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DUE MINUTI E TRENTADUE SECONDI CON MARZIA Intervista a Marzia Migliora di M. Fabiana Bellio
pubblicato il 07/09/2009 Marzia Migliora è un’artista italiana che vive e lavora a Torino. Nel corso degli anni ha firmato importanti progetti, e in occasione della 39ma edizione di Forme nel verde presenta, con 2 minuti e trentadue secondi, quattro sedute girevoli che accolgono i visitatori degli Horti Leonini, splendido esempio di giardino all’italiana, sito in territorio toscano.
M.Fabiana Bellio/ Nel presentare la tua opera per Forme nel verde hai parlato di un coinvolgimento offerto dallo spazio allo spettatore, una sorta di viaggio contemplativo. Vuoi approfondire questo discorso?
Marzia Migliora/ I giardini sorti a San Quirico d’Orcia intorno al 1581 furono voluti e realizzati da Diomede Leoni, su un terreno donatogli da Francesco I dei Medici. Come si evince dai carteggi dell’epoca, la concezione del giardino per il Leoni ha precorso i tempi, realizzando questi horti per “li viandanti”. Fin dalla sua nascita questo luogo fu concepito per il pubblico, e pur abitando l’orto, Leoni concedeva all’ospite di beneficiarne. Avendo individuato, durante il sopralluogo, che il giardino era mancante di una postazione per la sosta, ho progettato per gli Horti Leonini quattro sedute mobili che compiono una rotazione di 360° sul proprio asse. Due Minuti e trentadue secondi si propone come un rinnovato invito all’osservazione e alla scoperta attraverso l’offerta di un altro punto di vista, una visuale nuova tramite un movimento passivo del fruitore che, nonostante la posizione statica, viene trasportato dalla dinamicità della seduta. Gli chiedo di accomodarsi in una postazione ombreggiata e, con il semplice atto del fermarsi, di prendere atto della pausa, in un ritmo circolare che necessita solo di porre lo sguardo sull’horto e di lasciarsi trasportare.
M.F.B./ Da Due minuti e trentadue secondi emerge l’importanza data al vissuto di un luogo. Da dove trae origine questo tuo approccio? E’ una costante del tuo lavoro?
M.M./ Credo che sia importante relazionarsi con l’ambiente nel quale un’opera andrà a vivere, in particolare nel caso di una commissione per un luogo così ricco di storia. La bellezza della ricerca è proprio il tentativo di trovare un contatto, un dialogo tra il proprio pensiero e ciò che un dato luogo rappresenta. Il risultato è un progetto, ovvero un pensiero ragionato. Sovente, le fonti dalle quali la ricerca inizia sono lo stimolo per mettere in moto un meccanismo di rimandi e connessioni, guidato dai temi entro i quali la ricerca stessa solitamente si muove.
M.F.B./ Ti esprimi da sempre con mezzi e materiali diversi ed eterogenei: per l’occasione, hai realizzato le quattro sedute in acciaio, un elemento certamente non molto affine alla natura di cui le installazioni si circondano. Come sei riuscita ad ottenere l’equilibrio dell’ambiente?
M.M./ Le superfici delle quattro sedute sono realizzate interamente in acciaio cromato, e la lucidatura consente di portare sulla struttura il riflesso del circostante, attirando a sé l’immagine del luogo in cui la struttura stessa ruota. Con l’impiego di questo materiale, le sedute e l’horto diventano un tutt’uno, e ciò mi ha consentito di accordare un elemento contemporaneo come l’acciaio ad un impianto di architettura di un giardino cinquecentesco.
M.F.B./ Rileggendo la storia del tuo percorso artistico, da Ortiche (2001) ad oggi, ho notato un’attenzione particolare nei confronti del passato e della memoria. Ci sono altri punti importanti nel tuo lavoro di cui vorresti parlare?
M.M./ Essenzialmente, è l’esperienza che produce i progetti. Lo scarto che trasforma un’esperienza semplicemente vissuta in un progetto è determinato dall’impatto. L’autenticità, in questo processo, ha un valore: è autentico ciò che riesco a condividere e in cui mi riconosco. Nella letteratura, nel cinema, nella danza e nel teatro contemporaneo trovo dei compagni di viaggio, utili a mettere in moto le idee. Ma anche la cronaca fa parte di ciò che mi circonda, e talvolta entra nel lavoro in maniera naturale, scivolando nella famiglia di tematiche che da anni convivono nella mia ricerca.
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M.F.B./ Svelaci infine, e se puoi, un tuo progetto futuro.
M.M./ Avendo vinto il concorso Twister, promosso dalla regione Lombardia, sto lavorando ad un progetto per il Museo del ‘900 a Milano, che prevede un’anticipazione a Palazzo Reale il 2 Ottobre 2009, mentre l’opera nella sua interezza sarà fruibile in coincidenza con l’apertura del Museo, prevista per Novembre 2010. Il titolo del lavoro è Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia, e prende vita dalle stesse installazioni presenti nella collezione della galleria. Il progetto consiste nella creazione di un percorso di visita - una sorta di visita guidata, in sostanza - godibile attraverso un dispositivo sonoro, realizzato in collaborazione con il designer Giulio Iacchetti, che gli ospiti potranno ritirare all'ingresso del museo stesso.
www.marziamigliora.com
"Forme nel Verde", 39ma edizione a cura di Marco Pierini Horti Leonini, San Quirico d'Orcia (SI) dal 25/7 al 25/9/2009, tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00 Ingresso Libero
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