I TETTI DI PARIGI
di Laura Collinoli
Sono i tetti ad incantare di più. Già, i tetti. Tutti uguali, precisi, ordinati. Come se qualcuno si fosse messo lì, con squadretta e righello, a disegnarne tutti i particolari, ogni dettaglio. Tetti ed abbaini, comignoli e tubi, scale e scalette, con le finestre che ne scrutano altre e tu che immagini, dietro quei vetri, storie diverse e tutte da raccontare. I tetti di Parigi, meravigliosa Parigi. Città degli innamorati, degli artisti, dei pittori, di chi suona, di chi ha voglia di cantare, di chi ama ciò che è più bello e aggraziato. Di chi sta lì, semplicemente lì. A respirare quell'atmosfera che è sintesi perfetta di storia e mondo che cambia, di tradizione e rinnovamento, di usanze e consuetudini che spesso sconfinano nel mito, in quelle storie che improvvisamente, e tu neanche te ne accorgi, diventano leggenda.

Non scatta subito, la scintilla con la Ville Lumière. Non è un colpo di fulmine. Certo è splendida. Con le sue chiese, i suoi monumenti, le sue opere d'arte, i suoi parchi perfettamente curati, dove ogni giardino è speculare all'altro, ogni aiuola disegnata col pennello. E poi i palazzi, così eleganti che si finisce sempre col naso all'insù, quasi a volerne fotografare ogni mattone, qualsiasi delizioso balcone, tutte le ringhiere.
Il colpo di fulmine, quello vero, autentico, reale, che fa girare la testa agli innamorati, arriva quando si sdogana la Parigi turistica e si incontra quella delle persone.
È la Parigi dei mille bistrots, dei café letterari, delle stradine del Marais o di Montmartre. Dei vicoli di Saint Germain, del lungo Senna.
 
È la Parigi degli Champs Elisées illuminati di notte, per cui è impossibile non fermarsi, almeno un attimo, e cercare quell'istantanea che rimarrà per sempre impressa dentro di te.
Gerstein amava dire come l'America fosse il suo Paese, e Parigi la sua città. Forse perché qui la vita è davvero tutta rosa, anche se spesso il cielo è grigio. Anche quando il freddo ti punge il volto e non vedi l'ora di osservarla dall'altra parte dei vetri. Da dietro le tende, quasi a volerla spiare. A capire, fino in fondo, cosa si nasconda nella sua storia, e ciò che appare invece nel presente. A fotografare come tutto si mescoli, dagli stili alle culture, dai popoli ai secoli, anche se nell'anima resta uguale a se stessa, in un misto di piacere ed eleganza, frenesia e rilassatezza.
Somiglia quasi ad un grande palcoscenico, dove ogni giorno va in scena lo spettacolo dell'arte e quello della moda, dove è bello scrutare la meraviglia della cultura e scoprire i tanti mondi differenti che qui convivono come in pochi altri posti.
Il foyer è la strada, sono le piazze, i vicoli, i giardini, i boschi che circondano la città. Nessuno ha una parte da recitare, ma tutti sono dentro lo spettacolo. Basta saperlo osservare, scrutare, apprezzare, amare fino in fondo. E pazienza se gli attori non sono tutti da Oscar. Se a molti, a fregarli, è ciò che da queste parti chiamano grandeur. Alla fine è solo un'aspirazione...
Si sa, dalla Gioconda a Carlà, il meglio i parigini lo hanno sempre preso in prestito dall'Italia.
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complimenti Laura, articolo bellissimo