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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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WARNINGS/OGGI IN ITALIA

IL SOTTILE MALCONTENTO
CHE TI SUSCITA LA LETTURA DE I MALCONTENTI

Nel migliore dei mondi possibili
c’è un libro di Paolo Nori da leggere, e infatti lo leggi
.

“I Malcontenti”, di Paolo Nori

di Fabrizio Gabrielli



pubblicato il 28/06/2010
Quando vado alle spiagge e, per dire, me ne sto tutto il tempo sdraiato su un fianco a leggere un libro, credici o no, mi viene da provare una sensazione come d’incompletezza, come se non avessi vissuto appieno l’esperienza “andare alle spiagge”. Come se quel mondo non fosse il migliore dei mondi possibili. Il libro che ho letto per tutto il tempo sdraiato su un fianco, l'ultima volta che son stato alle spiagge, era I Malcontenti di Paolo Nori (detto tra noi, nella sua bell'edizione Einaudi I Coralli, con la copertina bucciadaranciata, e senza boccia d'aranciata al fianco).

Son lì che quasi il fianco comincia ad indolenzirsi e capito su pagina sessantanove; c'è scritto “queste cose facevano tornare in mente il personaggio del Candido di Voltaire, Pangloss, che pensava che il mondo in cui viveva fosse il migliore dei mondi possibili: i nasi erano fatti per portar degli occhiali, e infatti c'eran gli occhiali; le gambe erano fatte per essere imbragate, e infatti c'eran le braghe; le pietre erano fatte per fare i castelli, e infatti c'erano i castelli. E le cose non potevano essere altrimenti. Pròvaci, funziona la metafora di Pangloss e del migliore dei mondi possibili, funziona un po' per tutte le esperienze.

Io ho provato ad applicarla al mio miglior mondo possibile quando si è alle spiagge. Ci sono i lettini fatti per stare sdraiati, ma anche supini e anche su un fianco - ed infatti uno generalmente se ne sta sdraiato, poi supino, poi su un fianco; ci sono le signorine che si fanno guardare, e infatti uno poi finisce per guardarsela, qualche signorina. Ci sono le sigarette da sfumicchiare, ed infatti te le sfumicchi, delle sigarette. E c'è il mare nel quale potersi tuffare, ed infatti, se ti vivi appieno l'esperienza “andare alle spiagge”, capita che te lo fai, un tuffo a mare. Infine, ci sono le pèsche da mangiare subito dopo il bagno: chiaro che una pèsca, siam tutti d'accordo, te la mangi, nel miglior mondo possibile quando sei alle spiagge.

Poi che c'entra, nel migliore dei mondi possibili, ti dicono, c'è l'ultimo libro di Paolo Nori da leggere, ed infatti te lo leggi. Si chiama I Malcontenti, e malcontento rimani pure tu, dopo averlo letto, forse per gl'esiti della storia di Nina e Giovanni “raccontata come la scena del pranzo in quel film di Lubitsch”, ti dici, vale a dire senza entrare mai troppo a fondo delle vite di Nina né di Giovanni, quanto piuttosto affidandosi al punto di vista di Bernardo: ma no, non dipende da quello, quel sottile moto interno d'insoddisfazione.

Vai a fondo, t'inerpichi tra le giornate di Bernardo, Bernardo Provenzano, che quella storia là la racconta con duecentosettantatre minicapitoli; forse vien facile e vieppiù banale la metafora, duecentosettantatre pizzini, ch'immortalano le gesta della bambina di quattro anni (gl'aficionados blogaholics del Nori giàssan), di Gianni Morandi e delle sue mani grandi, di Borsellino e di Vecchioni, tutti nomi imprestati o quasi, vien da pensare, o quasi. No: il malcontento non viene neppure da qua.

E ne sottolinei molti, di quei pizzini,

E ne rileggi tant'assai, di quei pizzini.

M'è venuto pensato, durante lo scandagliamento, che quando pensi certe cose che poi le pensa pure qualcun altro (e quel qualcun altro è uno degli scrittori che più ammiri, tipo Nori, tipo ne I malcontenti), poi, ti senti quasi in colpa, ti vergogni pure un po’, d’aver pensato e d’aver voglia di ripensare a quelle cose là. Forse è da qua che sgorga quel fetido refluo d'insoddisfazione.

Sembra che nella narrativa giovane contemporanea (rubo 'l termine al Liguori, grazi'assai), ogni ardimentoso utilizzo della sintassi propria della lingua parlata - magari evitando l'aggettivo ardimentoso - conduca de facto - magari evitando de facto - ad una supposta paolonorizzazione. E c'è da credere, allora, che è come se Nori avesse inventato, brevettato, impresso a fuoco il proprio marchio su una stilosa maniera di riemergere dall'acqua dopo un tuffo, ch'è una cosa che fanno tutti, riemergere dall'acqua dopo un tuffo, ma in una maniera che seppur disinvolta ricorda quella di Nori; ed allora, ecco che sembran tutti Paolo Nori, quando riemergono dall'acqua come riemergerebbe Paolo Nori.

Insomma: il malcontento suscitato dalla lettura de I Malcontenti, forse, dipende dal fatto che l'abbia scritto Paolo Nori. Ma forse è solo una mia impressione, ed io, lo si sa, abito tutt'altrove dal migliore dei mondi possibili.

Paolo Nori  

I Malcontenti
ed. Einaudi - I coralli

2010

pp. 166 - € 16,00


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