|

Giulio Fabbri Donna Cavallo fino al 16 luglio 2009 SeroxLab
VISITA LA MOSTRA/VISIT THE SHOW
La vita segreta… della Donna Cavallo di Barbara Galati
I luoghi che la circondano sono fonte di incredibili scoperte, per chi osserva La vita segreta della Donna Cavallo, in cui la protagonista guarda, esamina e cerca frammenti di una compiutezza inesistente, si muove con circospezione e stupore in un ambiente essenziale e sintetico, in cui le minime variazioni diventano tratti caratteristici della sua “nuova specie”. a giornata della protagonista si svolge all'interno di mura domestiche, la sua quotidianità è avvolta da un’atmosfera afosa e asfittica, immersa in un bagliore come proveniente da una lampada a vapori di sodio, una luce gialla capace di dare una visione precisa, concedendo maggiore profondità allo stato delle cose. Le immagini del giorno sono evidentemente alterate, gli ambienti profondamente deformati, quali rappresentazioni dell'angoscia per il futuro, amplificata dal particolare stato di ansia appartenente a chi sta per generare un figlio. L’artista fa percorrere alla protagonista un cammino di ricerca, ricostruendone la vita quotidiana di ambiente in ambiente, spiando e documentando “la sua vita segreta”. Come protagonista degli scatti, si materializza una creatura bizzarra ma al contempo affascinante, apparentemente esclusa dal mondo degli uomini, ma in realtà solitaria e alla ricerca di un luogo sicuro, costretta a spostarsi continuamente per non essere scoperta: la Donna Cavallo vive in luoghi obsoleti, cosparsi di oggetti dimenticati, privi di coordinate e di inutili orpelli, testimonianze di una società in miseria; si muove in ambienti turbati dalla latente presenza del passaggio umano, come unica testimonianza vitale di questi luoghi. Essere ibrido, costretta ad abitare l’immaginario iconografico di Giulio Fabbri, che comunque riesce a sdrammatizzare, facendo ricorso ad immagini che richiamano alla fiaba, alla messinscena, all’ironico e al grottesco. Attraverso il racconto per immagini, Fabbri analizza il rapporto tra l’umano e il bestiale, dando importanza a quell’istintualità smarrita nel corso del cosiddetto progresso. Questa visione che l‘artista ci propone serve a far comprendere quanto l’animalità fa parte di noi, divenendo specchio della nostra dissociazione mentale di uomini “civilizzati”. Alla stregua di un documentarista, Fabbri ha seguito per noi i movimenti della Donna Cavallo immortalandoli in una serie di fotogrammi, diurni e notturni, in cui la protagonista, silenziosa e unica presenza che abita questi luoghi carichi di elettrica visionarietà, è costretta al continuo vagare, alla costante ricerca di un luogo dove appartarsi per trovare la quiete necessaria all’evento. Le fasi del giorno e della notte sono differenziate, oltre che dagli stati d’animo generati dalla protagonista, anche dall’ambiente rappresentato. Gli scenari notturni sono periferie agricole dove campi, fiumi, boschi si trasformano in fondali da leggenda, ottenebrati ed irreali. iulio Fabbri ha cercato di immaginare la vita di questa strana creatura, tentando di cogliere la ricchezza e la varietà dei suoi stati d'animo. Sua dimensione ideale è la notte, in cui la quiete regna sovrana, dove può finalmente uscire allo scoperto e spostarsi da un luogo all’altro, libera di incontrare esseri suoi simili. In questo contesto, l’oscurità rappresenta una dimensione onirica che esprime profonde verità sul luogo e sul modo in cui riconquistare la realtà. “La vita della Donna Cavallo” non pretende di rappresentare un nuovo mondo mutato dalla scienza o dalla tecnologia, né un essere reietto generato dalla fiera delle atrocità; piuttosto, la sua esistenza cresce e si sviluppa come un racconto di vita finalmente libero di manifestarsi a tutti, con la speranza del lieto fine che è rappresentato dalla creatura che tiene in grembo. Giulio Fabbri, come molti altri artisti, si serve della metafora uomo-animale per esprimere un’opinione sul mondo e per fare critica sociale, pur rimanendo ancorato ad una rappresentazione che si lega al racconto favolistico e alla leggenda, utilizzando altresì l’espediente dell’ironia e del grottesco per sdrammatizzare il dualismo umano-bestiale che è in tutti noi. Parlare di animalità come contiguità all’umano significa anche riferirsi al mondo della vita interiore, ai luoghi spesso incomprensibili e sconcertanti dell’inconscio da esplorare, guardando ad essa come unica possibile metafora dell’esistenza. In fondo, le creature mitologiche sono sempre dotate di poteri e conoscenze sovrannaturali, capaci di rivelare i misteri della vita, ed è come se tutti gli esseri generati dalla fantasia dell’uomo servissero a far nascere nuove forme di condivisione, e di accettazione dell’altro da sé.
Giulio Fabbri: biografia
Giulio Fabbri è nato a Ferrara (1963), dove vive e lavora.
Laureato in ingegneria edile, inizialmente si occupa di progettazione architettonica, vincendo alcuni concorsi di architettura (nel 1990 a San Benedetto Po, nel 2003 ad Avellino, segnalato nel 1995 dalla "International Small House Competition" di Los Angeles), e realizzando numerosi edifici pubblicati in riviste e libri specializzati.
Negli ultimi anni, intensifica la ricerca in campo artistico sviluppandola in vari settori delle arti visive, dalla pittura, alla fotografia e pittura digitale, alla scultura, nonché creando installazioni scenografico-ambientali. Misurandosi con le tecniche tradizionali e i new-media, sperimenta nuove forme e nuovi materiali, e realizza opere in cui convivono elementi di natura eterogenea e in cui vengono reinterpretate le avanguardie, l’arte storica e le nuove tecnologie.
La ricerca artistica formale procede parallelamente sia in campo bidimensionale che tridimensionale, presentando diverse analogie. Le opere tridimensionali, infatti, risultano aggregazioni di parti distinte ed autonome, in cui convivono elementi geometrici astratti ed elementi figurativi organici e zoomorfi, corpi dalle proporzioni reali e corpi dalle proporzioni evidentemente alterate, superfici lineari e superfici materiche. Analogamente, le opere bidimensionali sono il risultato di una scomposizione formale e di una successiva aggregazione degli ambienti o delle figure rappresentate, in cui le varie parti sono ben distinte e individuabili, caratterizzate da diverse forme, colori e materiali, in un’alternanza di analogie e contrasti.
Esposizioni Collettive
2003 – “Decontestualizzazione”, associazione culturale Ottotipi - Bologna
2004 – “Fabbri-Furini-Spinardi”, Zuni Arte Contemporanea - Ferrara
2006 – “Murri Public Art 2006” - Bologna
2006 – “Segni 20x20 2006” - Torino
2007 – “Curator’s collection”, MLB home gallery – Ferrara
2007 – “Il ciclo della carne”, Prisciani gallery – Ferrara
2007 – “Premio scultura Maranello 2007” - Maranello (Mo)
2007 – “Diesel Wall 2007” - Milano, Toronto, Copenhagen, Beijing
2007 – “Chelsea International Competition”, Agora Gallery - New York
2007 – “Biennale GenovARTE 2007” - Genova
2007 – Finalista al “Premio Celeste 2007” - Roma
2008 – “Segni 20x20 2008” - Torino
2008 – “Probabili indizi”, Palazzo Stella - Genova
2008 – Premio della Giuria “Saturarte” - Genova
2008 – Menzione speciale “Premio Arte Laguna”, Istituto Romeno di Cultura - Venezia
2009 – “Dualismo”, Galleria Rosso Cinabro - Roma
|