temi centrali c’è stato l’obiettivo della riduzione del 50% dei gas tossici entro il 2050. Le adesioni non sono state affatto unanimi, ma l’intenzione di andare nella direzione sembra interessi tutti i paesi coinvolti. Anche se sono le città esistenti a dover fare la parte del leone nella riduzione del gas serra a livello mondiale, anche se non intervenendo sulle metropoli e sui centri industriali non si risolverebbe nulla, è necessario sperimentare, trovare nuove vie, nuove maniere di vivere. E questo è più facilmente realizzabile in città costruite ex novo. Nuovi centri, dove studiare e sperimentare le tecnologie più avanzate.
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UNA NUOVA EDILIZIA A MANCHESTER Chips, di William Alsop redazione seroxcult
 pubblicato il 27/06/09 Ricorda vagamente lo stile di Huntertwasser il progetto inglese di William Alsop: stessi volumi sfalsati, stesse finestre irregolari incorniciate di colore, e un gusto ludico che cerca di contrastare il grigiore stilistico dell'edilizia tradizionale, senza però discostarsi da una certa essenzialità e, ovviamente, dalla necessaria funzionalità. Parliamo del complesso residenziale “Chips” di Manchester: tre volumi orizzontali di uguali dimensioni ma di colori differenti, disposti leggermente sfalsati l’uno sull’altro, disegnati da William Alsop e dal suo studio.
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LA CASA DIVENTA ATTIVA La "Active House" di Lystrup, l’ecocasa del futuro di Naima Naspi
 pubblicato il 20/06/09 Fino ad un po’ di tempo fa, il non plus ultra dell’abitare ecologico sembrava essere la ‘casa passiva’, caratterizzata da un’elevata qualità abitativa, ed una sensibile riduzione dei consumi energetici, ottenuta grazie a tecniche costruttive innovative, sistemi di coibentazione più avanzata, e recupero del calore. Ovvero, come ha sintetizzato il professor Ronald Rovers, in occasione del Green Building Festival in Toronto, «ridurre con ogni mezzo possibile il fabbisogno energetico di un edificio», e produrre l’energia necessaria nello stesso stabile, mirando ad azzerare l’impatto ambientale.
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HEMEROSCOPIUM HOUSE
Un esperimento di fisica a Madrid
redazione seroxcult

pubblicato il 13/06/09
Passeggiando per le vie dell’hinterland madrileno, ci si può imbattere, da poco meno di un anno, in un ampio prato curato, circondato da una recinzione, interrotto da rari alberi e cespugli, da una liscia superficie di cemento, e da una strana struttura dall’aspetto incompiuto e sbilanciato, più simile ad un accumulo provvisorio di materiali da costruzione che ad un’abitazione.
È l’esperimento coraggioso ed affascinante di Antón García-Abril, che per l’ Ensamble Studio ha progettato, in collaborazione con Elena Pérez, Débora Mesa, Marina Otero, Ricardo Sanz, Jorge Consuegra, la Hemeroscopium House, realizzata a Madrid.
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REM KOOLHAAS A ROMA
La Città dei Giovani all’Ostiense
redazione seroxcult

pubblicato il 30/05/09
Librerie e biblioteche. Un palazzetto dello sport da 6000 posti. Un cinema multisala, un teatro con 3mila posti a sedere, negozi, ristoranti di qualità, due centri gastronomici (la Città dei sapori), uno nazionale ed un altro multietnico, ed una grande mediateca dove trovare musica e film. Ed ancora un grande centro fitness, un consultorio, la sede amministrativa del municipio, ed anche un asilo nido. Uno spazio immenso, destinato per il 40% alla cultura e al tempo libero, per il 19% alla ristorazione, per il 35% al commercio, e per il restante 6% al terziario. E’ la Città dei giovani dell’architetto Rem Koolhas, che sarebbe dovuta essere pronta nel 2010. Almeno in teoria.
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UNA LIBELLULA A ROOSVELT ISLAND
L’urban farm The Dragonfly di Vincent Callebaut
di Naima Naspi

pubblicato il 23/05/09
Di consueto, quando vediamo immagini così futuribili, il soggetto delle foto è solo un’idea avveniristica, una ‘provocazione’ da cui deriveranno progetti più modesti e realizzabili. “The Dragonfly”, progettata dall’architetto belga Vincent Callebaut, invece, non rimarrà solo un modello astratto, ma verrà presto realizzata; e non a Dubai, ormai divenuta patria dell’azzardo architettonico, ma a New York, e più precisamente a Roosvelt Island, Manhattan. La crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti e non solo, infatti, ha spinto i progettisti a riflettere su problemi che per ora non sembrano essere tali, ma potrebbero diventarlo, quali l’approvvigionamento di cibo.
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