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QUANDO TUTTO SI CHIUDE IN UN “CIRCLE”… Cagliari – Lazzaretto di S. Elia – fino al 25 agosto 2009 di Fabiana Bellio

pubblicato il 23/07/2009 Abituati a mostre titolate, che danno un senso unitario a ciascun intervento, rimaniamo a prima vista disorientati da “Circle”, mostra volutamente non tematica, in corso fino al 25 Agosto presso il Centro Comunale d’Arte e Cultura il Lazzaretto di Cagliari. Accolti da grandi nomi, giovani artisti e new entries del mondo dell’arte, penetriamo subito nell’atmosfera dell’evento. Qui gli artisti si distinguono per provenienza geografica, generazionale e curricolare. Riuniti dentro un circolo, luogo cui il nome stesso della mostra rimanda, ben cinquantasei autori portano in scena i loro lavori, liberi da ogni convenzione, restrizione o limitazione che temi e linee guida avrebbero potuto dare.
Questa, in sostanza, l’idea della curatrice Alessandra Menesini: “Un solo criterio, per la selezione delle opere: la compiutezza. Vocabolo misterioso, privo di parametri precisi, ma l’unico in grado di definire la miscela di attrazione o sconcerto che l’arte, se è viva, può far diventare fuoco”, che ha dimostrato a conti fatti, come la circolarità di questa grande collettiva, incamerando varietà e disomogeneità, non ha disperso i suoi elementi bensì nella chiusa li ha lodevolmente saldati. Tra gli interventi degni di nota “L’architettonica a zolle, il mitile e i pianti sul latte macchiato” opera del giovane artista Fabio Melosu, una gigantesca installazione in cui protagonista indiscusso è un noto marchio di gomma da masticare, riadattato per ironizzare ma anche indagare gli aspetti nascosti e quelli già venuti allo scoperto del ponte di Messina. Di dimensioni simili, ma con rimandi dal tono più personale sono gli innumerevoli strati di panni, in lana e in cotone, che Fausto Sanmartino ha scelto di collocare uno sull’altro, svuotandoli per l’occasione dal loro vissuto e da chi li ha vissuti. Facendo vincere l’anarchia e la spontaneità, la maggior parte degli artisti, similmente a Sanmartino e Melosu, ha operato guardando al proprio io e alla propria individualità con riferimento alla quotidianità, sviluppando la ricerca attraverso nuovi mezzi, privilegiando il video e la fotografia e tralasciando per certi versi il disegno e la pittura. Passate le grandi installazioni, ci troviamo circondati da piccoli esseri, talvolta dalle orecchie sproporzionate, come per “White” di Takashi Murakami, altre da un rospo rigonfio adagiato su un letto o da visi di conigli poggiati su corpi umani elegantemente agghindati. Queste strane presenze, ornate da colori vivi, trovano nei toni forti usati per dipingere ipertecnologiche medicine -la pasticca di Damien Hirst, per esempio, o quella di Franco Angeloni- un continuum visivo. Non solo, sembrano tracciare, anche se con soggetti diversi, una linea di forza del vivere bene nel mondo contemporaneo. Tocca a noi scegliere la terapia giusta, sperando sia la migliore per la felicità. D’altra parte possiamo sempre affidarci ai sogni, un po’ come fa Adalberto Abbate che ci presenta un bambino in preghiera su una fusoliera. Candore estremo, grazia dei dettagli e un austero silenzio che non fa perdere nemmeno per un attimo la concentrazione. L’altitudine a questo punto sembra non essere più un problema… La stessa solennità unita a un’insolita quiete è infine ciò su cui si sofferma Fabrizio Caboni che nel suo video descrive la notte come momento magico quasi privo di presenza umana. Un tempo diverso, preparatorio al giorno che lo succederà, a tratti disturbato da forti rumori e luci accecanti…
Così, ultimato a grandi linee il nostro viaggio, ricco di eventi tragici e buffi, crepe, odi e amori, fiabe rinate, fatte in pezzi o ridisegnate, ci troviamo di fronte a una realtà probabilmente molto simile a quella nella quale viviamo, in cui non mancano sottesi punti di riferimento, fertili collanti per un’inaspettata e inevitabile forza di aggregazione. Il difetto che all’entrata in mostra ci aveva stupiti, si trasforma, lasciandoci ancora una volta a bocca aperta, in un’imperdibile commistione e armoniosa identificazione di culture, menti, arti, entità. Qui l’opera d’arte ha un valore aggiunto in virtù del fatto che non è stata dettata da qualcuno. E come nel titolo stesso, la parola che significa letteralmente cerchio, ma il cui suono rimanda al mondo circense, anche in questo Circo d’immagini sono gli artisti finalmente a creare un senso unitario, involontario e attuale, come la realtà in trasformazione che con premura quasi tutti hanno cercato di raffigurare.
Cagliari – fino al 25 agosto 2009 “Circle” Lazzaretto di S. Elia Via Dei Navigatori 0703838085 , www.lazzarettodicagliari.it lazzaretto@camuweb.it orario: tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle 22. curatori: Alessandra Menesini autori: Adalberto Abbate, Acw, Daniele Alonge, Matteo Ambu, Franco Angeloni, Gabriele Arruzzo, Antonio Bardino, Giulia Barranu, Michele Bazzana, Luigi Bove, Fabrizio Caboni, Cabori, Valentina Cadelano, Dario Caria, Alessio Carruccio, Federico Carta, Paolo Carta, Eric Chevalier, Dario Costa, Vanni Cuoghi, Valentina Daga, Fabrizio Deidda, Elisa Desortes, Simone Dulcis, Daniela D’Andrea, Laura Felce, Claudia Gambadoro, Daniel Gambula, Damien Hirst, Silvia Idili, Alberto Marci, Alessio Massidda, Fabio Melosu, Takashi Murakami, Marcello Nocera, Daniel Novelli, Alberto Nurisso, Gabriele Pais, Pastorello, Andrea Pili, Enrico Piras, Gianni Pisanu, Yael Plat, Gianfranco Pulitano, Simone Racheli, Fausto Sammartino, Marina Scardacciu, Roberto Serra, Jonathan Solla, Carlo Spiga, Demelza Spiga, Daniela Spoto, Surpop, Tellas, Alterazioni Video, Coniglio Viola
Le immagini dell’articolo sono:
“L’architettonica a zolle, il mitile e i pianti sul latte macchiato”, Fabio Melosu “Attraversamento, senza inizio né fine”, Fausto Sanmartino “White”, Takashi Murakami “Super Frog”, Roberto Serra “Pak_03. I Debuttanti”, Paolo Carta “New religion_thirteen pills”, Damien Hirst “The last prayer”, Adalberto Abbate “Mostro Urbano”, Fabrizio Caboni
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