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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.

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SEROXINTERVIEWS

FUNE
Intervista a Alberto Scodro
di Carlo Sala


Alberto Scodro, "Fune", intervento ambientale, Monotono, Vicenza

pubblicato il 13/02/2010
Durante i giorni di Vie di fuga a Vicenza, allo spazio Monotono è aperta la mostra del giovane artista Alberto Scodro. L’intervento Fune coinvolge tutta la superficie della struttura, creando un dialogo estetico su più livelli fisici e procedurali. È messo in atto un processo legato alla materia, ai mutamenti tangibili, ma anche di stampo concettuale. Un intervento che pone maggiormente l’attenzione al modus in cui si sviluppa la creazione rispetto al risultato, inteso quest’ultimo come mero simulacro relativo.
Carlo Sala/ Monotono a Vicenza appare come uno luogo suggestivo per un intervento contemporaneo. Come ti sei approcciato alla location? Quale idea di spazio hai voluto rendere al fruitore con i tuoi lavori?
Alberto Scodro/ Tutto è nato dal lavoro sotterraneo, la Fucina. È un progetto su cui lavoravo da molto tempo. Quando Cristiano Seganfreddo mi ha invitato, la prima volta, ha prospettato un’installazione strutturale con la possibilità di lavorare su tutto lo spazio a mio piacimento. Grazie a questo input, il lavoro si è ampliato attorno al nucleo centrale che è questa macchina a vapore, la fucina.
Ho pensato di creare una grande macchina che, nell’inserirsi nello spazio, contemplasse alcuni aspetti molto importanti quale l’accumulo di tensioni, l’espulsione e la crescita, la  formazione, il deposito e la maturazione. Ho diviso questi nuclei sui vari spazi di Monotono, facendo in modo che ognuno avesse bisogno dell’altro, legando tutto assieme, compreso il cielo che sta sopra Monotono. L’idea è di creare uno spazio processuale e produttivo, oltre che espositivo.   
      

 Alberto Scodro, "Fune", intervento ambientale, Monotono, Vicenza      Alberto Scodro, "Fune", intervento ambientale, Monotono, Vicenza

CS/ Piante di architettura che mutano con il vapore, funi sospese che creano delle delimitazioni; mi sembra che nel tuo lavoro ci sia una fascinazione per la componente architettonica - spaziale…
AS/ Credo che il mio sia un lavoro fisico, ricco di tentativi e rischi. Non vi è l’intenzione di delimitare lo spazio, ma solo la presenza di forze o tensioni che portano a qualcosa: creano e distruggono. Nel caso di Monotono ho destrutturato l’architettura, forzandola per aprirla, e modificandola per ricavarne dell’utile tangibile (come ad esempio le grondaie che, entrando nello spazio, recuperano acqua). La macchina sotterranea, cucinando e trasformando i disegni, diventa uno specchio, una specie di matrioska  - quella più interna - rispetto a quello che avviene sull’edificio stesso.
CS/ Leggo in una presentazione che il tuo lavoro verte attorno all’idea di “trasformazione della materia”. Nelle tue opere spesso c’è una mutazione…
AS/ Si, mi interessa il dialogo tra le materie: voglio essere io stesso il medium che permette questa comunicazione. La mutazione ha a che fare sia con la materia, che con lo spazio. Da un lato c’è una componente di puro istinto nel trasformare gli spazi, dall’altro ci sono montagne di ore spese a provare per riuscire a trasformare le cose che stanno davanti ai miei occhi, proprio come si trasformano nel pensiero. 
CS/ Sembra che la tua arte sia più legata al processo che al risultato, nella sua tangibilità…
AS/ Penso che il risultato finale non esista mai, in nessun caso. Quello che si può definire finito è solo dato da un determinato tempo, prestabilito. Ogni lavoro comporta il successivo, per quanto possano apparire distanti. Sono interessato al processo delle cose, perché le cose sono sempre in processo. Spero sempre che il risultato finale contenga la carica di intensità con cui sono arrivato a stabilirlo.
CS/ Nei tuoi lavori si fondono un senso lirico di distacco, quasi immaginifico, ad un gusto per la macchina, una concretezza ricca di accezioni tecniche. Come si conciliano aspetti all’apparenza così distanti?
AS/ Non lo so di preciso. Ritengo che le cose vengano sempre a formarsi, non tanto che siano una entità già preordinata. Pensavo ad un modo che mi permettesse tramite una macchina - in questo caso a vapore - di rendere imprevedibile, incontrollabile e, allo stesso tempo, risolto un problema. Ho ottenuto questo creando una interazione con un evento naturale forzato.
L’aspetto tecnico e la conoscenza dei materiali appartiene all’esperienza acquisita nel corso del tempo - facendo lavori come il ceramista, pavimentista e il restauratore di dipinti, tutte mansioni a stretto contatto con i materiali. 
CS/ Quanto è importante nella tua ricerca la componente percettiva legata al fruitore?
AS/ Ho molta difficoltà a rispondere a questa domanda. Il lavoro è legato ad un insieme di incontri e di segni, si chiarifica nel parlarne con persone vicine, così si forma. Per questo credo che sia in qualche modo già legato al fruitore prima del risultato finito. Per quanto riguarda il lavoro stesso, è importante che ci sia un buon carico concettuale (cioè che il lavoro si lasci pensare) e una buona componete formale, estetica. Nel mio caso, essendo il lavoro più fisico che nascosto-concettuale, è sempre posto del tutto in vista; così, spero che al fruitore rimanga impressa l’opera così com’è. Posso aggiungere che nel lavoro a Monotono il fruitore diviene parte integrante dell’opera nella stanza della Fucina, in quanto la sua presenza e il suo movimento nello spazio permettono di aumentare il fenomeno del vapore, spostando l’aria, o meglio deformando lo spazio-tempo.
 

 Alberto Scodro, "Fune", intervento ambientale, Monotono, Vicenza      Alberto Scodro, "Fune", intervento ambientale, Monotono, Vicenza

CS/ Hai da pochi giorni inaugurato un intervento a Via Farini DOCVA, a Milano. Parlami del lavoro che hai proposto.
AS/ Ho portato una scultura composta da una canna da pesca messa in tensione su se stessa, che incontra un foglio di carta molto più lungo della canna stessa. Nel momento in cui la canna è in tensione, il foglio si comprime, o meglio, si deprime. È un lavoro che tratta il limite fisico di una canna che incontra accidentalmente un lungo foglio di carta, creando un’opposizione formale, strutturale, nell’interazione dei due materiali.
CS/ A cosa stai lavorando in questo periodo? Nuovi progetti e idee?
AS/ Non posso svelare cose che non so o che in questo momento non riesco a delucidare, posso solo ammettere la mia propensione alla scoperta di qualcosa che sento mancarmi, ed il mio aspettarla. 

BIOGRAFIA - ALBERTO SCODRO
Nato a Nove (VI), classe 1984, studi a Venezia presso la Facoltà di Arti Visive e dello Spettacolo dello IUAV di Venezia. Alberto Scodro è stato assegnatario, nel 2009, di uno degli Atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa. I suoi lavori più recenti muovono tra l'installazione site-specific, la performance e la pittura, intorno all'idea di trasformazione della materia e del territorio. La sua tensione ampiamente intuitiva lo porta a sviluppare opere in cui immaginario, analisi specifiche dei linguaggi artistici ed interazione con il luogo espositivo stesso concorrono, in sintesi avvincenti e peculiari, a formare l’immagine finale, che riesce sempre a ritrasmettere la freschezza e leggerezza dell’intuizione (pur nella gestione complessa dei materiali e del know-how tecnico utilizzato).
Nel 2009 ha tenuto una personale, Cardine, presso il Teatro Instabile di Napoli, e Fune allo spazio Monotono di Vicenza. Ha partecipato a numerose collettive tra cui: Aleph, crossing-evento collaterale della 53° Esposizione Internazionale d’arte La Biennale di Venezia; Back to Front, Spazio Via Brunetti 49, Roma; Open Studios & Artist Talk, Palazzo Carminati, Venezia; Tranvisions con Mario Airò e Christophe Terlinden a cura di Luk Lambrecht a Strombeek, Belgio; Disagi. Immagini dal Manicomio di San Servolo, Galleria Bevilacqua La Masa, Venezia; Open #1, Magazzini del Sale, Venezia; Partenze&Arrivi – Percorsi di arte contemporanea #2 presso gli studi Boston University, Venezia; Opera 2009 presso Via Farini DOCVA a Milano e Agita, Mlac, Roma.

Alberto Scodro, Fune
Intervento ambientale
Fino al 28 febbraio 2010 
Progetto realizzato in collaborazione con Fondazione Bevilacqua la Masa, Fondazione Claudio Buziol e Fuoribiennale.
Monotono, Vicenza
Info: http://www.monotono.it

FOTO DARIO RIGONI

LE IMMAGINI NEL PEZZO SONO:
Alberto Scodro
"Fune", intervento ambientale
Monotono, Vicenza


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