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TORINO - dal 12 al 31 marzo 2010 - MICRO MACRO ART ZONE - PermanenteDinamica 2010 #3 - Falcone | Ferraris | Sorrenti MICRO MACRO ART ZONE Via Principi D'Acaja 14 (10138) +39 3389077600 info@micromacroartzone.org micromacroartzone.org orario: giovedì dalle 19 alle 21 o su appuntamento, visibile dalla vetrina 24/24 ore vernissage: 12 marzo 2010. ore 18,30 curatori: Alessandro Novazio Griffi autori: Elvira Falcone, Paola Ferraris, Domenico Sorrenti patrocini: Griffi Gioiellerie, Oxana Kichenko Dance note: Ore 18.30 Svernissage Permanente Dinamica 2010/2, Ore 19.30 Vernissage Permanente Dinamica 2010/3. Artisti presenti in galleria. Al termine aperitivo offerto
Lo sviluppo verticale delle Digigrafie di Donato Beppe Prosdocimo evoca la solitudine dei soggetti fotografati. Indifferente la presenza o la completa assenza dello sfondo in cui sono collocati. Una grande città come Milano alle spalle di un uomo che fuma. Lo sfondo bianco fantasmatico per una donna seduta. Alone together – Solitudine, ma insieme. Anche la “Sposa Esplosa” di Ramona Vada evoca solitudine e non solo . Mentre con le sue Sky Architecture, con Lia Pascaniuc diventa evidente (ribaltando lo zenit con l’orizzonte, da un lato ne sottolinea la presenza dall’altra la evoca) la solitudine di un detenuto, di uno straniero e del contesto circostante (l’architettura appunto) come prigione, che sia la casa, la città, il nostro ruolo sociale o noi stessi. Ed è proprio la città, il suo skylight, il tema ricorrente nel lavoro di Domenico Sorrenti “i quadri esposti sono paesaggi inventati, costruiti senza un progetto. Un viaggio in cui le esperienze si sommano e i luoghi si incastrano. Sono paesaggi privi di traccia umana ma a volte con riferimenti del suo passaggio. Il paesaggio rimane un pretesto per una maggiore libertà … espressiva” . Alone Toghether. Nei quadri di Sorrenti “privi di traccia umana” si completa la metafora. . Il „paesaggio piatto“ („flatscape“) come da concetto incisivo di Norberg-Schulz’ è sotto gli occhi di tutti, queste Nothing Zones sono dei non luoghi, dove le peculiarità e le diversità locali sono in costante declino o addirittura estirpate. Il supermercato, la zona commerciale, la zona pedonale, sono uguali dappertutto, come l’ufficio, la scuola, il palazzo, l’ospedale o come nei quadri di Elvira Falcone “ è l’autobus il non luogo dove uomini e donne mostrano la fatica di vivere e la dicotomia tra espressione di vita vissuta e vita immaginata”. Solitudine, prigione , alienazione. Alone together, La stessa sensazione si ha guardando il lavoro di Paola Ferraris. Uomini in armi che avanzano nel deserto, dilatati, sospesi e ancora una volta soli. Come un esercito, gli abitanti della città hanno qualcosa in più in comune che tutti gli altri organismi sociali. I cittadini hanno la tendenza a vestire uguale e la propensione di consumare la stessa cultura ma è ancora piu’ evidente il collegamento tra città, solitudine e guerra se si riflette sulle sue origini. La città-mondo perfeziona la sua guerra contro la natura cancellandola in favore all’artificiale e riducendo quel che la circonda a semplici „ambienti“ proprio come nei quadri di Sorrenti , nelle foto di Pascaniuc, Vada e Prosdocimo. Ma non solo. “Le armi e la conduzione della guerra per la città erano e … sono necessità cardinali, addirittura definitorie. Spersonalizzazione e frammentazione del lavoro sono premessa del carattere espansionistico inerente alla dinamica urbana. Nella realtà urbana si tratta primariamente d’affari e di commercio, con una dipendenza pressoché totale dal supporto esterno per sopravvivere. Proprio per garantire una tal esistenza artificiale e fin dalle prime città-stato sumere (che per esempio, facevano continuamente la guerra) i patriarchi delle città hanno sviluppato un’inevitabile propensione alla guerra„ Fuori la conquista, in casa propria la repressione,“ con le parole di Stanley Diamond.
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