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OMBRE GIOIELLO
La luce diventa stilista, l’oscurità si trasforma in modella: è l’arte di Maiko Takeda
di Fabiola Triolo

pubblicato il 07/08/2009
Esiste un elemento più evocativo dell’ombra? Contraddittorio e affascinante, poetico e inquietante, onirico e simbolico quanto essa? Niente, come questo velo scuro, è capace di custodire al suo interno al contempo la vita e la morte, la luce e la sua assenza, l’anima e la carne, atta come è a scatenare tanto infantili fantasie quanto angoscianti fobie. Del resto, nulla, più dello spettacolo delle Ombre Cinesi, racchiude l’ambivalente magnificenza di queste proiezioni: la semplicità disarmante di due mani, un fascio di luce ed il candore di un telo, niente di più di dieci dita che, nascondendo i loro segreti dietro un drappo bianco, come per incanto formano mille illusioni, ed altrettante suggestioni.
Maiko Takeda non è cinese, è giapponese, emigrata in Inghilterra per diplomarsi al prestigioso Central Saint Martin’s College of Art come jewel-designer. Nonostante la sua giovanissima età, Maiko vanta già un curriculum di tutto rispetto, al fianco di stilisti come Erickson Beamon, Scott Stephen e Stephen Jones, mad-hatter di fiducia di John Galliano. Ma, al di là delle sue collaborazioni, Maiko custodisce il sogno di poter creare una propria Maison, e lo coltiva producendo copricapi e gioielli per i quali la maggiore preziosità non risiede tanto nell’impiego di materie prime rare o costose, quanto nella straordinarietà dei concepts: ad esempio, Engagement Ring (2007) è un anello di fidanzamento composto da due singole fedi che, con un arduo gioco di incastri, si fondono - esattamente come accade per due persone unite dall’amore, compenetrate l’una nell’altra pur conservando le loro distinte identità - così come la collezione del 2008 Counterbalance sfrutta il corpo umano come fulcro di cappelli e di bracciali composti da fogli di plastica bianchi, all’estremità dei quali si controbilanciano sfere colorate dalle densità differenti, in modo da creare un surreale e perfetto, seppure ingannevolmente precario, equilibrio.
Tuttavia è la sua ultima collezione, Cinematography (2009), a lasciare a bocca aperta il mondo intero, quello stesso mondo che diventa inconsapevolmente, come nel Teatro delle Ombre, il telo bianco dietro il quale proiettare le proprie brillanti intuizioni. ‘Cinematography’ perché il cinema è, per sua stessa definizione, costituito da una molteplicità di ombre; così, utilizzando sottilissimi fogli di metallo perforati manualmente, con migliaia di piccoli buchi di diverse grandezze a creare esatti contorni, Maiko fa della luce il coup de théâtre che si conviene per le sue creazioni mozzafiato. Infatti, nel momento in cui il bagliore filtra attraverso la trama dei suoi oggetti, proietta sul corpo di chi li indossa meravigliose ombre che rivelano accuratissime fattezze organiche. Alla minuziosità dedicata alla perforazione della maglia di metallo, la designer contrappone un’estrema linearità nelle forme dell’oggetto stesso: così, la luce disegna sagome di rose attraverso un cappello a falda larga, la forma di un occhio perfettamente truccato oltrepassando un collier, la silhouette di una donna filtrata attraverso un bracciale, trasformando infine un volto umano in quello di un felino, complice una maschera. “La luce, l’ombra ed il corpo lavorano insieme per creare un’installazione, all’interno della quale l’ombra rimane segreta ma, nel rivelarsi, diventa la parte più importante del gioiello”.
A chi le chiede cosa l’abbia maggiormente influenzata nel suo lavoro, Maiko risponde di essere sempre stata affascinata dal Rinascimento Italiano e da tutti quei fenomeni, di natura prettamente scientifica e matematica, rispetto ai quali non ci chiediamo spiegazioni, ma che diamo per scontati, come la legge di gravità, musa di Counterbalance, e le ombre che hanno ispirato Cinematography. “I comuni denominatori di tutte le mie creazioni saranno sempre i numeri + la logica + il rispetto per lo spazio. Mi piace sentirmi un tutt’uno con lo spazio, e creando questi gioielli è come se producessi qualcosa che lascia una traccia tangibile di questi fenomeni, anche solo per un fugace momento”.
Se Maiko Takeda voleva dare testimonianza del carattere effimero e caduco del tempo, non avrebbe potuto compiere scelta migliore di quella del creare gioielli, e del muoversi nel mondo delle ombre: non esiste nulla, infatti, di più effimero di un gioiello, così come niente al mondo sarà mai più fugace di un’ombra.
www.maikotakeda.com
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