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IL VANGELO SECONDO BENNI “La grammatica di Dio. Storie di solitudine e di allegria”, Stefano Benni di Lorenza Rossi
pubblicato il 02/07/2009 “Tra gli dei che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria”. Stefano Benni affida a un verso di Callistrato la chiave di lettura del suo “Grammatica di Dio. Storie di solitudine e di allegria”. Un testo che porta indelebile il segno tipico della creatività dell’autore: ironico, profondo, surreale e realissimo al tempo stesso. Tutta la complessità e l’assurdità dell’accadere delle cose affidata ad una prosa chiara, originale e spesso immaginifica. Una raccolta di brevi racconti che hanno come leit motiv la solitudine, indagata nelle sue multiforme espressioni, piccoli tasselli di quella solitudine che sembra costitutiva della condizione umana stessa. A squarciare il velo di malinconia arriva imprevedibile e disarmante l’allegria. Nella consapevolezza che il sorriso a volte spinge alla riflessione, nella vita come nella letteratura. Una moltitudine di personaggi si fa rappresentante della varietà del mondo: incontriamo Remo, il vedovo che non sopporta più la compagnia del suo cane e, nonostante i tentativi di abbandonarlo, sarà costretto a cedere; un pescatore che vive le sue giornate con la sola compagnia della propria canna da pesca; un uomo talmente solo che finisce per diventare maniaco di cellulari, una strega contemporanea e tanti altri. Emblematica la figura dello scienziato, che vorrebbe stabilire quale sia l’uomo più solo del mondo ma torna dal suo viaggio sconfitto per non aver trovato nessun uomo veramente solo. Eppure, Benni sembra suggerire che è proprio nello scienziato la soluzione, è proprio lui la persona più sola al mondo. Quasi ad indicare che in fondo un senso c’è dietro l’apparente caos che ci circonda ma non sempre la ragione è l’arma giusta per decifrarlo, a volte per stare al mondo bisogna saper sentire con il cuore, “l’essenziale è invisibile agli occhi”, ammoniva il Piccolo Principe – vagamente citato anche nell’illustrazione della copertina di Benni. La Grammatica di Dio si confonde nell’intricato flusso di informazioni della contemporaneità e si sporca della sintassi umana. E’ una “lingua” personalissima e fuori da ogni sacralità quella che evoca e cerca Benni, proprio come la sua scrittura, sempre affascinante e perfettamente al servizio delle vicende rappresentate. Benni si conferma narratore brillante, capace di stupire, attraverso la sua lettura acuta e sovversiva del reale.
Stefano Benni La Grammatica di Dio. Storie di solitudine e di allegria Feltrinelli, p.182, 2008
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