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Gregor Schneider, Toter Raum, Rom 2010 Roma - Fondazione Volume! – fino al 30 Giugno 2010 Giorgia Fileni

pubblicato il 28/05/2010 La ricerca artistica di Gregor Schneider (lo scultore tedesco pluripremiato, tra l’altro, alla Biennale di Venezia del 2001) si è spesso soffermata sulla progettazione e ricostruzione di spazi, concepiti come depositari di esperienze e sensazioni, ambienti resi progressivamente claustrofobici e opprimenti mediante l’aggiunta ripetitiva di tramezzi, muri e pareti di fronte ad altri preesistenti, ambienti comunque mistici, progettati come una possibilità di fuga e di riflessione sulla realtà.
Toter Raum, Rom 2010 (letteralmente ‘stanza per un defunto’), l’installazione creata da Schneider alla Fondazione Volume! a cura di Claudia Gioia e Danilo Eccher, riflette il bisogno di costruire uno spazio umano pensato appositamente per la morte, e celebra il tentativo di poter creare un luogo dove poterla omaggiare, provando la capacità dell’arte di saper parlare della vita e della società anche attraverso di essa.

Costruire uno spazio per un morto non si configura come ricerca di sensazionalismo, né tantomeno come forma di commercializzazione del trapasso: riflette, al contrario, l'esigenza e la volontà di poterlo pensare in modo più naturale. Creare un ambiente artistico dove poter rendere visibile la morte in modo dignitoso significa guardare ad essa non come ad un tabù sociale, né come ad un evento insopportabile, da allontanare, ma piuttosto come a un importante nodo filosofico.
In assenza di risposte significative, la società dei consumi ha allontanato dai vivi il contatto fisico con i morti, relegando il tragico nella fiction. La vecchiaia ed il decesso, pur essendo tappe fondamentali della vita, hanno smesso di essere considerate parte di essa, fino al punto che l’uomo ha rinunciato ad esserne il protagonista cosciente, delegandone la gestione ai medici e facendone, in questo modo, una malattia.

Schneider ha creato un percorso faticoso, totalmente individuale, fatto di immersioni ed emersioni, articolato in tre momenti fondamentali che ricalcano metaforicamente le tappe biologiche della vita. A metà strada di questo labirinto, nel corso del quale si passa da una luce bianca, algida, alla completa oscurità, il visitatore si trova in una sorta di limbo che invita a riflettere sulla paura di invecchiare e sui vari tentativi della scienza di rallentarne il processo, compreso quello, faraonico, di bloccare la morte tramite ibernazione. Un corpo conservato mediante congelamento, secondo la metodologia del Crionismo, non è da considerarsi morto, ma in attesa di una nuova tecnologia capace di vincere su quella che è attualmente considerata la grande sconfitta dell'umanità. Da qui in poi il visitatore, che ha dichiarato per iscritto all’ingresso della galleria di volervi accedere, è solo con sé stesso.

L’installazione valorizza in maniera inedita lo spazio espositivo della Fondazione, sfruttandone in maniera ottimale la pianta e offrendo allo spettatore un’esperienza emotiva coinvolgente. Tale risultato è merito di una distribuzione ben dosata nello spazio degli elementi fisici e simbolici. Una composizione ineccepibile, laica e spirituale, sobria e coinvolgente.
Toter Raum, Rom, 2010 Personale di Gregor Schneider A cura di Danilo Eccher e Claudia Gioia Dal 28 Aprile al 30 Giugno 2010
Fondazione Volume! via San Francesco Di Sales 86 - Roma tel. +39 066892431 fax +39 066892431 http://www.fondazionevolume.com
Le immagini in ordine nel pezzo sono:
Ritratto courtesy Gregor Schneider
Gregor Schneider Toter Raum, Rom 2010 installazione a cura di Danilo Eccher e Claudia Gioia
Gregor Schneider Cryo, Tank, Phoenix 2 2003 310x137 cm courtesy Fondazione Morra Greco (Napoli)
Gregor Schneider Bauch, Rheydt 1992 41x38x21cm courtesy Mönchengladbach (Germany)
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