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SAPERE NON SAPERE INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI di Carlo Sala

pubblicato il 30/04/2010 In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.
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 Colophon 2009 - International Magazine Symposuim Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.
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UN FLASH DI CONTEMPORANEITÀ Intervista a Giancarlo Politi di Loredana Barillaro
pubblicato il 22/07/2009 Osservatore privilegiato della scena artistica internazionale, nonché protagonista egli stesso, Giancarlo Politi è forse la voce più temuta e agognata da artisti e addetti ai lavori. Il direttore della rivista Flash Art ci racconta il mondo dell’arte visto da vicino, colto con occhi e strumenti da intenditore, permettendoci di afferrare, in anteprima, tutto ciò che è avanguardia nell'arte, chiave di lettura di un sistema in cui talora pregi e difetti, vizi e virtù, sono facce della stessa medaglia. Ecco dunque lo scenario dell'arte contemporanea in un'analisi che riguarda da vicino lo stato dell'editoria dell'arte. Amato o odiato, osannato e criticato, le sue scelte editoriali sono il sintomo di ciò che è il meglio nel panorama artistico attuale. E allora, di Giancarlo Politi e del suo giudizio, forse, non si può proprio fare meno.
Loredana Barillaro/ Assieme ad Helena Kontova sei l'ideatore di Prague Biennale. Che differenze pensi ci siano con la più famosa Biennale di Venezia, attorno a cui ruota da sempre un grande fermento mediatico? Giancarlo Politi/ PRAGUE BIENNALE è una manifestazione dal budget veramente ridotto, quasi inesistente: il costo totale infatti, con 250 artisti invitati, incluso un bellissimo catalogo da far invidia a Venezia e Kassel, viaggi e ospitalità dei curatori e numerosi artisti, è stato di 45.000 euro. CIOE' MILLE VOLTE MENO DELLA BIENNALE DI VENEZIA, che, al contrario, se si escludono i padiglioni nazionali il cui costo è a carico del paese proprietario, non ha invitato così tanti artisti, non ha ospitato né offerto il viaggio a nessun curatore o artista. Gli artisti italiani hanno dovute spedire le opere a loro spese. Ma PRAGUE BIENNALE è soprattutto una manifestazione di nicchia, cioè legata ad alcuni temi topici e specifici: la pittura e le sue espansioni (“Expanded Painting”, appunto, viene denominata una delle grandi sezioni che la caratterizzano) e l'arte nuova nell'Europa Centrale. A PRAGUE BIENNALE presentiamo oltre 120 pittori giovani e giovanissimi da tutto il mondo: chi è interessato alla tematica della pittura, al suo evolversi o espandersi o incepparsi, non può ignorarci. Allo stesso modo chi è interessato alle vicende artistiche del territorio e di paesi come la Polonia, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacca, deve venire a Praga. Soprattutto a questi due paesi, ora in piena espansione artistica, offriamo spazio e visibilità, in tutti gli aspetti della loro creatività, nuova e storicizzata. Nessun'altra Biennale o Documenta o Manifesta offre tanto come le nostre tematiche.
LB/ Sei un osservatore privilegiato del mondo dell'arte da molti anni, oltre ad esserne protagonista tu stesso. A tuo parere come si è evoluta l'arte contemporanea in quasi mezzo secolo di esperienze? GP/ Non ho mai pensato che l'evoluzionismo darwiniano possa applicarsi anche all'arte. Certo, l'arte diventa sempre più intelligente e raffinata, semmai oggi pecca di "bizantinismo" ma non penso che Burri sia meno evoluto di Cattelan, e Rothko di Andro Wekua. Io parlerei semmai di diverso approccio nei confronti del reale e del sociale. Che oggi è più consapevole, colto e raffinato... Invece il sistema dell'arte si è ingigantito in modo da far paura. In alcuni casi è diventato un mastodontico luna park dove tutto è permesso (vedi la Biennale di Venezia e le sue espansioni quest' anno), e che sta rimescolando le carte anche sui concetti di qualità e valore delle opere. Quando tutto viene presentato e rimescolato in un medesimo contesto ufficiale, si affievoliscono le barriere della qualità, a volte scompaiono quelle della possibile lettura. Questo penso sia il vero cambiamento strutturale nel sistema dell'arte.
LB/ Sei la voce più autorevole dell'editoria dell'arte, e godi di enorme attenzione da parte dei tuoi lettori: pensi mai di avere delle responsabilità nei loro confronti? GP/ Chiunque operi nel campo dell'informazione ha qualche responsabilità morale. Anche se io sono un privato e non mi sono mai posto né come maestro di vita né come modello da seguire. Il solo impegno che ho sempre assunto nei confronti dei lettori e degli inserzionisti (che rispetto molto, e a cui va, come sempre, il mio ringraziamento perché sono loro i veri protagonisti del sistema arte) è stato quello di un’informazione attenta, selezionata e reale secondo i parametri più sofisticati. Ciò che si legge in Flash Art è (vuole essere) la selezione del meglio in Italia e fuori; soprattutto quello che leggerete in Flash Art International lo incrocerete tra due mesi o due anni nelle migliori gallerie, musei, istituzioni, Biennali del mondo, checché se ne dica o si pensi. Almeno sino ad ora è andata sempre così. Speriamo che i nostri sensori non siano diventati obsoleti. Me lo chiedo e vigilo ogni mattina.
LB/ Qual è la caratteristica che differenzia Flash Art dalle altre riviste d'arte? GP/ Le altre riviste (in Italia) sono dei cataloghi occasionali: alcuni articoli o interviste su artisti (italiani e stranieri), buoni o cattivi, scelti a caso dal mucchio o a seconda dei collaboratori o delle gallerie che li rappresentano. Per noi ogni artista presentato deve avere una logica e una necessità. Non è mai un caso. E poi non si tratta mai di una scelta personale o velleitaria, ma sempre di una necessità o richiesta del sistema dell'arte. Inoltre siamo molto motivati a rileggere la storia recente da tutti dimenticata: Cadere, artista concettuale rumeno operante a Parigi negli anni '70 poi, dopo il nostro articolo, invitato anche alla Biennale di Venezia; Marcel Broodthaers, grande visionario belga, amico di Beuys e dissacratore spettacolare; o, nel nostro ultimo numero che uscirà a breve, il più grande cuoco del momento, quel Ferran Adrià che abbiamo intervistato tramite Maurizio Cattelan e che presto, grazie a questa nostra indicazione, vedrete invitato in importantissimi spazi o rassegne pubbliche e private, proprio come artista. Volendo definire la differenza tra Flash Art e gli altri, Flash Art è elemento attivo, una sorta di miccia che contribuisce alla detonazione. Le altre riviste, tutte in Italia (e quasi tutte anche fuori) registrano le detonazioni.
LB/ Quali criteri adotti nella scelta degli argomenti da trattare? GP/ In genere noi non scegliamo gli argomenti. Sono gli argomenti (o artisti) che scelgono noi. Gli artisti (e argomenti) che ci corrono incontro, che si fanno protagonisti, a tutti i livelli, della scena artistica. Ogni giorno o settimana mi confronto con i miei redattori giovani e giovanissimi, alcuni dislocati in osservatori privilegiati (New York, Londra), e almeno una volta al mese ci confrontiamo, in un bagno di umiltà, con tutti i nostri collaboratori sparsi nel mondo (almeno 300) per capire quali sono gli artisti e le idee più propulsive e attuali. L'idea dell’intervista all'incredibile chef, Ferran Adrià, le cui creazioni sono più conturbanti di un'opera di Jeff Koons o Matthew Barney, è nata da una mia conversazione con la nostra rappresentante in Spagna, che ci parlava di un bellissimo libro in corso di stampa proprio su Ferran.
LB/ Come reputi il panorama dell'editoria dell'arte? Quali sono, secondo te, le riviste in grado di tenere il passo con Flash Art? GP/ Il panorama nazionale? Tristissimo. Un’editoria d'arte senza idee né immaginazione. Prendi le due free press milanesi, finanziate da ricchi papi: tristi cloni di Flash Art, di cui hanno acquisito collaboratori e redattori già rottamati da Flash Art. Purtroppo la condizione della critica d'arte italiana è tragica: i nostri poveri critici tutti proiettati a diventare curatori, a 800 euro, per gallerie private, per spazi alternativi, per istituzioni pubbliche e private, vivono solo di favori da chiedere o da espletare. Il risultato è desolante. Ma cosa vuoi aspettarti da un paese senza un vero ricambio politico e dove le grandi mostre, i grandi artisti di oggi li possiamo vedere solo su Flash Art? Le nostre gallerie private sono ingessate dalla mancanza di informazione generale, i musei, tragicomiche istituzioni (ad eccezione di Bologna e Bergamo, forse), senza fondi né idee, che celebrano le nozze con i fichi.
LB/ Centro/Periferia è un tema che in passato hai trattato in Flash Art, e che mi sta molto a cuore. Cosa pensi degli artisti che lavorano in provincia, lontano dai circuiti principali del mercato dell'arte e delle gallerie? GP/ Se in questo momento gli artisti che lavorano al Centro (New York, Londra, Tokyo, Berlino) sono in sofferenza, pensa gli artisti della periferia… È ovvio che coloro che operano in periferia (anche se leggono o viaggiano) sono in netto svantaggio rispetto a chi opera nel Centro. Per mancanza di confronti e di opportunità. A Chelsea, New York, nelle gallerie, nei bar, al ristorante, incontri i più autorevoli galleristi, critici, curatori, direttori di musei, collezionisti di tutto il mondo che vanno cercando te o le tue idee: chi non ammette che questo rappresenti una grande opportunità e un grande vantaggio o è cieco o stupido.
LB/ Internet è un incredibile strumento di divulgazione e condivisione delle informazioni: pensi possa essere concorrenziale per una rivista come Flash Art? E in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo può, secondo te, costituire un'alternativa a buon mercato? GP/ Internet, gioia e dolori. Gioia perché anche a noi permette di navigare live sui siti più impensati e di accedere a notizie e informazioni curiose e strane. Dolori perché confrontarsi con internet è una lotta impari. Ma dobbiamo farlo e talvolta lo facciamo anche con qualche soddisfazione. Noi stiamo accelerando la parte più creativa e immaginifica dell’informazione sull'arte. Per fortuna internet queste cose ancora non le ha sdoganate.
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