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LETTETTERATURA TASSIDERMICA “Amore a Venezia. Morte a Varanasi.”, di Geoff Dyer di Vincenzo Profeta (laboratorio Saccardi)
pubblicato il 17/09/2009 Probabilmente molti di voi non sanno cosa è la Tassidermia. La Tassidermia è una moderna tecnica di imbalsamazione a base di formaldeide che mira a restituire il massimo della vitalità al soggetto da imbalsamare, cercando di prevenire, così, il rigor mortis. Questa moderna tecnica di imbalsamazione è la stessa che ha affascinato un certo signor Hirst tanto da renderla arte, facendo imbalsamare il famoso Squalo da dodici milioni di dollari che (il per noi scellerato) Larry Gagosian acquistò da Charles Saatchi nel ormai lontano 2005. Da quel momento il mondo dell’arte contemporanea non fu più lo stesso: il gioco al rialzo continuò a montare, fino a sfociare nell’attuale crisi d’astinenza da profitto. Ecco, il libro dello scrittore inglese Geoff Dyer può assolutamente appropriarsi dell’immagine creata dal suo connazionale artista. La scrittura di Dyer, raffinatissima, racconta in questo libro due episodi ambientati realmente nel mondo dell’arte contemporanea: due frammenti della vita di Jeff Atman (probabilmente un suo alterego) giornalista d’arte free-lance, svogliato e cialtrone, che nel primo episodio del libro parte per la Biennale di Venezia per scrivere un articolo ed un intervista, ma non nascondendo il suo unico obiettivo, cioè quello di approfittare dell’albergo super lusso e degli accrediti stampa per partecipare alle feste più fighe ed esclusive. Jeff in realtà troverà l’amore, per l’elegante assistente di galleria Laura, con cui trascorrerà una settimana di fuoco, tra vernici, caldo asfissiante e cocktail Bellini. Un ritratto ironico, veritiero, e un po’ triste del mondo dell’arte contemporanea, dove il vuoto delle opere, degli artisti, dei curatori, è in realtà riempito dal ciarlare delle feste mondane. La realtà che vive Jeff è una realtà fortemente estetizzata e superficiale, dove l’arte è implosa in maniera demenziale nel reale, un reale volutamente privo di senso che conduce Jeff a vivere in un mondo di apparenze e di consueta alienazione “la banalità non ci sconcerta affatto. Abbiamo finito con l’aspettarcela. È rassicurante, un marchio di qualità, è come se stessimo vivendo un trapasso concettuale. È davvero eccitante.” Solo l’innamoramento per Laura sembra rendere sensato tutto. Così la prima parte del libro è un ironico ritratto della caduta dell’occidente, dove l’arte contemporanea funge da estrema metafora di un mondo egocentrico e cinico. Il secondo episodio, a Varanasi, diventa una sorta di…scontata catarsi, come scontato era l’amore a Venezia dove dire che “tutto è stato detto su Venezia, è già stato detto”. A Varanasi (per cui ha ricevuto un incarico per il solito articolo) Jeff conosce così il dolore e la malattia, la forzata passione per le banane e la grandezza purificatrice del Gange che trascina le ceneri dei morti costantemente arsi, non comprende la religione indù e neanche si sforza più di tanto per capirla, segue lo stereotipo della conversione spirituale, ma neanche tanto, e, ad un certo punto, dopo aver criticato aspramente lo stile di vita malsano ed anti igienico di quella città, indossa un saio; dopo avere perso il passaporto e lo stimolo sessuale, decide di restare a Varanasi a “protendersi e lasciarsi andare. Appoggiati al nulla”. La sua letteratura rimane a imbalsamare tassidermicamente la frivolezza travestita da felicità…e la morte travestita da nulla. Un libro scorretto, divertente, un paura e delirio a Venezia e Varanasi, in salsa british…che confonde la vita con la morte. Un mantra delle banane. Da sconsigliarsi vivamente a chi studia arte contemporanea .
“Amore a Venezia. Morte a Varanasi.” Geoff Dyer Einaudi Stile Libero
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