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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
Colophon - International Magazine Symposium will be held for the second time in Luxembourg in 2009. The second event will be far bigger and more ambitious than the first, establishing its position in the Grand Duchy as an internationally significant biennial hosting the creators of independent magazines from around the world.

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COLLATERALS

QUANDO VERRA’ L’APOCALISSE,
VORRESTE ESSERE A CIVITAVECCHIA?
“Civitavecchia alla fine del mondo”, Mattia Walker

di Fabrizio Gabrielli


MATTIA WALKER, CIVITAVECCHIA ALLA FINE DEL MONDOpubblicato il 10/09/2009
Da bimbetto, subivo la malia di una pagina dell’antologia delle elementari, una pagina in cui si raccontava di un autobus, di uno starnuto contagioso, di un prato fiorito e di uno dei passeggeri che, in preda ad un raptus gioioso, invitava tutti a fare un picnic a Civitavecchia. Mi colpiva che qualcun altro potesse conoscerla, la natia Civitavecchia, e addirittura ambientarvi un picnic. Poi, più in là, sarei tornato a viverci, in quella Civitavecchia, più o meno negli stessi momenti in cui, su una panchina di Reggio Emilia, tre tizi, tra i quali Mattia Walker, concepivano la rivista “Frenulo a Mano” sulla scorta del concetto di “letteratura fica”.
Preambolo dovuto ed onnicomprensivo: qua si parla di Mattia Walker, di Civitavecchia e di fichitudine, non fosse altro perché Civitavecchia alla fine del Mondo (Zandegù Editore) porta sulle spalle il numero 6 della collana I Fichissimi. Che Civitavecchia sia luogo fico par excellence, poi… ci sarebbe da abitarci per condividere mica.  Coacerva di nazi-poppitudine, salita alla ribalta nazionale più per la platealità di certi avvenimenti che per la sua amenità, “Civiltà Vecchia” - come sibillinamente la addita Fulvio Pöllanen, a pagina 262 - nondimeno si presenta come il proscenio ideale per l’incontro dei personaggi scaturiti dalla mente di Walker.
Se è vero, come afferma Kundera, che “nel regno del Kitsch impera la dittatura del cuore” (quel cuore che si lascia infervorare e ammaccare dall’infatuazione, dalla fede religiosa, dall’amor filii), non è che a Civitavecchia - capitale del regno del Kitsch - che possono incrociarsi i destini di Claretta, donna-pollo della tivvù, e Marcello Spizzichini, cameraman con il pacemaker difettoso. Non altrove che all’ombra del Santuario della Madonnina Piangente può Salvo Bottaro, baciato dalla fortuna ed alla fortuna avverso, incontrarsi per la resa dei conti con P. - il Fox Mulder de noantri - che dà la caccia agli articoli fallati per ritirarli dal mercato. E come nella più lisergica visione di Giorgio Bongiovanni, non è che all’ombra di Forte Michelangelo che i Naoniani, setta ufologic-apocalittica abbracciata dai sosia delle più naif starlettes televisive, possono riversarsi per assistere alla fine del mondo.
Perché di fine del mondo incombente si parla, quando Roberto Baggio si fa saltare le cervella in diretta tivvù, d’apocalisse trattiamo quando scopriamo che la stanza dei bottoni è nel backstage del Maurizio Costanzo Show, e puzzo di definitività subdoriamo quando vediamo una pletora di wannabe’s tramare per riscattare le redini del mondo.
Walker ripone, all’interno d’un calderone rosa-shocking lungo quattrocento-e-spicciole pagine, un’accozzaglia di materie prime, di per sé difficilmente accostabili e digeribili. Ma non si sostenga che “Civitavecchia alla fine del mondo” sia un delirio senza capo né coda; tutt’altro. L’instancabile riproporsi dei feticci della società dei consumi sviluppa nel lettore un incitamento alla risemantizzazione palingenetica. I furbetti del quartierino, i cialtroni che vendono aria fritta, i sedicenti potenti e gli imbecilli sul trono perdono, nel momento stesso in cui Walker li mette a nudo, il ruolo mitico, per farsi icone della quintessenza della mediocrità etico-morale ed intellettuale che regna nell’italico stivale, del quale Civitavecchia non è che il cuore, come recita il messaggio dipinto sul molo d’ingresso del porto.
Ed allora li riconosci - e ti riconosci - in ognuno dei personaggi walkeriani, nomadi sul sentiero che porta al Santuario della Madonnina di Pantano, normalissimi e tutt’altro-che-fichi schiavi del kitsch, perché “nessuno di noi è un superuomo capace di sfuggire interamente al Kitsch”. Ti viene da versare una lacrima di divertimento, a leggere la cosmogonia walkeriana, e poi ne sopraggiunge un’altra, più amara, quando riscontri che nel paradosso si annida la tremebonda verità: ed è solo la seconda lacrima, quella che accomuna i due punti di vista, che fa del kitsch il Kitsch, di Mattia Walker un autore Kitsch, di “Civitavecchia alla fine del mondo” un romanzo Kitsch nell’accezione Kunderiana. Il che ti rende tutto (vivere a Civitavecchia e leggere “Civitavecchia alla fine del mondo”) più leggero.
Dopotutto, se e quando Apocalisse sarà, vi verrà desiderio d’essere là, sul litorale, per viverla fino alla fine, fino in fondo.

Mattia Walker
Civitavecchia alla fine del mondo
Zandegù Editore - collana “I Fichissimi”
Ottobre 2008
416 pagine - € 15.00


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