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SAPERE NON SAPERE
INTERVISTA AD ANDREA BIANCONI

di Carlo Sala

ANDREA BIANCONI, Sapere Non Sapere

pubblicato il 30/04/2010

In occasione dell’intervento Sapere Non Sapere realizzato a Casa Gallo, a Vicenza, per conto della Fondazione Vignato per l’Arte, ho incontrato Andrea Bianconi. L’autore compie un viaggio attorno al tema della conoscenza e, viceversa, alla consapevolezza della mancanza di questa.

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Colophon 2009
Colophon 2009 - International Magazine Symposuim
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FACEBOOK: DOMANI SMETTO
di Alessandro Q. Ferrari

di Fabrizio Gabrielli

FACEBOOK: DOMANI SMETTO, di Alessandro Q. Ferraripubblicato il 30/01/2010
In una recente intervista, Ray Bradbury ha sciorinato con la candidezza che lo contraddistingue: "Social network? E' solo piscio nelle orecchie della gente. Ti pisciano nelle orecchie e si aspettano significhi qualcosa".
L'ho avvertito, io, quel ferino fetore urìnico il giorno in cui, nel mio status di Facebook, ho scritto "legge un romanzo in cui si parla di facebook, in particolare della mania di scrivere nello status tutto ciò che si sta facendo, ed ecco, gli vien voglia di scriverci, sullo status, quel che sta facendo: leggere un romanzo in cui si parla di facebook, in particolare della mania di scrivere nello status tutto ciò che si sta facendo", e a ben dieci persone è piaciuto quell'elemento.
Ora, una delle dieci era la stessa che, con un sorriso di pandòrica circostanza, m'aveva porto un pacchetto pieno di libri accompagnando il gesto con voce di glucosio, augurandomi buonnatale come se ne succhiasse ogni lettera. 
È, quella persona, una di quelle che non incroci mai, in libreria, se non durante le festività.
Era andata a colpo sicuro, d'altronde, aveva letto sulla mia bacheca un palesemente sarcastico "questo Natale non mi sfuggirà assolutamente l'ultimo Faletti" e lei op-là, aveva ben pensato di regalarmelo, ignorando la palesità ed il sarcasmo, l'ultimo Faletti. Dopotutto oh, l'aveva letto su Facebook. S'era fatta pisciare nelle orecchie benbene. 
Dicono: le potenzialità della rete. Questioni di punti di vista. Provate a chiedere un'interpretazione al tonno: vi dirà che la rete è l'anticamera della morte. Financo quella sociale.
Orbene, insieme all'ultimo Faletti c'era un presente bonus - così l'ha definito, crogiolandosi della genialità della sua intuizione: "Facebook, domani smetto" di Alessandro Q. Ferrari.
Io, che ai libri dispensanti consigli su come smettere ho sempre preferito tomi inneggianti a come iniziare, ero scettico, lo ammetto.
Poi, preso dallo sbocconcellamento di pagine inframezzate a torroni, ho rivalutato il polichiacchierio del Ferrari, una vera e propria epica corale dei vizi e delle virtù del socialnetworking all'italiota.
Emergono, in tutta la loro imbarazzante adamantinità, gl'afflati profondi che spingono l'homo italicus sulle lande dello zuckerberghiano spazio condiviso: gl'istinti voyeuristici, l'infantile desiderio di indossare, come maschere posticce, personalità che non c'appartengono, l'irreprimibile voglia di gridare al mondo le più patetiche e personalistiche schiocchezzuole.
E poi, ancora, l'irrinunciabile sfoderare citazionismi da instant-culture, il depauperante svilimento dell'io e pure del tu, il rendersi e rendere il prossimo carne da macello, quarti di manzo da taggare in ogni foto, da invitare ad ogni gruppo, all'ennesimo vuoto evento.
Finché lo spazio si restringe, l'aria si fa stantia e piglia a profondere esalazioni di moltitudine rappresa, e le facezie - o quantomeno, quelle che tali ti sembravano - assumono i connotati dello psicodramma esistenziale.
Forse è allora che si rende irrinunciabile compiere l'ultimo passo, quello estremo, quello che puzza artificiosamente di addii cogitabondi con sottofondo di violini tzigani. "Ti immagini che la morte, magari, sia così. Chiudi il tuo account come chiudi una vita che sembrava l'unica. E invece. Invece c'è dell'altro".
Un finale moraleggiante, quello di Ferrari, che ci fa riflettere per tre minuti, tre lunghissimi meditabondi minuti, passati i quali ci vien voglia di andare su Facebook e scrivere, nello status, "un finale moraleggiante, quello di Ferrari".
Mutatis mutandis (Svevo sul vizio di fumare), verrebbe da dire "giacché ci si socialnetworkizza, vale meglio socialnetworkizzarsi allegramente, perché fa meno male".
Dopotutto, non è che piscio nelle orecchie della gente.
[Avvertenza: linkerò questo articolo nelle mie note. Se vi è piaciuto questo elemento, addatemi su Facebook, cercatelo nelle mie note, marcate "mi piace questo elemento". Io son (quasi) sempre là. A pisciar nelle orecchie della gente].

Alessandro Q. Ferrari
Facebook: domani smetto
Editore Castelvecchi (collana Le Navi)
2009
149 pagine, € 10,00


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