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PRIMO DESIDERIO: UN BUON CAFFE’
Design da risveglio
di Ilaria Simeoni

pubblicato il 13/08/2009
Per alcuni la necessità di bere un caffè appena alzati è vitale, senza si potrebbe incorrere in spiacevoli inconvenienti: pessimo umore e giornata che inizia già nel peggiore dei modi. Potrei scrivere per ore della meravigliosa sensazione di sentire il suono - perché di suono celestiale si tratta, e non di rumore - della caffettiera che si annuncia, oppure del profumo che si sprigiona in cucina quando il caffè è pronto…Non mi dilungherò in questo, bensì negli strumenti che fanno la differenza: la caffettiera e la tazzina se si è a casa, l’ospitalità della caffetteria se il caffè si preferisce prenderlo fuori. L’occhio vuole la sua parte sempre, ma in questo caso i sensi interessati sono più d’uno: il gusto prima di tutto, l’olfatto, e, certo, la vista.
Dopo il sonno ristoratore e la dolcissima veglia, il risveglio è sempre traumatico, scioccante…ma al solo pensiero di una tazza di caffè, già tutto appare soavemente affrontabile! In tutto ciò gioca l’immancabile ricetta del design, che cercando in questo caso di rendere il risveglio più creativo e soffice possibile, ha da sempre proposto linee accattivanti di moke, macchine del caffè e caffettiere. Le prime cui si pensa inevitabilmente sono le specialissime e preziose: la Cupola e la Conica di Aldo Rossi disegnate per Alessi, un pezzo di storia del design quotidiano.
Ma i tempi moderni hanno ancora tempo di aspettare? Designers e creativi si sono sbizzarriti alla ricerca di velocità, funzionalità e bellezza, creando oggetti sempre più straordinari e di culto. Martin Neckas col suo uovo spaziale, oppure IMO, il braccio meccanico da cucina di Allison Wilson Ströher, che cerca di limitare le dimensioni dell’oggetto e di consentirne l’utilizzo per diversi recipienti. Se poi si cerca una scultura che abbia, in parti uguali, la bellezza e la capacità di fare il caffè, Pierre Ittner ha prodotto l’oggetto perfetto: una vera e propria scultura laccata, dalle forme organiche, avveniristiche, accomunata alle macchine da caffè tradizionali solo da un tubicino cromato, che sbuca come il pistillo di un fiore esotico.
E una volta fatto il caffè, dove versarlo? Il Futurismo compie cento anni, perché non rendergli omaggio con una pausa caffè degna delle avanguardie storiche? Picto Caffè, il set di tazze dal pixel-design spigoloso che si rifà ad un presente futuribile, progettata da Romain Duclos, in una serie limitata di 150 pezzi, ne è il perfetto omaggio; oppure con la nuova Illy Art Collection, creata per la Biennale di Venezia e decorata dall’artista tedesco Tobias Rehberger: arte, design e offering si incontrano negli effetti ottici e geometrici in bianco, nero e giallo che decorano la piccola tazzina disegnata dall’architetto Matteo Thun.
Quanta strada è stata fatta ormai da quell’omino che Bialetti aveva messo sulla prima moka nel 1933, dando a ognuno la possibilità del passaggio, meno traumatico possibile, dalla veglia alla sveglia!
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