WORLD BUILDING OF THE YEAR AWARD: L’EDIFICIO DEL 2008 E’ ITALIANO Il World Architecture Festival Barcellona, dal 22 al 24 ottobre 2008 di Naima Naspi pubblicato il 27/10/08 Mentre ancora a Venezia la Biennale di Architettura è in pieno svolgimento, anche un altro evento mondiale si è svolto, stavolta a Barcellona: il World Architecture Festival. La città, ed in particolare il suo Centre de Convencions Internacional (CCIB), hanno ospitato infatti dal 22 al 24 ottobre un ricco calendario di appuntamenti. Una serie di workshop, convegni, giri turistici per la città, ed eventi, tra i quali un concorso di idee per le scuole di Architettura, una mostra dedicata alle varie tipologie architettoniche secondo la regione di provenienza, una mostra tematica incentrata sui temi “'Creativity, Capacity, Responsibility”, e la premiazione di un concorso d'architettura dell'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano.
Il concorso prevedeva 16 categorie (Civico, Cultura, Ufficio, Piacere, Produzione, Religione, Shopping, Sport, Trasporti, Sanitaria, Vacanza, Casa, Insegnamento, Natura, Riciclo e Nuovo & Vecchio), riservate a edifici realizzati tra il 1° gennaio 2007 e il 20 giugno 2008. Tra questi una giuria internazionale ha scelto le 16 migliori opere di ogni categoria, per un totale di 256 edifici. Le opere selezionate sono state esposte al Festival, e durante la Awards ceremony, tenutasi nell’Edificio Forum del Grand auditorium durante l’ultima giornata del Festival, è stato comunicato il vincitore del primo premio del Prix de Barcelona, scelto da una prestigiosa giuria costituita da professionisti e critici di tutto il mondo, come Norman Foster, Stefan Behnisch, Will Alsop, e molti altri: il World Building of the Year Award è andato allo studio Grafton Architects, per la nuova sede dell'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano.

Lo studio, guidato da Shelley McNamara e Yvonne Farrell, ha avuto la meglio su decine di progetti, tra i quali figurano sia le ultime creazioni di archistar come Zaha Hadid e di studi come Skidmore Owings Merrill, Kohn Pederson Fox, Nikken Sekkei, Denton Corker Marshall, sia le proposte di architetti meno conosciuti a livello internazionale. Il panorama è stato davvero mondiale: si va da una toilette pubblica in Texas a un centro di salute pubblica in Burkina Faso, a una grande gabbia per elefanti disegnata dallo studio Forster. Insomma, un vero giro del mondo per raccontarci a cosa somiglierà la nostra vita e il nostro mondo nel prossimo futuro, soprattutto considerando che intorno all'architettura contemporanea si gioca una partita che è insieme economica, identitaria, sociale. Parlando alla cerimonia di premiazione, il direttore del Festival Paul Finch ha descritto l'edificio della Bocconi opera di Grafton come “un pezzo di design totalmente 3D”, e ne ha lodato il rapporto con la città. Uno sguardo al processo di valutazione può essere dato attraverso le parole di Catherine Slessor, managing editor di The Architectural Review: «Dopo una giornata trascorsa ad assorbire e criticare le presentazioni da parte dei vincitori delle 17 categorie, la super-giuria composta da Cecil Balmond, Ricky Burdett, Charles Jencks and Süha Özkan si è ritirata per decidere il verdetto. Robert Stern è stato coordinatore, presiedendo su una vivace e gioiosa discussione. Il dibattito, d’accordo con Stern, è stato guidato dall’obiettivo di premiare un architettura che “pensi su questioni complesse in un modo fantasioso”. […] E’ rapidamente diventato evidente il forte appoggio per l’edificio universitario dei Grafton Architects a Milano, che ha impressionato la giuria con la sua densità fisica e concettuale». L’edificio, infatti, nelle parole di Ricky Burdett, “prende il DNA di Milano e gli accorcia la gonna”; secondo Suha Özkan “porta la città nel campus”; infine, secondo il presidente Stern, “con le sue allusioni alle mega-strutture moderniste, riprese e riconcepite per il XXI secolo, è uno di quei grandi edifici che vi permette di vedere un momento del passato in un modo totalmente nuovo”.
Un accenno agli altri premi: per la categoria dell’edilizia civile ha vinto lo studio Buro II, con il Guangzhou Baiyun International Convention Center; per la cultura, lo studio norvegese Snøhetta, con l’Opera House di Oslo; per la categoria Riciclo-Nuovo&Vecchio, gli architetti Batlle & Roig, con “La Vall d'en Joan”, operazione di restauro del paesaggio di una discarica controllata in Spagna. E così via, per un totale di 16 categorie. Complessivamente, il World Architecture Festival si è rivelato come un vero e proprio sguardo globale sulle opere di uomini e donne che hanno l’opportunità e la capacità di cambiare il volto e le sorti di quartieri e città.
World Architecture Festival di Barcellona: www.worldarchitecturefestival.com Studio Grafton Architects: www.graftonarchitects.ie Studio Buro II: www.buro2.be Studio Snøhetta: www.snoarc.no
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