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SMART URBAN STAGE A ROMA
Intervista a Lorenzo Imbesi a cura di Frida O. Conti
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pubblicato il 07/07/2010 Ha aperto a Roma lo smart urban stage, piattaforma itinerante di incontro e dibattito su “Il futuro della città”, promossa da smart. Dopo la partenza berlinese e la sosta capitolina, la tensostruttura che ospita la manifestazione si muoverà verso Zurigo, Parigi, Madrid e Londra, per un tour interdisciplinare d’intrattenimento e cultura.
Fulcro ne è la smart future minds exhibition, mostra/concorso di progetti dedicati al citato tema e curata in ogni sua tappa da eccellenze locali riconosciute a livello internazionale. Il percorso espositivo è diviso in sei sezioni, tra cui Mobility (fuori gara), curata da Thomas Weber – Responsabile di Gestione e Sviluppo di Mercedes-Benz – e dedicata alla visione smart della mobilità del domani.
Le altre sezioni sono curate in Italia da Luca Molinari (Life - architettura), Martino Gamper (Create - design), Paolo Mataloni (Exchange - scienza), Alberto Abruzzese (Explore - media/IT) e Lorenzo Imbesi (Be - cultura/società). E proprio quest’ultimo – architetto e teorico del Design – abbiamo incontrato per una breve conversazione.
Frida O. Conti/ Per la “smart future minds exhibition” hai curato la categoria dedicata alla Cultura/Società, il che spiega il taglio interdisciplinare che ne hai dato. Ma è pur vero che, in generale, il tuo approccio al design e all’architettura risente di un’ottica trasversale, contaminata dagli studi sociali e dall’arte contemporanea. Quali sono stati i criteri curatoriali che hanno guidato il tuo lavoro per la mostra?
Lorenzo Imbesi/ Uno dei criteri chiave per raccontare la nostra società contemporanea è quello dell’innovazione. Innovazione tecnologica, come altrettanto quella sociale e culturale. A sua volta, l’innovazione risulta sempre più spesso come il prodotto di una elaborazione tra i confini disciplinari, prodotto di un prolifico dialogo interattivo tra scienziati, ricercatori, artisti, designer, architetti, pubblico (che siano essi cittadini o consumatori, a seconda dei punti di vista). Così spesso sfumano i limiti tra opera d’arte e prodotto di consumo, oggetto unico e oggetto seriale, prototipo di laboratorio e performance artistica, produzione e consumo, appunto. Le discipline in questo senso appaiono sempre meno “blindate” nei propri territori, piuttosto mostrano ampie sovrapposizioni, se non addirittura ibridazioni che fanno intendere importanti sviluppi per il futuro. A partire dal riconoscimento di questi spazi di ricerca, emerge un grande territorio per la sperimentazione e la elaborazione al di fuori delle “etichette” più consolidate.
FOC/Il progetto dei robottini DustBot richiama direttamente il tema dell’ecologia, che è questione portante di tutto lo “smart urban stage”; Calle de diversion affonda le sue radici in una rilettura contemporanea di tradizionali giochi di strada, quali tappe fondamentali della crescita di molti bambini. In entrambi i progetti, quindi, traspare un’attenzione forte per il benessere collettivo e la crescita della comunità. Ho notato che questo elemento di eticità è proprio di tutti o quasi i progetti proposti in mostra. Ritieni che nel futuro il concetto di “res publica” tornerà ad essere un punto centrale nella costruzione del vivere quotidiano?
LI/ Il motivo chiave che mi ha guidato nella selezione del progetto DustBot è stato mettere insieme la categoria della sostenibilità e il tema delle nuove tecnologie. Ne emerge un panorama in cui la stessa tecnologia è inserita nella quotidianità come un vero oggetto - o forse direi addirittura soggetto -, sociale, in grado di interagire attivamente nelle relazioni tra le stesse persone e tra le persone e il proprio ambiente di vita, e di innovare la nostra qualità della vita. Una tecnologia quindi con un’immagine meno “hard”, con un volto più umano e che si fa avvicinare, al servizio della società, mutua il concetto di innovazione in innovazione sociale. Le scoperte scientifiche escono dai laboratori per trasformarsi in oggetti e servizi tangibili in grado di cambiare la nostra qualità della vita. Forse si può parlare di una nuova tecno-etica e altrettanto di design sociale.
FOC/Molto diverso è il progetto del gruppo LPU – “Liga de la Partida Urbana”, seppur anche questo assolutamente relazionale…
LI/ Altrettanto, ho apprezzato in Calle de Diversion l’attenzione al tema della partecipazione che qui si manifesta attraverso azioni di riappropriazione dello spazio pubblico negli spazi periferici di una metropoli del Sudamerica come Caracas. In questo progetto, si rileva la presenza di una città “formale”, quella delle strutture urbane, fatte di muri, asfalto, costruzioni, ma anche di codici e regole urbanistiche. In questa città formale si insinua una città “informale”, che compare e scompare nei vicoli delle periferie attraverso i giochi dei bambini che si fanno così veri interpreti del concetto di piazza pubblica. Esattamente come il gioco, la città informale ha regole “altre”, costruite direttamente dai comportamenti sociali e da bisogni e urgenze istantanee e si fa genuina interprete di un reale bisogno di costruzione sociale. È una reale esigenza etica che, dopo il crollo delle ideologie e delle “grandi narrazioni” che hanno contraddistinto il secolo scorso, emerge per rispondere al vuoto di politica che si è aperto.
FOC/Lo “smart urban stage” nasce come piattaforma culturale d’incontro, volta ad accompagnare il lancio della “smart fortwo electric drive”, l’auto elettrica, silenziosa e ad emissioni zero. Qual è il tuo rapporto con il caotico traffico cittadino e come è cambiata la visione della città attuale, ora che vivi tra Roma e Ottawa? Come immagini il futuro urbano?
LI/ È indubbio che le metropoli saranno il grande teatro della società di domani. Ormai la loro dimensione, sia spaziale che demografica, ha assunto proporzioni incredibili. Altrettanto, concentreranno le disparità sociali ed economiche, come le crisi ecologiche ed ambientali, l’accesso alle reti della comunicazione e gli scambi finanziari, ma anche i territori disconnessi delle favelas e gli slums. La metropoli è quindi centro e periferia. È indubbio in questo senso che ogni progetto non possa che tenere conto di questa realtà che sarà l’ambiente di vita della stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta.
FOC/Il 19 luglio sarà assegnato lo “smart future mind award”, premio al miglior progetto tra i dieci proposti. Vincerà 10.000 euro e si scontrerà con i vincitori delle altre tappe dello smart urban stage. Voi stessi curatori sarete i giurati. Senza svelarci nulla, potresti comunque darci una tua opinione sul profilo generale della “smart future minds exhibition”?
LI/ Non si può non rilevare che l’intersezione tra tecnologia, ambiente e società costituiscono una miscela micidiale per la ricerca e l’innovazione per l’ambiente che vivremo domani. In questo senso, la selezione dei progetti interpreta bene lo spirito e i temi del presente e del futuro. Anche nella loro diversità: ho visto progetti scientifici, come altrettanto più concettuali e comunicativi, architetture e azioni performative, concept e prodotti. Sono convinto che proprio in questa diversità/eterogeneità sia da rintracciare lo spirito della ricerca contemporanea. Auguri al migliore!
smart urban stage
dal 26 giugno al 31 luglio 2010
Roma, Viale de Coubertin, 30 (Auditorium - Parco della Musica)
Tutti i giorni dalle 17 alle 24
Ingresso gratuito
smart future minds award: 19 luglio 2010 (ad invito)
http://blog.smart-urban-stage.com/rom/it/
LE IMMAGINI IN ORDINE NEL PEZZO SONO
LPU
Calle de diversion
smart future minds exhibition, roma 2010
sezione Be
a cura di Lorenzo Imbesi
Photo: Pasquale Passannante
Paolo Dario & Barbara Mazzolai
DustBot
smart future minds exhibition, roma 2010
sezione Be
a cura di Lorenzo Imbesi
Lorenzo Imbesi
presentazione smart urban stage roma
Giugno 2010
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