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EMISSIONI ZERO L’esempio di Hanham Hall redazione seroxcult
 pubblicato il 25/07/2009 Si è appena chiuso il G8, e tra i temi centrali c’è stato l’obiettivo della riduzione del 50% dei gas tossici entro il 2050. Le adesioni non sono state affatto unanimi, ma l’intenzione di andare nella direzione sembra interessi tutti i paesi coinvolti. Anche se sono le città esistenti a dover fare la parte del leone nella riduzione del gas serra a livello mondiale, anche se non intervenendo sulle metropoli e sui centri industriali non si risolverebbe nulla, è necessario sperimentare, trovare nuove vie, nuove maniere di vivere. E questo è più facilmente realizzabile in città costruite ex novo. Nuovi centri, dove studiare e sperimentare le tecnologie più avanzate.
Già negli anni ’70 l’architetto Paolo Soleri iniziò Arcosanti, nel deserto dell’Arizona: una città, acora work in progress, senza auto, basata sull’energia solare, sugli orti biologici, su materiali costruttivi naturali. Dall’anno scorso, queste nuove città utopiche ed ecologiche hanno iniziato a diventare una realtà. In Cina, in un’isola vicino a Shanghai, sta sorgendo Dongtan. Negli Emirati Arabi Uniti, in prossimità di Abu Dhabi, è in costruzione Masdar City. L’obiettivo di entrambe le città è quello di essere prive di emissioni di gas serra, di eliminare i veicoli a benzina entro il proprio perimetro, di utilizzare piani di riduzione degli sprechi ed energie da fonti rinnovabili.
Nascono poi altri centri più piccoli, meno ambiziosi, basati su soluzioni low-tech, come il Beddington Zero Energy Development (BedZED), attivo da sei anni nella zona londinese di Sutton. Sarà ancora proprio la Gran Bretagna a fare da capofila nella marcia contro i gas tossici: dal 2007, l’iniziativa Carbon Challenge promuove la cooperazione fra governo e costruttori per realizzare città ad emissioni zero con abitazioni ai livelli di sostenibilità più elevati; il primo di dieci complessi legati all’iniziativa è Hanham Hall, area di un ex ospedale vicino a Bristol. Progettato dallo studio londinese HTA, e finanziato da Barratt Developments e Homes & Communities Agency, il sito ospiterà 188 alloggi, dei quali 62 economici e 126 a prezzi di mercato, destinati ad anziani e acquirenti di prima casa. Le case avranno livelli elevati di isolamento, con pareti di pannelli isolati autoportanti; il centro sarà dotato di un sistema di riciclaggio delle acque piovane, e di sistemi a cogenerazione da biomassa vegetale, strategicamente collocati e dislocati nel vasto complesso. Ovviamente, in città si girerà esclusivamente a piedi o in bicicletta, mentre quando sarà necessario usare l’auto, si avrà disponibilità di un programma predisposto di car-sharing. Il progetto Hanham Hall, che sarà completata nel 2010, vuole dimostrare che è possibile raggiungere una considerevole diminuzione di utilizzo delle risorse naturali; in più, per vivere in perfetta armonia con l’ambiente, gli architetti hanno cercato di integrare le case nel paesaggio, creando un armonico rapporto tra architettura e natura.
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