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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.

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ARCHITETTURA

LA CASA DIVENTA ATTIVA
La "Active House" di Lystrup, l’ecocasa del futuro

di Naima Naspi

La "Active House"

pubblicato il 20/06/09

Fino ad un po’ di tempo fa, il non plus ultra dell’abitare ecologico sembrava essere la ‘casa passiva’, caratterizzata da un’elevata qualità abitativa, ed una sensibile riduzione dei consumi energetici, ottenuta grazie a tecniche costruttive innovative, sistemi di coibentazione più avanzata, e recupero del calore. Ovvero, come ha sintetizzato il professor Ronald Rovers, in occasione del Green Building Festival in Toronto, «ridurre con ogni mezzo possibile il fabbisogno energetico di un edificio», e produrre l’energia necessaria nello stesso stabile, mirando ad azzerare l’impatto ambientale. La penetrazione della luce del sole, la ventilazione naturale, il recupero del calore, il sistema fotovoltaico, sono alcune delle caratteristiche che contraddistinguono un edificio costruito secondo gli standard europei ‘Passivhaus’.
Ma ora si tenta di fare di più.

esempio di Casa Attiva

Il ‘salto energetico’ è stato fatto con la “Active House“: dall’emissione zero alla produzione di energia.
Rispetto alla casa passiva, quella attiva cattura più energia rispetto a quella necessaria per l’utilizzo degli occupanti: un esempio recentissimo è, appunto, la Active House progettata a Lystrup, un sobborgo della seconda città della Danimarca. Il paese nordeuropeo è all’avanguardia nell’applicazione degli standard europei, con una diffusione notevole, per ovvi motivi, delle case passive, che risultano essere sul lungo periodo molto più confortevoli ed economiche.
Ma, ottenuto un risultato soddisfacente, perché non puntare più in alto? Perché non tentare di azzerare davvero il debito con la natura? E’ stata senz’altro questa la riflessione che ha spinto a progettare la Active House, che in 30 anni riuscirà ad annullare i costi energetici utilizzati per la costruzione della casa stessa, lasciando un impronta inesistente sulla terra delle risorse adoperate.

esempio di Casa Passiva

Un’efficienza energetica molto elevata sarà ottenuta facendo affidamento sull’incredibile efficacia dell’isolamento, con l’aggiunta di uno scambiatore di calore che riscalda l’aria fresca durante l’inverno e la rinfresca d’estate. Dai 50 metri quadrati di celle solari verrà fornita acqua calda, ma  quando il sole non splende, una pompa elettrica alimenta una resistenza la cui energia proviene dalle celle solari sul tetto. Nei mesi invernali, la casa andrà ad acquistare energia elettrica, a partire da fonti rinnovabili.

E quando un mercato di massa di batterie di varia tipologia (come serbatoi all’idrogeno) avranno raggiunto un efficiente livello di convenienza e di fetta di mercato, la stessa energia potrà essere consumata e rivenduta ancor più facilmente.

esempio di Casa Attiva

Grazie ad un computer che controlla la temperatura e il clima degli interni, inoltre, le aperture delle finestre sono regolate automaticamente per un’adeguata ventilazione. In questo caso, poi, come spiega Rikke Lildholdt, project manager per la nuova Active House, «a differenza delle case passive, che in genere hanno aperture verso il lato sud, nel nuovo progetto di casa attiva le finestre sono disposte su tutti i lati». 

Lildholdt ammette con una certa reticenza che questo nuovo primo modello di casa attiva è risultato piuttosto costoso - 570.000 euro, «la versione Rolls-Royce», per usare le sue parole- e si dichiara convinto che non appena il progetto verrà studiato come prodotto commerciale, si otterrà un costo non superiore al normale: «Speriamo che venga fissato uno standard per le nuove case attive in futuro. Ma questo lo dobbiamo solo considerare un primo esperimento. Non stiamo costruendo case, stiamo costruendo un’idea».

I pionieristici abitanti di quest’idea, di quella che si può definire speranzosamente la casa del futuro saranno Sverre e Sophie Simonsen, con i loro due bambini di otto e sei anni. I Simonsen traslocheranno a luglio, impegnandosi a tenere un diario delle loro esperienze di vita nella nuova casa attiva.
Siamo ansiosi di leggerlo.

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