VIVA IL NOMADISMO Lifepod, il prefabbricato hi-tech di Kyu Che di Naima Naspi pubblicato il 15/09/08 Se l'idea di fuga dalla città e di una vita libera e in movimento risulta essere sempre più allettante, ma meno allettante è la prospettiva di vivere in una roulotte un po’ claustrofobica, ecco un suggerimento quantomeno affascinante: il Lifepod di Kyu Che, un prefabbricato ultratecnologico ed ecosostenibile. Originariamente concepito nel 1997, il Lifepod può essere installato ovunque, ma davvero ovunque: sulla spiaggia ma anche sull’acqua stessa, su una montagna, sospeso tra gli alberi, parcheggiato nel giardino o addirittura appollaiato sulla terrazza all’ultimo piano di un palazzo.
Basato sul tradizionale concetto di yurta o ger mongola, che ha già stimolato la fantasia degli architetti affascinati dalla vita into the wild (vedi la Yurta "ottimizzata" di Marcin Padlewski e Anissa Szeto), il Lifepod si ispira al concetto di nomadismo utilizzando però le più avanzate tecnologie automobilistiche, aeronautiche, nautiche e spaziali del 21° secolo.
Il prefabbricato è concepito come un "quadrupede", che può trovare l’equilibrio spostando le sue zampe, e appigliandosi con facilità ovunque; inoltre, tutte le parti del Lifepod sono state progettate per essere facilmente modificate, smontate e spedite in un contenitore di 40 piedi di grandezza.

È una struttura sostenibile ed allo stesso tempo high tech, costruita per essere altamente trasportabile, e pienamente autosufficiente: è pienamente funzionante staccato da qualsiasi rete elettrica e idrica.
La capsula indipendente “per una vita da nomade moderno” ha inoltre il considerevole pregio di potersi adattare ad ogni ambiente modificandolo in modo irrilevante, senza sfigurare la natura con una costruzione invadente, non avendo fondamenta né parti fisse di alcun genere. Si può utilizzare la capsula quadrupede, ampiamente panoramica essendo dotata di due pareti interamente di vetro, come luogo di riflessione, di meditazione, rifugio dallo stress del quotidiano, magari appeso agli alberi di un bosco o anche solo appoggiato in una zona tranquilla del nostro giardino. Questo il suggerimento dell’autore, l’architetto/artista di origine coreana Kyu Che, di stanza a San Francisco, dove ha ricevuto riconoscimenti internazionali per i suoi progetti, che vanno da interni hi-tech a progetti di arte sperimentale.
 La sua predilezione per edifici leggeri, meditativi, quasi intrisi di filosofia orientale, ma altamente tecnologici, si associa ad una entusiastica partecipazione a organizzazioni senza scopo di lucro coinvolti in arte, la sostenibilità ambientale e servizio alla comunità, tra cui l'Istituto Earthwatch in Sardegna.
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