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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.

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WARNINGS/OGGI IN ITALIA

MILANO - dal 10 al 21 marzo 2010 – ZAMENHOF - Il senso del colore
ZAMENHOF
Via Ludovico Lazzaro Zamenhof 11 (20136)
+39 0283660823
galleria.zamenhof@gmail.com
www.galleriazamenhof.com
orario: da mercoledì a domenica ore 15-19
vernissage: 10 marzo 2010. ore 18.30
curatori: Alessandro Baito, Valentina Carrera
autori: Giacobino, Pier Giorgio Ballerani, Andrea Borgonovo, Ewa Chacianowska, Luigi Marchesi, Maurizio Molteni, Marco Post Morello, Simona Ragazzi, Federica Varotto

Ballerani e Borgonovo, Ewa Chacianowska, Giacobino, Marchesi, Molteni e Morello, Simona Ragazzi e Federica Varotto sono scultori, fotografi e pittori. In molti di loro si deve però anche notare quanto l’indagine artistica riesca, attraversando trasversalmente queste apparenti categorie, di volta in volta a creare un’esperienza unica, che può trasformare una fotografia in un quadro, un quadro in una scultura, una scultura in un’emozione primaria. Ogni opera si nutre poi della sua apparente semplicità per proiettare verso l’esterno, in modo chiaro e diretto, il nucleo della sua essenza.
È appunto la ricerca di questa essenzialità il percorso lungo il quale i curatori hanno cercato e infine selezionato gli artisti di questa mostra, riconoscendo oggi il ripetersi di una dinamica già vissuta dall’arte circa un secolo fa.
Nella transizione tra il XIX e il XX secolo ci fu un profondo mutamento storico-artistico che portò al progressivo allontanamento dall’impressionismo ottocentesco verso una rottura della rappresentazione nei suoi elementi costitutivi, e cioè i colori. Ci riferiamo in questo senso al puntinismo, al cubismo e al futurismo, o all’unicità di Piet Mondrian.
Nello stesso modo oggi, nella critica transizione tra il XX e il nostro secolo, possiamo individuare una nuova attenzione per le strutture fondanti l’esperienza umana.
C’è però una differenza sostanziale che viene ad evidenziarsi tra i due periodi. Un secolo fa la ricerca era tesa all’individuazione degli elementi costitutivi di un reale che progressivamente veniva sempre più disfacendosi, fino alle conseguenze di quel trauma che fu la Prima Guerra Mondiale. Oggi invece possiamo parlare, in relazione ad un mondo in crisi che sembra non ritrovare quell’equilibrio necessario per saldamente costruire un futuro certo, di una ricerca individuale, che non dimentica però di proiettarsi verso il collettivo; ricerca intellettuale, che non perde però potenza sfociando in aridi intellettualismi; una ricerca politica ed esistenziale alle radici del senso.

Partendo, consciamente o inconsciamente non importa, dalla Fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty gli artisti in mostra sono capaci di individuare dei campi, sostanzialmente monocromi, che riflettono la sfera primaria dell’esistenza. È in questo senso che il colore dev’essere interpretato: manifestazione di un’emozione, di un sentimento, di un’idea archetipica, che si staglia nel campo visivo dell’osservatore per indicare un punto di partenza su cui costruire una nuova struttura interpretativa.
Le singole individualità, ciascuna in un rapporto dialogico con un certo tipo di tradizione artistica, attraverso la sovrapposizione o la sottolineatura o l’evidenziazione di alcuni semplici elementi, sottolineano quindi quale può essere un’ipotesi credibile di sviluppo.

Alessandro Baito


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